Morti sul lavoro in Calabria, Cisl e Uil: «Una ecatombe, serve una svolta radicale»
Dopo gli incidenti mortali ad Anoia, Francavilla Angitola e Paola, i sindacati chiedono più controlli, prevenzione e la riapertura del tavolo regionale sulla sicurezza

CATANZARO Tre morti sul lavoro in Calabria in appena due giorni, tra Anoia, Francavilla Angitola e Paola. Una sequenza drammatica che provoca la reazione dei sindacati, con Cisl e Uil Calabria che chiedono interventi immediati sul fronte della prevenzione, dei controlli e della sicurezza nei luoghi di lavoro. «Tre vittime sul lavoro in Calabria in due giorni. Una ecatombe. Una scia di sangue che va fermata. Occorre una svolta radicale». Così, in una nota, la Cisl calabrese. «In appena due giorni tre vite spezzate in altrettanti incidenti mortali sui luoghi di lavoro avvenuti ad Anoia, Francavilla Angitola e poche ore fa a Paola. Settori diversi, contesti diversi, ma una stessa causa: la carenza di tutele reali sulla salute e sicurezza».
La Cisl calabrese «esprime il suo cordoglio alle famiglie, chiedendo che possa essere fatta piena luce sull’accaduto e accertate le responsabilità. Di fronte a queste tragedie – dichiara il segretario generale, Giuseppe Lavia – è evidente come le crepe dell’attuale sistema di prevenzione e di controlli siano enormi. Dinnanzi a questa autentica vergogna nazionale, serve una svolta radicale, che passa dal potenziamento immediato del numero di ispettori, da un più forte coordinamento degli enti preposti, da un rafforzamento della prevenzione e da un innalzamento della qualità della formazione. Adesso è il momento del dolore, ma è anche il tempo di intervenire concretamente a tutti i livelli. Il tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere la priorità ad ogni livello istituzionale», conclude il rappresentante sindacale.
«Non si può parlare di lavoro dignitoso in una regione dove si continua a morire»
Sulla stessa linea anche la Uil Calabria. «Tre morti sul lavoro in poche ore in Calabria, dopo l’operaio 46enne caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di un operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all’allestimento di un lido a Paola: un triste bilancio che è umanamente e socialmente insostenibile», sottolinea Mariaelena Senese, segretaria generale della Uil Calabria. «Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio. E non basta un grido d’allarme. Serve un processo legislativo serio, responsabile e partecipato. Non vogliamo scorciatoie». Le tre morti «sono giunte a poco più di una settimana dalla manifestazione nazionale dei sindacati per la Festa dei Lavoratori. In Calabria, i sindacati avevano scelto di trovarsi nell’area del Porto di Gioia Tauro. Il tema scelto per celebrare il Primo maggio è stato il “Lavoro dignitoso”, un titolo che stride con la dura cronaca di questi giorni: non possiamo parlare di lavoro dignitoso – prosegue Senese – in una regione dove si continua a morire. Abbiamo un problema drammatico e persistente. Si tratta, spesso, di precarietà, di assenza di controlli, di formazione inadeguata, di filiere degli appalti che diventano catene di responsabilità spezzate, dove a rimetterci è sempre l’anello più debole: il lavoratore». «Chiediamo al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e all’assessore Giovanni Calabrese – continua la segretaria della Uil – di riaprire quel tavolo tecnico regionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un tavolo che non sia di rappresentanza ma un calendario di lavori, con obiettivi misurabili e risorse reali. Il Sud non sia territorio di diritti ridotti, ma laboratorio di legalità e sicurezza. La Calabria sta investendo miliardi. Non può farlo senza rafforzare le tutele della vita di chi quei cantieri li realizza. Chi governa e chi gestisce la cosa pubblica deve scegliere da che parte stare», conclude Senese.