Isola Capo Rizzuto, 500 euro per false dichiarazioni di ospitalità: smantellato il sistema dei permessi facili
93 indagati tra italiani e stranieri. Nel mirino della Procura una rete di false ospitalità per accelerare le pratiche di asilo in cambio di denaro

CROTONE Cinquecento euro per un documento che avrebbe aiutato a ottenere il rilascio di permessi di soggiorno e richieste di protezione internazionale: false dichiarazioni di ospitalità presentate alla Questura di Crotone che consentivano di «incardinare la procedura». È un vero e proprio sistema quello scoperto dalla Procura di Crotone guidata da Domenico Guarascio, che vede coinvolte in totale 93 persone – tra cittadini extracomunitari e italiani – destinatarie di provvedimenti di avvisi di conclusione delle indagini preliminari con l’accusa di «favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio dello Stato e falsità ideologica mediante induzione in errore a Pubblico ufficiale». L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile e dall’Ufficio Immigrazione, è frutto di numerosi servizi di controllo disposti dal Questore di Crotone Renato Panvino, affiancata da un’articolata attività investigativa, durata diversi mesi, attraverso controlli, pedinamenti, appostamenti e perquisizioni in tutta la provincia.
Il sistema: dichiarazioni false e abitazioni fantasma
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero prodotto false dichiarazioni di ospitalità a soggetti extracomunitari con permesso di soggiorno per richiesta asilo scaduto, in cambio del pagamento di somme di denaro, in alcuni casi si parla addirittura di 500 euro per singolo caso. Individuati anche alcuni intermediari, tra cui soggetti di nazionalità straniera ma da molti anni regolarmente presenti in Italia, i quali, d’intesa con i cittadini di Isola Capo Rizzuto avevano costruito una rete solida anche con il coinvolgimento di numerosi proprietari di immobili.
I crotonesi indagati concedevano false dichiarazione di ospitalità presso le proprie abitazione di residenza a Isola Capo Rizzuto, il tutto consentiva agli stranieri di «poter incardinare la procedura di rilascio del permesso di soggiorno presso la Questura di Crotone, ufficio in grado di istruire la relativa pratica in tempi decisamente più rapidi rispetto a quelli di altri uffici presenti nel territorio nazionale».
La pratica consentiva inoltre di omettere i dati da fornire nella domanda di protezione internazionale, in quanto «l’allegazione della falsa dichiarazione di ospitalità in oggetto – rappresentando un elemento indicativo di un forte “radicamento” con il territorio di presentazione della domanda di permesso di soggiorno – favoriva la valutazione di attendibilità del richiedente il permesso di soggiorno, circostanza valorizzata dalla Commissione Territoriale».
Dai controlli effettuati dalla polizia è emersa l’incompatibilità tra le dichiarazioni fornite e l’effettiva residenza degli stranieri richiedenti. Parte degli extracomunitari abitavano addirittura in altre regioni e, in alcuni casi, anche all’estero. Scoperto inoltre che le abitazioni ispezionate non fossero idonee per ospitarli.
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