Consiglio regionale a ranghi ridotti, Occhiuto assente e salta l’informativa sul dissesto idrogeologico
L’aula discute di commercio al dettaglio e bilancio di previsione dell’Aterp

REGGIO CALABRIA Sono le tredici quando i consiglieri regionali calabresi entrano in aula a Palazzo Campanella. Due ore di ritardo sull’orario previsto. Si siedono, si salutano, qualche stretta di mano, qualche sussurro. L’ordine del giorno parla di demanio marittimo, bilanci dell’edilizia popolare e programmazione commerciale. Ma mancano quattordici giorni al voto per le amministrative – Reggio Calabria, Crotone e oltre settanta comuni calabresi al voto – e più di un consigliere ha la testa altrove. Gli smartphone sul banco lo confermano.
Il presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto non c’è. I banchi della minoranza sono semivuoti. E quella che doveva essere la giornata dell’informativa sul dissesto idrogeologico in Calabria – argomento atteso, già circolato in una prima bozza dell’ordine del giorno – è sparita dalla versione definitiva. Un errore, spiegano da Palazzo Campanella. Il presidente aveva altri impegni.
I lavori partono. La consigliera Luciana De Francesco (Fratelli d’Italia) legge il verbale della seduta precedente. Poi prende la parola il consigliere Giacomo Pietro Crinò, lista Occhiuto Presidente, che chiede l’inserimento urgente al primo punto dell’ordine del giorno della Proposta di Provvedimento Amministrativo n. 63. Il presidente mette ai voti: il Consiglio approva. Tocca sempre alla consigliera De Francesco relazionare sul contenuto – il riaccertamento ordinario dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2025 e le conseguenti variazioni al bilancio di previsione 2026-2028 del Consiglio regionale. Il collegio dei revisori dei conti ha espresso parere favorevole. Il consiglio approva.

Poi l’Aula discute la programmazione delle grandi strutture di vendita. La proposta a firma Iiriti-De Francesco aggiorna gli indirizzi regionali sul commercio al dettaglio fermi a una deliberazione del 2000: ventisei anni fa. Il cuore della modifica è l’eliminazione dei limiti dimensionali quantitativi per i nuovi insediamenti commerciali, sostituiti da una valutazione di impatto territoriale. La ratio è adeguare la normativa regionale alle direttive europee sulla liberalizzazione dei servizi e alle sentenze della Corte costituzionale, che negli anni hanno progressivamente svuotato di legittimità i vincoli puramente numerici all’apertura di esercizi commerciali.
Ma dall’opposizione arriva una critica che va oltre il merito tecnico. Intervenendo in aula, Filomena Greco, consigliere di minoranza di Casa Riformista Italia Viva, ha preso atto della necessità di aggiornare un quadro normativo ormai superato, annunciando però l’astensione. Il punto politico, ha spiegato, è un altro: questa maggioranza governa da circa cinque anni, gli uffici regionali hanno già predisposto un lavoro avanzato per una riforma organica del commercio, eppure si sceglie di portare in aula una modifica puntuale che toglie i limiti senza costruire una visione complessiva. Nel frattempo, ha ricordato, si parla spesso di contrasto allo spopolamento, ma si facilitano le grandi strutture senza pensare alle piccole botteghe che tengono in vita i centri minori.
Il provvedimento viene messo ai voti e il Consiglio approva. Si va avanti e all’ordine del giorno c’è ancora da discutere il bilancio di previsione triennale 2026-2028 dell’Aterp, l’azienda regionale per l’edilizia residenziale pubblica, e due proposte di legge su materie tecniche a firma del consigliere Cirillo. (redazione@corrierecal.it)
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