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L’INTERVISTA DEL CORRIERE DELLA CALABRIA

Noto: «Il Catanzaro è un modello di sostenibilità. Ai playoff senza porci limiti»

Il presidente: «Squadra più matura». La ricetta: «Pazienza, giovani italiani e continuità». Sul Sogno Serie A: «Passo dopo passo, senza perdere equilibrio». E parla anche di Cosenza, Crotone e Reggina

Pubblicato il: 10/05/2026 – 10:31
di Francesco Veltri
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Noto: «Il Catanzaro è un modello di sostenibilità. Ai playoff senza porci limiti»

Tre partecipazioni consecutive ai playoff di Serie B e una crescita costruita mantenendo una chiara linea societaria e progettuale. Il Catanzaro arriva alla sfida contro l’Avellino del 12 maggio dopo un’altra stagione positiva, confermandosi tra le squadre più continue del campionato.
In un contesto in cui molte società faticano a mantenere equilibrio economico e risultati sportivi, il club guidato da Floriano Noto ha scelto negli anni una linea basata sulla sostenibilità, sulla valorizzazione dei giovani e sulla continuità tecnica. Un percorso che oggi apre nuove prospettive, tra l’obiettivo di consolidarsi stabilmente in Serie B e la possibilità di alimentare, senza proclami, il sogno Serie A.
Al Corriere della Calabria, il presidente giallorosso parla delle ambizioni del club, del lavoro portato avanti negli ultimi anni e delle difficoltà che attraversa oggi il calcio calabrese.

Presidente, per il terzo anno consecutivo il Catanzaro prenderà parte ai playoff. Dopo due semifinali raggiunte, con quali prospettive affrontate questa nuova esperienza? E cosa ha di diverso, a suo avviso, questo Catanzaro rispetto alle precedenti stagioni?

«Per noi è motivo di grande soddisfazione aver raggiunto ancora una volta questo traguardo. Affronteremo i playoff con la consapevolezza di esserci arrivati meritatamente, dopo un percorso importante e dopo aver espresso un ottimo calcio contro qualsiasi avversario. Non abbiamo pressioni particolari e credo che proprio questa serenità possa permetterci di giocarci le nostre chance fino in fondo. Rispetto alle precedenti stagioni, vedo una squadra ancora più matura e compatta, capace di recepire al meglio le indicazioni del mister. Chiunque venga chiamato in causa dà sempre il massimo, sia sotto l’aspetto tattico sia dal punto di vista dell’impegno e dello spirito di sacrificio. Questo senso di appartenenza e questa disponibilità collettiva rappresentano, a mio avviso, uno dei nostri punti di forza principali».

La partita di Palermo, pur con la sconfitta, ha dato ulteriore consapevolezza alla squadra di potersela giocare alla pari con le big del campionato. In quell’occasione mancavano Iemmello, Brighenti e Liberali e si è messo in evidenza Pittarello, che a Catanzaro sembra aver trovato la sua dimensione ideale.

«Non soltanto a Palermo, ma anche a Castellammare di Stabia e in tante altre occasioni in cui sono mancati calciatori importanti, la squadra ha sempre dimostrato di saper reagire nel modo giusto. Chi è sceso in campo non ha fatto rimpiangere le assenze e questo significa che il gruppo è solido e che tutti si sentono coinvolti nel progetto. Contro il Palermo abbiamo perso per episodi, ma anche in quella gara il nostro modo di giocare è stato apprezzato. La squadra ha dimostrato personalità e qualità, e questo ci dà ulteriore convinzione sul fatto che possiamo confrontarci con chiunque senza timori. Per quanto riguarda Pittarello, sono particolarmente felice dei risultati che sta ottenendo, anche perché è un calciatore che seguivo con attenzione già dai tempi della Virtus Verona e sul quale ho sempre creduto molto. Ha dimostrato, fin dal primo giorno, grande impegno, umiltà e voglia di migliorarsi. Oggi sta raccogliendo i frutti del lavoro svolto, trovando continuità e fiducia anche grazie a mister Aquilani, che ha puntato fortemente sulle sue qualità e gli ha dato la possibilità di esprimersi al meglio».

