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l’intervento

«La Calabria del diabete non è solo quella che parte, è soprattutto quella che resta, cura e resiste»

Il primario dell’Asp di Crotone Salvatore Pacenza: «Il rischio è che la mobilità sanitaria trascuri l’immenso lavoro svolto quotidianamente dai diabetologi calabresi»

Pubblicato il: 15/05/2026 – 10:50
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«La Calabria del diabete non è solo quella che parte, è soprattutto quella che resta, cura e resiste»

«È indubbio che il tema della mobilità sanitaria e delle complicanze gravi richieda un’attenzione immediata da parte delle istituzioni. Tuttavia, c’è un rischio concreto in questo tipo di narrazione: quello di eclissare l’immenso lavoro svolto quotidianamente dai diabetologi calabresi e dai loro pazienti». Lo afferma Salvatore Pacenza, primario di diabetologia all’Asp di Crotone. «Mentre i riflettori si accendono sui casi che varcano i confini regionali, troppo poco si dice dei medici, degli infermieri e degli specialisti che, nelle strutture della nostra regione, operano ogni giorno in condizioni di cronica carenza di personale e risorse. I diabetologi calabresi svolgono un lavoro di trincea, facendosi carico di carichi di lavoro estenuanti per garantire continuità assistenziale e prevenzione, riuscendo a evitare migliaia di amputazioni che, proprio grazie al loro intervento, non diventano “notizia”».

«Ad Occhiuto chiediamo impegni concreti»

«Liquidare la situazione calabrese come un deserto assistenziale significa mancare di rispetto a chi, con competenza e dedizione, applica i protocolli internazionali nonostante i limiti strutturali. Lo sforzo per la salvaguardia dell’arto e per la gestione del metabolismo basale non è meno eroico se avviene in un ambulatorio di Cosenza, Catanzaro o Reggio Calabria invece che a Pisa o Livorno». Per questo «al Presidente Occhiuto chiediamo impegni concreti, ma partendo da una base di verità: Valorizzare le eccellenze locali: Esistono professionisti in Calabria che non hanno nulla da invidiare ai colleghi del Nord e che meriterebbero tecnologie e organici adeguati per operare al meglio. Supportare la prevenzione sul territorio: Il lavoro di cura svolto quotidianamente dai pazienti e dai loro medici curanti è l’unico vero argine all’epidemia di diabete.
Non possiamo permettere – conclude – che il racconto della “malasanità” o della migrazione sanitaria finisca per demotivare una classe medica che, nonostante tutto, resta al fianco del cittadino, né che si ignori il valore di chi combatte la malattia restando nella propria terra. La Calabria del diabete non è solo quella che parte, è soprattutto quella che resta, cura e resiste».

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