Ambrogio si difende, Barile, Belcastro e Candelise attaccano: il faccia a faccia che infiamma il voto – VIDEO
Dai precari alla sanità, acceso confronto tra i candidati sindaco di San Giovanni in Fiore su L’altro Corriere Tv. I toni si alzano al nome di Mario Oliverio

LAMEZIA TERME A un passo dal voto, il dibattito politico a San Giovanni in Fiore si trasforma in un vero e proprio scontro. Tra rivendicazioni, attacchi e stoccate personali si è svolto ieri sera su L’altro Corriere Tv, canale 75, nella nuova puntata de L’altra Politica – Speciale Elezioni, il confronto tra i quattro candidati a sindaco di San Giovanni in Fiore: Pino Belcastro, Luigi Candelise, Antonio Barile e Marco Ambrogio. Una sfida senza esclusioni di colpi, moderata da Danilo Monteleone, sui temi caldi della campagna elettorale: il futuro della città, i tirocinanti, la sanità e le opere pubbliche, assumendo a più riprese i toni di un vero e proprio faccia a faccia politico in vista del voto del 24 e 25 maggio.
La continuità di Ambrogio e le critiche degli sfidanti
I cittadini, chiamati al voto dopo l’elezione di Rosaria Succurro a consigliere regionale, dovranno scegliere fra due ex sindaci, il progressista Pino Belcastro e il «battitore libero» Antonio Barile, il candidato “giovane” del centrosinistra Luigi Candelise e l’assessore comunale uscente Marco Ambrogio, che promette continuità con il progetto politico dell’amministrazione Succurro. «Abbiamo messo in campo progetti per 50 milioni di euro, 18 milioni solo nel 2026 e ne arriveranno altri dalla Regione. Nella nostra visione San Giovanni in Fiore deve essere baricentrica rispetto agli altri comuni limitrofi» ha affermato, lanciando subito un attacco agli avversari e, in particolare, a Barile: «Ormai è alla sesta consigliatura: vorrei sapere un’opera che ha fatto in questi anni». Una lunga carriera politica che, l’ex sindaco, invece rivendica: «Non me ne vergogno, nel 2020 ho quasi vinto contro Succurro quindi significa che qualcosa di buono l’ho fatto. Poi nei 5 anni successivi non è stata sindaca lei, ma Marco Ambrogio che in città si è comportato da padre padrone. Solo per questo dovrebbe avere la decenza di non presentarsi al cospetto dei sangiovannesi perché significa non avere rispetto delle istituzioni».
Belcastro: «Da Ambrogio solo favole». Candelise: «Alcune opere poco utili»
Per Belcastro le rivendicazioni di Ambrogio «sono soltanto favole. Noi abbiamo trovato il Comune con 15 milioni di debiti e l’abbiamo lasciato con una cassa di 48. Ambrogio ha inaugurato opere con i soldi che abbiamo lasciato noi». Bocciatura per i suoi sfidanti da Luigi Candelise, che elencando le criticità di San Giovanni in Fiore spiega che non è questione di quanti soldi transitano, ma della qualità delle opere: «Parlano di milioni di euro, di opere pubbliche, ma bisogna capire l’utilità di queste opere. A San Giovanni in Fiore non nascono figli e vengono costruiti asili nidi, è stata fatta una Cittadella dello Sport a cui la popolazione ha difficoltà ad accedere. Continuano a parlare di opere pubbliche, intanto il popolo continua a patire e i commercianti chiudono». «Per Barile – ha replicato Ambrogio – è sempre colpa di qualcun altro, Belcastro ha solo avuto la fortuna di trovare un governatore regionale del suo colore politico».
La questione dei precari
Scontro animato anche sulla questione dei precari. Belcastro rivendica l’operato dei sindacati che hanno portato avanti «una delle lotte più importanti di San Giovanni in Fiore». Candelise ha posto invece l’accento sugli stipendi: «Non possiamo parlare di lavoro senza vere e proprie tutele: con 700-800 euro al mese, oggi, non è un vero posto di lavoro, ma parliamo di lavoratori poveri. Garantire un buon stipendio significa garantire indipendenza, ma forse a qualcuno non piace perché poi chi è indipendente in cabina elettorale è libero di esprimere le proprie idee». La soluzione del problema dei precari, rivendica Barile, nasce invece con la Legge 15 portata da lui in Calabria, mentre i risultati citati da Ambrogio non sono altro che promesse da campagna elettorale: «Un candidato a sindaco di San Giovanni in Fiore ha il coraggio barbaro, che solo per questo andrebbe tolto dalla competizione, di dire che assumerà 250 persone, i 67 più i 180 che io definisco “invisibili”». Immediata la replica dell’assessore uscente: «Barile non è pazzo, è solo incompetente, non conosce le regole». Ambrogio ha quindi spiegato il percorso avviato insieme alla Regione e Calabria Verde, mentre quelli definiti “invisibili” «sono invece persone che tutte le mattine si alzano e lavorano per le strade. Quando io dico che li assumiamo non sono promesse elettorali: nei prossimi giorni assumeremo con un provvedimento 63 ex legge 15, poi grazie alla filiera istituzionale assumeremo gli altri».
