Uccise il figlio a Lamezia, Di Cello condannato a 12 anni. Riconosciuta la seminfermità
La Corte d’Assise di Catanzaro ha accolto le richieste di pm e difesa. Il delitto era avvenuto il 2 maggio dello scorso anno

LAMEZIA TERME La Corte d’Assise di Catanzaro, riconosciuta la seminfermità e le circostanze generiche – ritenute prevalenti sull’aggravante del vincolo familiare – ha condannato Francesco Di Cello alla pena di 12 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Bruno, avvenuto a Lamezia Terme il 2 maggio dello scorso anno. La Corte ha condiviso le richieste del pubblico ministero e dei difensori di Di Cello, gli avvocati Giuseppe Spinelli e Renzo Andricciola, che hanno concordemente rimarcato la mancanza di una piena volontà omicidiaria da parte dell’imputato. Secondo la ricostruzione difensiva, l’uomo sarebbe stato condizionato da una coercizione psichica interna, provocata dal suo stato di salute e aggravata dai gravi comportamenti vessatori del figlio nei confronti dei familiari. Nel corso del processo è stata inoltre valorizzata l’onestà dimostrata dall’imputato, elemento rimarcato anche dal perito medico-legale, il professor Ferracuti. (Gi.Cu.)
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