Luigi Ferraro, il giovane artista cosentino morto a Bari. La super perizia: «Gravi condotte colpose dei medici»
Secondo i legali della famiglia il decesso fu causato da una serie di omissioni nella gestione sanitaria
COSENZA A tredici anni dalla morte di Luigi Ferraro, giovane cantautore cosentino scomparso a 29 anni dopo un intervento al cuore in una casa di cura di Bari, arriva un nuovo passaggio nella battaglia giudiziaria portata avanti dalla famiglia. I periti nominati dal Tribunale di Bari hanno depositato la super perizia disposta nell’ambito del procedimento civile: un elaborato plurispecialistico – medico-legale, cardiochirurgico e infettivologico – che, secondo quanto riferito dai legali dei familiari, confermerebbe le gravi censure già sollevate sulla gestione sanitaria del giovane paziente.
Ferraro morì dopo un intervento a cuore aperto di plastica aortica. Secondo quanto riportato nella nota dell’avvocato Massimiliano Coppa, legale della famiglia insieme all’avvocato Luigi Forciniti, i consulenti nominati dal Tribunale pugliese avrebbero confermato il quadro delle censure di carattere assistenziale, cardiochirurgico e infettivologico contestato dai consulenti di parte. I familiari del giovane, viene ricordato nella nota, hanno sempre sostenuto sia in sede penale che in sede civile la responsabilità dei sanitari che ebbero in cura Ferraro nella struttura barese.
I legali della famiglia, attraverso i propri consulenti – il professor Vincenzo Pascali, ordinario di Medicina legale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, il medico legale Berardo Cavalcanti, il professor Francesco Alessandrini, ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma, e il professor Franco Cesario, infettivologo – avevano evidenziato, negli anni, una serie di profili critici nella gestione sanitaria del giovane paziente. Profili che, secondo la nota, sarebbero ora stati confermati dalla super perizia disposta dal Tribunale di Bari.
In particolare, i periti avrebbero accertato molteplici condotte colpose: dalla non eleggibilità all’intervento di plastica aortica alla mancata profilassi antibiotica, dall’omessa preparazione cutanea all’intervento chirurgico al non conforme approccio terapeutico, con conseguente sepsi a partenza dal sito chirurgico. Nel documento vengono inoltre richiamati il tardivo reintervento e l’omessa profilassi antimicrobica anche in occasione del secondo intervento. Un quadro che, secondo quanto sostenuto dai legali dei familiari, avrebbe avuto un’incidenza diretta sull’evoluzione clinica del giovane artista. I periti avrebbero infatti evidenziato la compatibilità tra il decorso clinico e i reperti istologici autoptici, precisando che la necessaria somministrazione della profilassi antibiotica avrebbe, con elevata probabilità clinica, evitato l’insorgenza dell’evento infettivo.
Secondo la nota dell’avvocato Coppa, il decesso di Luigi Ferraro sarebbe dunque la risultante diretta di «plurime e sinergiche condotte censurabili» poste in essere dai sanitari della casa di cura durante l’intera assistenza prestata al giovane paziente. Condotte che, sempre secondo quanto riferito dai legali, sarebbero in correlazione causale diretta con la morte del cantautore cosentino e avrebbero determinato una concatenazione di eventi clinici ritenuta congruente con la causa del decesso stabilita dall’esame autoptico. Nella nota viene inoltre sottolineato come, in un intervento di questo tipo, una corretta antibiotico-profilassi avrebbe potuto ridurre il rischio di infezione post-operatoria fino all’80%, considerato che l’apertura dello sterno e l’eventuale impianto di dispositivi espongono il paziente a un rischio significativo di esiti avversi e infausti qualora l’infezione si sviluppi. Nel caso di Ferraro, secondo i legali della famiglia, non sarebbe stata eseguita alcuna profilassi antibiotica preoperatoria, ritenuta «mandatoria e imprescindibile». Per la famiglia, quella di Luigi Ferraro resta una ferita aperta. Il giovane artista cosentino aveva già avviato una carriera nel mondo della musica, con partecipazioni a programmi televisivi nazionali e festival canori, tra cui il Festival di Napoli, dove aveva ricevuto il premio Mia Martini. Una vita e un percorso artistico interrotti a 29 anni. Ora la super perizia depositata a Bari riaccende la battaglia dei familiari per ottenere verità e giustizia.