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La sentenza

Rapina da 170mila euro al centro commerciale di Maida, assolti i cinque imputati

Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto tutti «per non avere commesso il fatto». Il pm aveva chiesto condanne fino a 9 anni

Pubblicato il: 05/05/2026 – 15:27
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Rapina da 170mila euro al centro commerciale di Maida, assolti i cinque imputati

LAMEZIA TERME Si è concluso con cinque assoluzioni il processo di primo grado celebrato davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme, presieduto da Angelina Silvestri (a latere Brigida Candela e Martina Gallucci) nei confronti di C.V., F.P., R.I., S.D. e P.P., tutti accusati di avere organizzato ed eseguito una rapina ai danni dei responsabili di una nota attività commerciale all’uscita dal Centro commerciale di Maida. Il Tribunale ha assolto tutti gli imputati «per non avere commesso il fatto», disponendo il termine di 60 giorni per il deposito delle motivazioni.

La rapina

I fatti risalgono al gennaio 2015. Secondo l’accusa, nel parcheggio alle spalle del Centro commerciale, alcuni rapinatori avrebbero preso di mira i responsabili di un punto vendita di un noto brand nazionale, che avevano appena prelevato gli incassi accumulati nei giorni precedenti e si stavano preparando a fare rientro a Napoli. Le vittime sarebbero state costrette a salire sulla loro stessa autovettura insieme a due dei rapinatori, quindi condotte in una zona isolata nei pressi di Maida. Qui sarebbero state private di uno zaino contenente gli incassi del negozio, per un importo di circa 170mila euro, e poi abbandonate senza telefoni cellulari.

Le accuse

A seguito delle indagini, i carabinieri avevano ritenuto di individuare nei cinque imputati – tutti legati da rapporti di parentela – i presunti autori della rapina. Secondo la ricostruzione accusatoria, una degli imputati, all’epoca commessa del negozio, avrebbe avuto il compito di avvisare gli altri del momento in cui i responsabili dell’attività sarebbero passati a prelevare gli incassi. Gli altri quattro, invece, sarebbero stati indicati come gli esecutori materiali del colpo. A sostegno dell’accusa vi erano, in particolare, gli elementi ricavati dalle celle telefoniche agganciate dai cellulari degli imputati, ritenute compatibili con il luogo della rapina, e dai tabulati delle utenze, dai quali emergevano contatti telefonici prima e dopo i fatti.

Le richieste del pm e le difese

Alla precedente udienza, il pubblico ministero Vincenzo Quaranta aveva chiesto la condanna degli imputati: 7 anni di reclusione e 1.200 euro di multa per S.D. e P.P., e 9 anni di reclusione e 1.500 euro di multa per C.V., F.P. e R.I. Di diverso avviso le difese. L’avvocato Aldo Ferraro, difensore di C.V., F.P. e R.I., aveva eccepito innanzitutto l’inutilizzabilità dei tabulati telefonici, sostenendo che non fossero stati depositati agli atti del processo, con conseguente lesione del diritto di difesa. Insieme agli avvocati Franco Giampà e Antonio Larussa, difensori di S.D. e P.P., la difesa aveva inoltre contestato la genericità degli indizi raccolti. Secondo i legali, l’aggancio di una cella telefonica non dimostra l’esatta posizione di un cellulare, ma fornisce soltanto un dato di compatibilità. Un elemento ritenuto insufficiente, anche perché gli imputati abitavano nei pressi della zona in cui era avvenuta la rapina. Le difese hanno inoltre sostenuto che i rapporti di parentela e frequentazione tra gli imputati potessero giustificare i contatti telefonici precedenti e successivi al fatto, senza che da ciò potesse derivare automaticamente una prova di responsabilità. All’esito dell’udienza, in assenza di repliche, il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione per tutti gli imputati. (Gi.Cu.)

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