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Terremoto giudiziario a Crotone, Luchetta e Bisceglia restano ai domiciliari

Lo ha deciso il tribunale del Riesame. Si tratta di due degli indagati bella recente inchiesta della procura di Crotone

Pubblicato il: 11/05/2026 – 15:05
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Terremoto giudiziario a Crotone, Luchetta e Bisceglia restano ai domiciliari

CROTONE Il tribunale del Riesame ha confermato le misure cautelari disposte nei confronti di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, due degli indagati sottoposti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, denominata “Teorema“. I due (difesi dall’avvocato Sabrina Rondinelli) avevano risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari, Assunta Palombo, in merito alle accuse mosse nei loro confronti. Nell’inchiesta, la procura contesta – a vario titolo – i reati di corruzione, falso ideologico in atto pubblico, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata ai danni dello Stato. Tra le persone coinvolte nel blitz anche Fabio Manica, già vicepresidente della Provincia, che avrebbe – secondo l’accusa – messo a disposizione il suo ufficio «per incidere sugli affidamenti e servizi pubblici». Un presunto giro di affidamenti illeciti che ha portato al sequestro di cinque società con Manica ritenuto dagli inquirenti «capo, promotore ed organizzatore» del sodalizio. Per il politico, per il suo braccio destro Giacomo Combariati sono state confermate le misure cautelari così come è stato confermato il divieto di dimora nel territorio provinciale per Francesco Manica, avvocato fratello dell’ex vicepresidente della Provincia. I giudici, infatti, hanno rigettato la richiesta di revoca delle misure cautelari.

Le indagini

Le fiamme gialle crotonesi hanno scoperto un vasto giro di affidamenti illeciti di appalti con un drenaggio di denaro pubblico quantificato in 400.000 euro, confluito anche su conti correnti personali di un funzionario pubblico, oltreché nelle casse dei soggetti affidatari. Il flusso di denaro pubblico indebitamente sottratto, come emerso dalle articolate indagini svolte, veniva impiegato da parte del funzionario pubblico per spese personali (acquisto di autoveicoli, premi assicurativi, viaggi e soggiorni, spese di rappresentanza, acquisti di beni e prelievi di contante). Le restanti somme rimanevano nella disponibilità dei professionisti affidatari, secondo accordi di ripartizione. Le movimentazioni venivano giustificate da fatturazioni per consulenze. (f.b.)

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