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Corruzione al Comune di Reggio, Borrelli: «Intercettazioni dolorose, emersa una cultura del pagamento»

Il procuratore ha illustrato l’inchiesta: appalti, tangenti e funzionari. «Nessun politico coinvolto, ma il sistema era consolidato»

Pubblicato il: 19/05/2026 – 14:32
di Paola Suraci
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Corruzione al Comune di Reggio, Borrelli: «Intercettazioni dolorose, emersa una cultura del pagamento»

REGGIO CALABRIA Soldi contati davanti alla telecamera, funzionari compiacenti, imprenditori abituati a pagare. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha fatto scattare quattro misure cautelari per corruzione ai danni del Comune (LEGGI I NOMI), disegnando un quadro che gli stessi investigatori definiscono senza mezzi termini un «sistema».
Al centro di tutto c’è Arturo Arcano, dipendente del settore Grandi Opere e Lavori Pubblici, finito direttamente in carcere. Per l’imprenditore Demetrio Cama, per il dipendente comunale Giancarlo Cutrupi e per l’imprenditore Antonio Scopelliti sono invece scattati gli arresti domiciliari. Disposto anche il sequestro delle quote delle due società coinvolte, Ecolog e AS Costruzioni Srl.

Un’indagine che nasce da un’altra indagine

Ad illustrare i risultati dell’operazione, nel corso della conferenza stampa in questura, alla presenza del dirigente della Squadra Mobile Costa e dei magistrati Walter Ignazzitto e Fabio Regolo, è stato il procuratore capo Giuseppe Borrelli, che ha subito inquadrato l’inchiesta in un contesto più ampio: questa attività investigativa non è nata dal nulla, ma si è innestata su un’indagine già in corso. «Questa attività si inserisce in una più ampia attività investigativa su ulteriori fenomeni criminali che sono in fase di intercettazione», ha avvertito Borrelli. Alle indagini hanno collaborato anche gli specialisti del servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine inviati da Roma che hanno contribuito al puntuale e approfondito svolgimento delle indagini.

Nessun politico coinvolto, ma il sistema funzionava

Il procuratore ha chiarito subito un punto ritenuto fondamentale: nessun esponente politico dell’amministrazione comunale risulta coinvolto. «Quando parliamo del Comune di Reggio Calabria ci riferiamo esclusivamente alla struttura tecnica. Le indagini non hanno evidenziato il coinvolgimento di alcuna figura politica dell’amministrazione», ha detto. Ma quello che hanno trovato dentro quella struttura è tutt’altro che rassicurante: un meccanismo consolidato, in cui chi voleva incassare doveva pagare, e chi doveva controllare guardava dall’altra parte.

Cinque appalti, nessun controllo, soldi in tasca

Il primo filone dell’inchiesta ruota attorno alla Ecolog, società dell’imprenditore Demetrio Cama. Tra l’autunno del 2022 e il settembre del 2025, la società avrebbe ottenuto cinque affidamenti diretti – rifiuti, lido comunale, cimiteri, discarica di Longhi-Bovetto – senza che nessuno si preoccupasse di verificare se i lavori venissero davvero eseguiti. «Dalle attività investigative sono emerse anomalie e soprattutto l’assenza di controlli sui lavori», ha spiegato Borrelli. Arcano, in cambio, avrebbe oliato gli ingranaggi burocratici, accelerando i pagamenti e persino schivando i blocchi dell’Agenzia delle Entrate, che aveva già nel mirino la società per debiti fiscali. «Le somme corrisposte ad Arcano sarebbero state destinate anche a esigenze economiche del figlio, impegnato in un’attività imprenditoriale in difficoltà», ha aggiunto il procuratore.
Il secondo episodio è ancora più diretto: una videoregistrazione avrebbe immortalato la consegna di mille euro nelle mani di Giancarlo Cutrupi, altro dipendente del Comune, come compenso per aver accelerato una pratica amministrativa.

Il cinema Orchidea: due milioni e mazzette in banconote da 50

Il terzo filone è forse il più clamoroso. I lavori di riqualificazione dell’ex cinema Orchidea — oltre due milioni di euro di appalto, destinazione museo comunale — avrebbero alimentato un giro di tangenti documentato fotogramma per fotogramma. Le telecamere hanno ripreso Arcano mentre, il 22 maggio 2025, contava banconote da cinquanta euro di fronte all’obiettivo: circa duemila euro consegnati dalla AS Costruzioni Srl dei fratelli Scopelliti. In cambio, secondo l’accusa, Arcano avrebbe passato informazioni riservate, sollecitato pagamenti e suggerito varianti al progetto.

Agganci o mazzette: la logica del sistema

A rendere il quadro ancora più pesante è un’intercettazione che lo stesso Borrelli ha definito «dolorosa»: un imprenditore, non coinvolto nell’inchiesta, è arrivato nell’ufficio portando i soldi e affermando: «Cinquant’anni che lavoro, so come vanno le cose». Un’ammissione che racconta non un episodio isolato ma una cultura sedimentata nel tempo.
Ancora un colloquio captato dagli inquirenti tra due funzionari comunali estranei all’ordinanza descrive senza filtri la logica degli incarichi professionali nell’ufficio: o si divide il compenso con chi gestisce le pratiche, oppure ci vogliono gli «agganci». Di che tipo? «Possono essere di qualunque tipo», ha risposto il magistrato.

«Venite a denunciare»

Il magistrato coordinatore dell’indagine ha chiuso con un appello diretto alle imprese: «Gli imprenditori che dovessero incontrare ostacoli o forme ostruzionistiche all’interno della pubblica amministrazione potrebbero trarre molto più vantaggio venendo a denunciare. La Procura è assolutamente aperta a ogni tipo di denuncia». E ha aggiunto: «Fatti di questo tipo, che il Gip declina in termini di un sistema corruttivo ben più ampio e articolato, vanno repressi nel modo più incisivo. Mi sento di dover ringraziare il nucleo investigativo della Polizia Municipale che ha dato un prezioso contributo». (redazione@corrierecal.it)

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