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«Il Catanzaro calcio può diventare un modello di sport professionistico in Italia»

La riflessione di Vincenzo Caserta

Pubblicato il: 21/05/2026 – 18:31
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«Il Catanzaro calcio può diventare un modello di sport professionistico in Italia»

CATANZARO «Da qualche anno a questa parte, per la precisione da tre, il Catanzaro calcio è riuscito a rimettere in campo vecchie passioni calcistiche a chi come me e tanti altri hanno vissuto gli anni gloriosi della serie A qualche tempo fa, circa quaranta anni addietro. E’ impossibile trattenersi dal pensiero comune che il calcio a Catanzaro, abbia generato un interesse collettivo che abbraccia la vita sociale di una comunità con appartenenza, solidarietà, generosità, senso civico attivando anche qualche elemento di sana economia. Bisogna dire che Catanzaro, rappresenta la storia del calcio in Calabria per avere visto affermarsi, per la prima volta nella nostra Regione, una squadra nelle vette calcistiche nazionali, sostenuta da un gruppo di calciatori trascinati da un trasporto collettivo efficace e risolutivo. Il calcio nella sua totalità da allora ad oggi è cambiato molto. E’ diventato più complesso, sia nei modi che nelle tecniche, finalizzando il sistema calcio verso una gestione più economica che sociale, perdendo così molti valori di fondo. Ebbene, in questa fase il Catanzaro calcio grazie ad un impegno collettivo e ad una simbiosi fisiologica di tifosi, città, calciatori, società e staff tecnico ha ricostruito quel sistema di calcio che definisco “antico” che piace tanto a tutti anche a chi di calcio non si intende.  Questo tipo di “fare calcio” piace, perché attualmente si colloca in un contesto di diversità, rispetto a quello che il football fa vivere e vedere nelle varie categorie. Questo aspetto di positività si rileva nel caso specifico del Catanzaro, soprattutto quando la squadra viene sconfitta in qualche sfida. Ricordo a memoria, proprio per evidenziare la diversità, la partita di qualche anno fa giocata al Ceravolo contro il Parma che finì con una sonora sconfitta, ma nonostante ciò i tifosi sostennero ed applaudirono i calciatori fino alla fine della gara. Questo non lo si vedeva da anni. Un calcio quindi diverso, fatto di cose semplici ma reciprocamente proteso al rispetto totale dell’avversario e del contesto di chi ci lavora e di chi lo sostiene. Un calcio di civiltà, umanità e di benessere collettivo, dove la rivalità deve essere sul campo e non in altri luoghi. Per rimarcare ancora le sottili differenze tra il calcio che guardiamo e questo nuovo modello, voglio soffermarmi su un ultimo evento, quello di ieri sera relativo alla sfida contro il blasonato Palermo. Lo rappresento con un richiamo ad una figura emblematica di questo splendido anno, quella di Costantino Favasuli calabrese. Maltrattato duramente in uno scontro con un giocatore del Palermo che lo ha colpito in faccia creandogli una epistassi nasale per la quale ha perso tanto sangue. Ebbene è rimasto in campo fino alla fine della gara, lasciando il terreno di gioco fin quando l’ecchimosi è ricomparsa ed a quel punto, a cinque minuti dalla fine della gara, sostituito. Fino all’ultima “goccia di sangue” si potrebbe dire. Questo è quello che questi ragazzi unitamente a diversi giocatori saggi del club stanno dando alla Città di Catanzaro al di là del risultato finale delle prossime gare. Sono convinto che questa squadra che è cresciuta con l’onestà intellettuale e professionale di un allenatore, Aquilani e di una società guidata da una famiglia di imprenditori di qualità, i Noto, sono stati e saranno in grado di poter portare con questo gruppo un contributo significativo nel sistema calcio nazionale proteso a riformare il concetto sociale del fare calcio e riportarlo ai valori di un tempo. Un calcio che ha necessità di diventare quello che dimostra questo gruppo, costruito con impegno, serietà e competenza che sicuramente può diventare un modello di fare sport professionistico che attualmente nel nostro paese non esiste. I complimenti sinceri e di cuore di un vecchio tifoso e di un figlio che non c’è più, anche lui più tifoso del padre, ma che in ogni partita giocata è felice di esservi accanto». Lo scrive Vincenzo Caserta, già direttore generale della Regione Calabria.

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