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Appunti di viaggio

Oltre il cliché dello spopolamento

Dall’Aspromonte alla Sila fino alle Serre, una nuova generazione di giovani competenti che resta o torna e sta già ridisegnando il futuro dei territori

Pubblicato il: 23/05/2026 – 10:43
di Paola Militano*
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Oltre il cliché dello spopolamento

Ho attraversato la Calabria in lungo e in largo negli ultimi tre giorni, dai boschi impervi dell’Aspromonte ai sentieri maestosi della Sila, fino al Bosco Archiforo delle Serre, e ho conosciuto giovani guide esperte, determinati a tradurre l’inerzia in azione e la marginalità in opportunità, restituendo dignità e vita a territori condannati alla solitudine. In luoghi dove la spinta demografica è minima e la modernità arranca, scelgono di restare o di ritornare. E, consapevoli che il futuro della Calabria non si eredita, ma si costruisce passo dopo passo, dimostrano che anche gli angoli più remoti possono tradursi in fucine di cambiamento.
In Aspromonte incontro Andrea Ciulla, che insieme a Giuseppe Martino ha ridato vita a uno dei ventiquattro fortini in disuso, riconvertendolo nel primo museo-diorama dedicato alla biodiversità faunistica del territorio. Il fortino del Comune di Campo Calabro domina lo Stretto in un punto dove, in questo periodo, è possibile assistere alla migrazione dei rapaci. Un luogo frequentato dagli appassionati di birdwatching e di natura, che qui trovano un’occasione unica di osservazione e scoperta. Un progetto ambizioso, che non ha ricevuto alcun riconoscimento da parte del Parco Nazionale dell’Aspromonte, ancora lontano dall’incontrare Luca Lombardi e l’associazione delle guide ufficiali, nonostante siano proprio loro, ogni giorno, a riscrivere la storia dell’Aspromonte, da terra di latitanti a patrimonio dal valore inestimabile.
A guidarmi tra la maestosità dei Giganti della Sila, gli alberi secolari sopravvissuti alla furia della deforestazione, c’è Simona Lobianco, che restituisce ai pini larìci più antichi d’Europa la loro sacralità. Camminare con lei tra gli ultimi superstiti di un ecosistema originario significa immergersi in un’esperienza di meraviglia e scoprire il valore di un patrimonio naturale che rischiava di scomparire per sempre. La sua dedizione è un esempio concreto di come le nuove generazioni possano fare la differenza nella tutela di questi straordinari patriarchi vegetali e trasmetterne l’importanza ai posteri.
Giorgio Pascolo mi racconta di aver strappato un biglietto di sola andata per Torino, scegliendo di continuare a lavorare nel Parco regionale delle Serre. È convinto che le attività capaci di combinare sport, cultura e natura possano accrescere l’interesse verso la Ciclovia Parchi Calabria, stimolando attività di accoglienza, ospitalità e servizi legati all’outdoor.
Gli fa eco Mattia Arena, che incontro a Serra San Bruno nelle prime ore del mattino, impegnato a montare le ruote di una bici a pedalata assistita. Mi confida di essere rientrato da Milano, dove guadagnava 3mila euro al mese, per investire tempo e passione nella sua terra e contribuire al rilancio del territorio.
Lungi dal cliché dei giovani in fuga, esiste un esercito di ragazzi che sorprende per energia e determinazione. È la Calabria che osa, che genera bellezza laddove altri vedono solo abbandono. Investono in formazione per diventare competenti. Da loro (ri)parte il futuro della regione. Non vederli è una scelta. Ignorarli è un errore che non possiamo permetterci. (paola.militano@corrierecal.it)

*direttore del Corriere della Calabria

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