Sulla sanità
Toni durissimi anche sul fronte della sanità. Gli sfidanti di Ambrogio contestano il declino vissuto in questo ambito da San Giovanni in Fiore: «Scopelliti salvò l’ospedale grazie alle mie pressioni» ricorda Barile. «Con Succurro e Ambrogio la sanità è peggiorata. Al 118 c’erano sei medici, ora solo due, non ci sono più anestesisti nella pianta organica. Se tu mi dici che hai riempito l’ospedale di medici, poi muoiono due persone perché non arriva il medico, ma non ti vergogni e ti dimetti?». Anche Candelise si scaglia contro l’amministrazione: «Con i cittadini serve onestà intellettuale e raccontare che la situazione è difficile. Sappiamo che un sindaco ha poco potere sulla sanità, ma deve battersi per i diritti dei propri cittadini». Commenti – per Ambrogio – caratterizzati da «poca competenza e poca serietà. Quando siamo arrivati abbiamo trovato il pronto soccorso chiuso, noi lo abbiamo riaperto. I dati poi non mentono: abbiamo 23 medici ospedalieri, 37 tra oss e infermieri, siamo stati il primo comune cosentino ad avere l’elisoccorso H24». «Tutte favole» ribadisce Belcastro, che ricorda come molti reparti siano stati aperti sotto la sua amministrazione: «Ma – aggiunge – dove sono questi medici di cui lui parla?». «Ti farò avere nomi e cognomi» risponde piccato Ambrogio.
Quale vocazione per San Giovanni in Fiore?
Divergenze profonde anche sulle prospettive di sviluppo della città. Candelise ha invitato a ripensare il modello turistico tenendo conto degli effetti del cambiamento climatico: «Si parla ancora di impianti sciistici, ma il rischio è di ritrovarci senza neve fra qualche anno». Da qui la proposta di puntare «sul patrimonio inestimabile dei boschi, sul turismo naturalistico, esperienziale e sostenibile, senza snaturare il territorio e riempire il paese di B&B». Ma il cambiamento climatico «innalzerà anche le quote di coltivazione, dovremo essere bravi a creare un indotto sfruttando queste materie prime». Garantire infrastrutture e servizi per alimentare il turismo è invece il concetto chiave per Belcastro, che rimprovera l’amministrazione di aver mancato fondi da reinvestire sul territorio. «La nostra visione è opposta a quella di Candelise» premette invece Ambrogio. «Noi abbiamo costruito un lungolago meraviglioso, il più bello d’Italia, perché crediamo che una città debba essere competitiva da un punto di vista turistico. Abbiamo la cultura, Gioacchino da Fiore, il turismo religioso ed esperienziale, quello lento e il cicloturismo che ha dei numeri strabilianti». Durissima la controreplica di Barile: «Quello che dice Ambrogio è da arresto, se uno va sul lungolago gli si spezza il cuore dopo aver speso 5 milioni di euro. In passato io ho portato imprenditori e personalità italiane con 2 mila euro, loro con 90 mila euro hanno portato Valeria Marini, hanno fatto una sagra del tartufo di Pizzo e hanno creato il paese del vino a San Giovanni in Fiore». Parole che Ambrogio ha definito «dette in malafede e che nascondono misoginia», rivendicando invece di aver portato in città rettori universitari e personalità di rilievo nazionale.
Il caso ciclovia e le accuse di Mario Oliverio
Lo scontro si accende definitivamente con il caso ciclovia: «Oltre un milione di euro spesi per delle biciclette disegnate sull’asfalto. Abbiamo chiesto l’accesso agli atti e ci è stato vietato, qui parliamo di distrazioni di fondi». Sulla questione anche Mario Oliverio si era espresso duramente, chiedendo che la Procura di Cosenza accendesse i fari sulla situazione di San Giovanni in Fiore: «Oliverio si riscopre manettaro, dopo che ha detto di essere stato estromesso dalla politica per giochi di palazzo della magistratura. Attacca un giorno sì e l’altro pure, ma sono quelli che io chiamo strepiti finali perché a San Giovanni in Fiore Oliverio ha finito» è il commento di Ambrogio. Belcastro ha preso le distanze dall’accusa di giustizialismo: «Non siamo manettari, vogliamo solo capire se le denunce fatte sono vere». Anche Candelise ha invocato più trasparenza, confidando in una giustizia che farà il suo corso. Infine, l’assessore comunale uscente lancia la provocazione agli sfidanti: «Belcastro era il candidato di Oliverio, poi con lui ha chiuso e da quanto si dice ha l’accordo con Barile lasciando in mezzo al guado Pino. Infatti, alcuni suoi fedelissimi sono tra le fila di Barile, questo la dice lunga». Se Barile ricorda di «averlo combattuto per 20 anni», Belcastro rispedisce al mittente le accuse: «Vedremo chi avrà più voto disgiunto». (redazione@corrierecal.it)
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