Terremoto giudiziario a Crotone, Bisceglia e Luchetta alla prova del Riesame
Si tratta di due degli indagati sottoposti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura guidata da Domenico Guarascio

CROTONE Domani, martedì 5 maggio, sarà discussa dai giudici del Riesame la posizione di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, due degli indagati sottoposti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, denominata “Teorema“. I due (difesi dall’avvocato Sabrina Rondinelli) avevano risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari, Assunta Palombo, in merito alle accuse mosse nei loro confronti. Nell’inchiesta, la procura contesta – a vario titolo – i reati di corruzione, falso ideologico in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata ai danni dello Stato.
Tra le persone coinvolte nel blitz anche Fabio Manica, già vicepresidente della Provincia, che avrebbe – secondo l’accusa – messo a disposizione il suo ufficio «per incidere sugli affidamenti e servizi pubblici». Un presunto giro di affidamenti illeciti che ha portato al sequestro di cinque società con Manica ritenuto dagli inquirenti «capo, promotore ed organizzatore» del sodalizio. Per il politico, per il suo braccio destro Giacomo Combariati sono state confermate le misure cautelari così come è stato confermato il divieto di dimora nel territorio provinciale per Francesco Manica, avvocato fratello dell’ex vicepresidente della Provincia. I giudici, infatti, hanno rigettato la richiesta di revoca delle misure cautelari.
Le indagini
Le fiamme gialli crotonesi hanno scoperto un vasto giro di affidamenti illeciti di appalti con un drenaggio di denaro pubblico quantificato in 400.000 euro, confluito anche su conti correnti personali di un funzionario pubblico, oltreché nelle casse dei soggetti affidatari.
Il flusso di denaro pubblico indebitamente sottratto, come emerso dalle articolate indagini svolte, veniva impiegato da parte del funzionario pubblico per spese personali (acquisto di autoveicoli, premi assicurativi, viaggi e soggiorni, spese di rappresentanza, acquisti di beni e prelievi di contante). Le restanti somme rimanevano nella disponibilità dei professionisti affidatari, secondo accordi di ripartizione. Le movimentazioni venivano giustificate da fatturazioni per consulenze.
Le accuse a Manica
Secondo l’accusa, Manica e altri indagati, avrebbero affidato appalti sotto soglia legati all’edilizia scolastica a professionisti amici che poi versavano una parte del compenso ricevuto per i lavori, sul conto di una società formalmente intestata ad un’altra persone ma della quale, secondo gli inquirenti, Manica era socio occulto. Il denaro finiva poi su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata dal politico. Attraverso una triangolazione finanziaria, i fondi venivano trasferiti a una società di consulenza creata appositamente dal gruppo, giustificando i movimenti con fatture per operazioni inesistenti. (f.b.)
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