In un calcio italiano spesso in difficoltà, il Catanzaro sembra rappresentare un’isola felice, quasi un’eccezione al contesto generale.

«Fare calcio oggi non è semplice e, probabilmente, al Sud lo è ancora meno. Credo però che il nostro modello venga guardato con interesse perché abbiamo compreso che la parola chiave deve essere “sostenibilità”, e cerchiamo di tradurla ogni giorno in scelte concrete. In questi anni tutte le persone che hanno avuto ruoli dirigenziali all’interno della società hanno dato un contributo importante, soprattutto nella valorizzazione dei giovani. Io continuo a pensare che siano proprio i ragazzi il patrimonio più importante del calcio italiano, ma troppo spesso manca il coraggio di dare loro spazio e continuità. Noi, invece, abbiamo scelto di investire su questo percorso. Il mio sogno, in particolare, è quello di contribuire alla crescita e alla valorizzazione dei giovani del Sud, ragazzi che spesso possiedono grandi qualità ma che, rispetto ad altre realtà, hanno meno opportunità per emergere. Credo che offrire loro strutture, competenze e occasioni concrete possa rappresentare non solo una risorsa per il calcio, ma anche un importante messaggio sociale per tutto il territorio».

In tre stagioni di Serie B avete centrato i playoff tre volte con tre allenatori diversi. Qual è il segreto del progetto di Floriano Noto e della sua gestione societaria?

«Non credo esista un vero segreto. Abbiamo avuto la fortuna e la capacità di costruire un gruppo di calciatori fortemente legati alla maglia e al progetto del Catanzaro. Intorno a loro abbiamo inserito tanti giovani e abbiamo scelto allenatori capaci di valorizzarli al meglio. Forse il nostro merito più grande è stato quello di avere pazienza, senza farci condizionare dall’ansia del risultato immediato. Nel calcio moderno spesso si cambia troppo velocemente; noi, invece, abbiamo cercato continuità e stabilità, e credo che questa scelta ci abbia dato ragione, soprattutto nelle ultime due stagioni».

Con uno stadio destinato a nuovi interventi di ristrutturazione, un centro sportivo in fase di sviluppo e una crescita costante del club, il Catanzaro può considerarsi pronto per il salto in Serie A?

«Stadio e centro sportivo sono elementi fondamentali per una programmazione seria e duratura. Avere infrastrutture adeguate significa costruire basi solide per il futuro del club. Detto questo, sappiamo bene che la Serie A richiede investimenti molto importanti e oggi esistono realtà sostenute da grandi gruppi o fondi internazionali con disponibilità economiche enormi. Noi continuiamo a lavorare passo dopo passo, senza porci limiti ma mantenendo equilibrio e sostenibilità. L’obiettivo deve essere sempre quello di migliorarsi e consolidarsi anno dopo anno».

Il Catanzaro è tra le squadre con la rosa più italiana sia in Serie A sia in Serie B, con ampio spazio concesso ai giovani. In un Paese che fatica a produrre talenti, questa sembra una scelta precisa e strutturata.

«Ho sempre pensato che guardare all’estero abbia senso soltanto quando si individuano giocatori davvero in grado di fare la differenza. A volte, invece, si ricorre troppo facilmente al mercato straniero quasi per moda, dimenticando quanti ragazzi interessanti emergano nei nostri settori giovanili. La nostra è una scelta precisa e strutturata: vogliamo dare spazio ai giovani italiani e creare un contesto in cui possano crescere senza eccessive pressioni. Quando avremo a pieno regime il centro sportivo, questo lavoro potrà essere sviluppato ancora meglio, permettendoci di investire ulteriormente nella formazione e nella valorizzazione dei talenti».

Lei si è sempre circondato di professionisti di alto livello, concedendo loro fiducia anche nei momenti più complessi, come accaduto ad Aquilani a inizio stagione. Si considera, anche per questo, un presidente atipico?

«Come dicevo prima, la nostra filosofia è quella di non lasciarci condizionare dall’emotività del momento o dalla fretta del “tutto e subito”. Nel calcio, spesso, bastano poche partite negative per mettere tutto in discussione, ma noi abbiamo scelto una strada diversa. Non so se questo faccia di me un presidente atipico, però credo molto nella fiducia verso le persone con cui collaboriamo. Cerchiamo di creare un ambiente sereno e positivo, sia nelle nostre aziende sia nel calcio, perché penso che i risultati migliori arrivino quando si lavora con equilibrio e con la giusta tranquillità».

Chi arriva a Catanzaro – che sia calciatore, dirigente o allenatore – spesso si trova bene, mentre chi lascia la piazza per cercare altro, in alcuni casi, non riesce a ripetersi allo stesso livello. È il caso, ad esempio, di Vivarini e Caserta, che probabilmente oggi potrebbero rimpiangere alcune scelte.

«Il calcio non è una scienza esatta e ogni scelta professionale è legata anche alle ambizioni personali. È normale che un allenatore o un calciatore possa essere attratto da piazze considerate, almeno sulla carta, più prestigiose o con obiettivi differenti. Vivarini e Caserta hanno fatto molto bene a Catanzaro e proprio grazie al lavoro svolto qui hanno avuto altre opportunità importanti. Non so se qualcuno possa avere rimpianti, questo bisognerebbe chiederlo direttamente a loro. Sicuramente noi siamo orgogliosi del percorso fatto insieme e del fatto che il Catanzaro abbia continuato a ottenere risultati importanti anche dopo i cambiamenti. Questo significa che le scelte societarie sono state solide e coerenti».

Una domanda sul suo collega Eugenio Guarascio. A Cosenza la frattura con la tifoseria è ormai insanabile, tanto che anche l’amministrazione comunale sta valutando interventi sulla concessione dello stadio. Come giudica questa situazione e, se fosse al suo posto, come la affronterebbe?

«Preferisco non entrare nel merito di situazioni che conosco soltanto attraverso ciò che leggo sui giornali. Posso dire però che conosco personalmente Guarascio e so bene quanto impegno, sacrifici e risorse economiche servano per mantenere una società tra Serie B e Serie C. A Cosenza sembra essersi creato un clima molto difficile e probabilmente si è arrivati a una frattura profonda. Bisognerebbe però chiedersi anche quali possano essere le alternative concrete. A volte, nel calcio, ricostruire un rapporto può essere complicato, ma resta sempre la strada migliore da tentare nell’interesse della società e della piazza».

A livello regionale, il calcio calabrese attraversa un momento complesso: il Crotone è stato deferito dalla Figc per inadempienze economiche dopo l’amministrazione giudiziaria, mentre la Reggina, per il terzo anno consecutivo, ha mancato la promozione in Serie C e vive una fase di forte contestazione societaria. Al di là dell’eccezione rappresentata dal Catanzaro, come legge questo quadro generale del calcio calabrese?

«È una situazione che dispiace, perché la Calabria ha una tradizione calcistica importante e piazze che negli anni hanno rappresentato modelli virtuosi. Penso al Crotone e alla stessa Reggina, che hanno scritto pagine significative del calcio meridionale. Purtroppo oggi fare calcio è sempre più complicato, soprattutto in contesti come il nostro, dove oltre alle risorse economiche servono grande dedizione e una forte capacità organizzativa. Il mio auspicio è che si possa creare una maggiore collaborazione tra tutte le realtà professionistiche calabresi. La rivalità sportiva appartiene al tifo ed è giusto che esista, ma un’altra cosa è lavorare insieme per la crescita dell’intero movimento calcistico regionale. Avere più società solide e competitive nei campionati professionistici farebbe bene non solo ai singoli club, ma all’immagine e allo sviluppo di tutto il calcio calabrese». (f.veltri@corrierecal.it)

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