Platì al voto: una sola lista e il nodo del quorum, tra esclusioni e tensioni
Due delle tre liste iniziali sono state escluse dalla Commissione elettorale di Locri: quella dell’ex sindaco Rosario Sergi e quella dell’avvocato Francesco Pollifrone

REGGIO CALABRIA Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 a Platì non sono una tornata qualsiasi. In questo piccolo centro dell’Aspromonte, incastonato nell’entroterra della Locride, il voto assume un valore simbolico che va ben oltre i confini comunali. Platì è infatti conosciuta in Italia e all’estero per essere stata a lungo uno dei luoghi emblematici della presenza della ‘Ndrangheta, oltre che per le ripetute difficoltà amministrative e i commissariamenti che ne hanno segnato la storia recente.
Una competizione che non c’è
La campagna elettorale 2026 si è trasformata in un caso politico. Delle tre liste inizialmente presentate, due sono state escluse dalla Commissione elettorale circondariale di Locri per irregolarità e questioni legate all’ineleggibilità di alcuni candidati: quella dell’ex sindaco Rosario Sergi, per una presunta condizione di ineleggibilità; e quella dell’avvocato reggino Francesco Pollifrone, per irregolarità formali nella documentazione depositata al momento della presentazione delle candidature. Di fatto, alle urne si presenterà una sola lista, guidata dal sindaco facente funzioni Giovanni Sarica, sostenuto dalla lista “Platì – Insieme verso il futuro”.

Una situazione che svuota il confronto politico tradizionale e sposta tutto sul terreno della partecipazione. Una situazione politica del tutto particolare, maturata dopo settimane tese e già finite al centro del dibattito cittadino. Sarica aveva annunciato la propria candidatura con un messaggio carico di emozione e determinazione, parlando di «un nuovo capitolo politico e umano» per la comunità platiese. Un annuncio arrivato dopo un periodo particolarmente delicato segnato da seri problemi di salute che lo avevano costretto a un ricovero di quasi venti giorni all’ospedale Riuniti. Un’esperienza che lo stesso Sarica aveva definito «un banco di prova durissimo», affrontato tra difficoltà e momenti di fragilità, ma anche con il sostegno del personale sanitario. «Non voltarmi dall’altra parte» era stato il filo conduttore del suo messaggio politico, costruito sull’idea della continuità amministrativa e della presenza costante sul territorio.
Il vero avversario: l’astensione
Con un solo candidato, la vera sfida non è tra programmi o schieramenti, ma contro il rischio di astensionismo. La legge impone infatti il raggiungimento del quorum del 40% degli aventi diritto: senza questa soglia, il Comune tornerebbe sotto commissariamento. In altre parole, saranno i cittadini — più che i candidati — a decidere il destino amministrativo del paese. E proprio il tema della partecipazione assume un peso ancora più significativo in una comunità che nei mesi scorsi aveva fatto parlare di sé anche sul piano nazionale. Platì, infatti, è stato uno dei pochi comuni italiani in cui al referendum sulla giustizia ha prevalso nettamente il “Sì”, con l’89,63 per cento dei voti favorevoli contro il 10,37 per cento dei “No”, a fronte di un’affluenza del 46,53 per cento. Nel messaggio lanciato alla comunità, Sarica aveva anche ribadito il forte legame con il territorio. «Qui mi sento a casa», aveva dichiarato, evidenziando il rapporto costruito negli anni con i cittadini e il senso di appartenenza alla comunità. «Proverò a restituire la dignità che merita questo territorio. Io sono di Reggio Calabria, non sono del posto: sono stato portato lì e all’inizio ero anche io diffidente rispetto all’idea di andare in un comune come Platì. Poi, con il passare del tempo, ho capito che Platì è tutt’altro rispetto a quello che viene raccontato o narrato», ha affermato il candidato sindaco, rilanciando l’idea di un paese che vuole scrollarsi di dosso stereotipi e pregiudizi. Accanto a lui una squadra composta da giovani motivati e professionisti pronti a sostenere un progetto che punta su crescita, opportunità e dignità per Platì. Nessuna promessa irrealistica, ma l’impegno a mantenere una presenza quotidiana accanto ai cittadini. I 4.288 elettori adesso saranno chiamati a scegliere, se partecipare con il loro voto o meno.
Un territorio simbolo
Platì non è un comune qualunque. Negli anni è diventato un simbolo delle difficoltà dello Stato nel garantire piena legalità e sviluppo in alcune aree del Mezzogiorno. Le operazioni giudiziarie e l’attenzione mediatica internazionale hanno spesso associato il nome del paese alle dinamiche della criminalità organizzata. Ma accanto a questa immagine esiste anche una comunità che prova a cambiare narrazione, fatta di giovani, associazioni e cittadini che chiedono normalità amministrativa e opportunità.
Tra criticità e voglia di normalità
Le esclusioni delle liste e le tensioni pre-elettorali hanno riacceso i riflettori sulle fragilità del contesto locale: difficoltà nella costruzione di alternative politiche, timori, e una partecipazione democratica ancora faticosa. Allo stesso tempo, però, il voto rappresenta una possibilità concreta di stabilità dopo anni complicati. Le amministrative 2026 a Platì si configurano quindi come un test particolare: non tanto sulla forza dei partiti, ma sulla tenuta della democrazia locale. Se il quorum verrà raggiunto, il Comune potrà proseguire con un’amministrazione eletta. In caso contrario, si aprirebbe l’ennesima fase di gestione commissariale, con il rischio di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni.