Ardore, festa privata al Castello Feudale: scoppia il giallo sulle autorizzazioni
Un dispiegamento di mezzi e personale che solleva interrogativi legittimi su chi abbia permesso un simile allestimento. L’architetto responsabile: «Non ne sapevo nulla»

ARDORE Tavoli imbanditi, meravigliose decorazioni e addirittura la presenza di camerieri. Una cornice da sogno per celebrare una promessa di matrimonio, se non fosse per il fitto alone di mistero che avvolge le autorizzazioni necessarie per trasformare il Castello Feudale di Ardore in una vera e propria sala ricevimenti.
Il prestigioso maniero, edificato nella prima metà del Seicento su commissione di Orazio Gambacorta, primo duca di Ardore, è oggi un bene pubblico. Il regolamento comunale – come emerge da un modulo da compilare e da inoltrare al settore Urbanistica – prevede la possibilità di utilizzare la struttura per la firma delle pubblicazioni o per la celebrazione di riti civili. Tuttavia, la norma parla chiaro: nel caso delle pubblicazioni, l’accesso è limitato esclusivamente alla formalizzazione dell’atto, senza la possibilità di usufruire delle sale per il servizio di catering.


Sabato 2 maggio, però, la regola sembra aver lasciato spazio a un’eccezione, così come documentato anche da diverse foto pubblicate sui social: all’interno delle sale storiche è stato allestito un vero e proprio convivio con circa venti tavoli pronti a ospitare gli invitati. Un dispiegamento di mezzi e personale che solleva interrogativi legittimi su chi abbia permesso un simile allestimento in deroga alle procedure standard.
Il rimpallo di responsabilità
Le reazioni istituzionali, per il momento, alimentano il cortocircuito comunicativo. L’architetto Macrì, responsabile del settore, ha negato categoricamente ai nostri microfoni di aver rilasciato l’autorizzazione, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti accaduti all’interno della struttura. Se da una parte l’assessore Marco Pulitanò ha officiato personalmente la cerimonia delle promesse, dall’altra il sindaco di Ardore, Giuseppe Campisi, ai nostri microfoni durante un breve colloquio telefonico – ha liquidato la vicenda parlando genericamente di «un malinteso».
La cittadinanza attende ora un chiarimento ufficiale ed esaustivo che faccia luce su una gestione del patrimonio pubblico che appare, al momento, decisamente poco chiara. Restiamo dunque in attesa.
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