Meno omicidi, più alleanze e intimidazioni. L’allarme di Avviso Pubblico a Roma: «La ‘ndrangheta è sempre più forte»
Ogni anno nel mirino decine di amministratori locali. L’associazione festeggia 30 anni di attività: «Necessari nuovi strumenti per difendersi»

ROMA La necessità di nuovi strumenti per difendersi dalla ferocia con cui la criminalità organizzata tenta di appropriarsi di spazi negli enti pubblici. La strategia è quella della violenza e delle intimidazioni che ogni anno colpiscono decine di amministratori e imprenditori. Da 14 enti a 623: in trent’anni Avviso Pubblico è riuscito a crescere e a guadagnarsi la fiducia delle istituzioni locali e dei cittadini, diventando un baluardo imprescindibile nella lotta alle mafie. Un traguardo storico che è stato celebrato nella prestigiosa cornice della Sala Protomoteca del Campidoglio a Roma.
L’evento ha offerto l’occasione per fare il punto su tre decenni di impegno civile e per analizzare le profonde mutazioni che hanno caratterizzato le organizzazioni criminali: emerge infatti la consapevolezza che la sfida odierna richiede un cambio di passo culturale e investigativo, poiché il volto della criminalità si è fatto più silenzioso ma non per questo meno pervasivo.

«La ‘ndrangheta più forte di 30 anni fa»
A tracciare il bilancio di questo lungo percorso e a indicare le priorità per il futuro è lo stesso presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, che ai nostri microfoni evidenzia la straordinaria evoluzione della rete istituzionale: «Avviso Pubblico celebra 30 anni, da 14 enti siamo arrivati a 623, un percorso di crescita che vede la presenza di amministrazioni di tutta Italia, di tutte le appartenenze, impegnati concretamente ogni giorno contro mafia e corruzione, ma sapendo che il fenomeno criminale mafioso è molto cambiato e c’è bisogno di uno sguardo nuovo, di formazione di amministratori e dirigenti pubblici, della capacità di prevenire dal punto di vista economico e sociale una presenza criminale che fa meno paura perché ci sono meno omicidi che in passato».
Secondo Montà i dati sono allarmanti: «Da un punto di vista della presenza criminale che vede, rispetto 30 anni fa, la ‘ndrangheta molto più forte e capace di incidere rispetto a Cosa Nostra. Emergono mafie locali e mafie straniere, rileviamo una capacità da parte loro di fare sistema di allenaze, ce lo insegna il processo “Hydra” a Milano, e dall’altra parte abbiamo 217 miliardi di euro di economia sommersa, il 10% del Pil, più del Pnrr che vanno sostanzialmente a rappresentare il ticket dell’illegalità e del malaffare. Noi dobbiamo agire lì per recuperare risorse, per frenare le attività illecite, per tutelare le imprese oneste e soprattutto per restituire servizi ai cittadini, che è la funzione per cui gli enti locali sono costituzionalmente presenti».

«In Calabria tante forme di impegno su cui bisogna investire»
Tra le aree che storicamente subiscono la pressione della criminalità organizzata c’è la Calabria, una terra dove l’impegno degli amministratori locali si scontra quotidianamente con minacce dirette e tentativi di condizionamento. Il punto di vista delle amministrazioni in prima linea è stato espresso da Giuseppe Politanò, vicepresidente di Avviso Pubblico e vicesindaco di Polistena, che ha posto l’accento sulla necessità di non isolare chi opera sul territorio e sull’importanza di costruire una fitta rete sociale: «C’è un’attività della ‘ndrangheta che incide nel tessuto sociale ed economico, e di conseguenza istituzionale degli enti locali: Avviso Pubblico in questi anni ha provato a dare strumenti, non solo un’erogazione di servizi dall’alto, ma sicuramente un osservatorio dettagliato attraverso il quale comprendere meglio il fenomeno. Non lasciare soli gli amministratori, per accompagnare le comunità verso un senso di appartenenza e affinché le comunità possano togliersi di dosso l’etichetta di terra di ‘ndrangheta». Sono ancora tantissime le intimidazioni ai danni di amministratori locali. Tra gli ultimi episodi, l’intimidazione al sindaco di Vazzano, nel Vibonese. «Al di là delle attività di investigazione, – spiega Politanò – è necessaria un’attività di osservazione e prevenzione dei fenomeni perché ogni amministratore lasciato solo, ogni imprenditore lasciato solo, ogni cittadino lasciato solo in questa battaglia è sicuramente più fragile. Una rete sociale di cittadini, amministratori, imprenditori che provano a darsi da fare è un modo per dare risposte alle logiche criminali mafiose. È vero anche che è necessario che ci siano strumenti nuovi per gli enti pubblici locali, che spesso sono lasciati ai margini in un contesto in cui il tema delle povertà fa sì che i cittadini non abbiano molta fiducia nelle istituzioni. La Calabria soffre la presenza della ‘ndrangheta, ma ci sono tantissime forme di impegno su cui bisogna investire proprio affinché siano il modello da seguire».
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