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L’inchiesta della Dda romana

Il “presidente”, il dominicano e l’amico calabrese, ecco la rete dei narcos tra Roma e la Calabria. «Garantisco 50 chili al mese»

Dai dialoghi di Guarin Morales e Nunez Camacho al “contatto del calabrese” evocato da Mazza e Tortoioli: negli atti della Dda di Roma il presunto canale per le forniture di cocaina

Pubblicato il: 27/05/2026 – 7:00
di Giorgio Curcio
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Il “presidente”, il dominicano e l’amico calabrese, ecco la rete dei narcos tra Roma e la Calabria. «Garantisco 50 chili al mese»

REGGIO CALABRIA Il laboratorio-raffineria scoperto ai piedi dell’Aspromonte è solo una parte di quello che è emerso dagli atti della Dda di Roma che ha portato al fermo di 4 persone (sono 12 in tutto gli indagati), evidenziando come il filone calabrese sia molto più ampio ma sempre legato al presunto traffico transnazionale di cocaina. Non solo presse, stampi o acido borico ma una rete di contatti e canali di approvvigionamento. Ma andiamo con ordine.

“Il presidente”

Al vertice dell’organizzazione criminale la Dda indica Pavel Guarin Morales, detto “il presidente”, ritenuto dagli inquirenti uno dei broker del sodalizio insieme a Jefferson Luis Nunez Camacho. È proprio “il presidente” a fare riferimento, in una conversazione, all’amico “calabrese” per dirimere una questione di forniture e pagamenti che aveva con il socio dominicano. «(…) chiamerò il mio amico, il calabrese, per vedere che dice…». A riconoscere il ruolo di vertice del “presidente” è anche Roberto Tortoioli che, pur essendo un broker di esperienza pluridecennale, in un’occasione – annota la Dda nel fermo – arriva a giustificarsi, timorosamente con lui per i viaggi andati a vuoto.

Il gruppo dei broker interazionali

Come emerso, inoltre, dalle indagini della Dda di Roma, il gruppo dei broker interazionali Jefferson Nunez Camacho E Morales Pavel Guarin alias il “presidente”, si sarebbe avvalso per il reperimento dello stupefacente anche di un canale legato a personaggi calabresi. Questi ultimi avrebbero per lo più interagito con Nunez Camacho, indicato nel provvedimento, dunque, come il soggetto incaricato dei rapporti con fornitori nazionali ed esteri, della logistica dei trasporti e della gestione dei flussi finanziari, anche attraverso piattaforme di cambio in criptovalute. Ma soprattutto viene definito «principale anello di raccordo tra il sodalizio e narcotrafficanti calabresi». E poi, a novembre 2025, è ancora Tortoioli, una volta giunto a Milano, a spiegare a Nunez: «Siamo dagli amici nostri, i calabresi» Il riferimento torna anche in una conversazione del primo dicembre 2025 tra Nunez Camacho e Guarin Morales. I due parlano del “lavoro”, termine che negli atti viene ricondotto dagli investigatori alle attività legate alla commercializzazione della cocaina, e ragionano sui prezzi al chilo. È Nunez a spiegare che «l’unico che dava il lavoro era il calabrese, l’amico mio», aggiungendo però che le disponibilità sarebbero state limitate: «E se arriva, arriva poco… portano così… dieci». Un passaggio che, nella lettura della Dda, conferma l’esistenza di un canale calabrese ritenuto utile per il reperimento dello stupefacente.



L’amico calabrese e il “lavoro” a Barcellona

Il nome del “calabrese” riemerge anche il giorno successivo, quando Guarin Morales viene informato da un connazionale della possibilità di chiudere un affare a Barcellona. In ballo ci sarebbero 20 chili di cocaina. Il “presidente” si dice pronto a trattare a 12mila euro al chilo, spiegando che avrebbe poi potuto rivendere la sostanza a 13mila euro, con un margine da dividere. Nella stessa conversazione Guarin afferma di avere a Barcellona una persona con un’autovettura dotata di un sistema per il trasporto dello stupefacente e un’altra pronta a scendere per l’operazione. È in questo contesto che il riferimento all’amico calabrese assume un peso ulteriore come «possibile interlocutore inserito nelle dinamiche di fornitura, pagamento e redistribuzione». Un soggetto che, nelle parole intercettate, viene richiamato come possibile snodo per verificare disponibilità, condizioni e tempi dell’affare.

«Il contatto del calabrese»

A novembre, un altro passaggio intercettato aggiunge un tassello alla ricostruzione e porta dritto ancora alla Calabria. Protagonisti sono Raffaele Mazza – indagato nell’inchiesta – e Roberto Tortoioli. I due parlano del «contatto del calabrese», che secondo Mazza sarebbe nella disponibilità di Nunez Camacho. Tortoioli dice di non averlo, Mazza replica che quel contatto «ce l’ha solamente lui», riferendosi al broker dominicano. È qui che Mazza prova a proporsi come possibile tramite: «Se vuole ci vengo giù io insieme a voi», aggiungendo poi: «Io so paesano suo».

«Garantisco 50 chili al mese»

Nella stessa conversazione, come emerge agli atti della Dda capitolina, il livello della trattativa si alza ulteriormente. Quando cioè Mazza parla della possibilità di garantire forniture stabili e consistenti.
«Io gli garantisco i 50 chili al mese minimo». Poi rilancia ancora: «Tra i 50 e i 100 chili ogni mese, fissi, garantiti al cento per cento». Tortoioli osserva che sarebbe necessario «farsi una passeggiata giù», mentre Mazza ragiona già sulla possibile divisione dell’affare: «Si divide in tre: io, te e il domenicano». Il “domenicano” è Nunez Camacho. Ed è proprio attorno alla sua figura che, secondo la Dda, ruoterebbe una parte decisiva del rapporto con i canali calabresi. Broker, organizzatore logistico, gestore dei flussi finanziari e, soprattutto, uomo di raccordo con i narcotrafficanti calabresi: è questa la funzione che gli investigatori attribuiscono al dominicano all’interno del presunto sodalizio. 

Il filo tra Roma, Sudamerica e Calabria

Il quadro che emerge dagli atti è quello di un’organizzazione capace di muoversi tra Lazio, Spagna, Sudamerica e Calabria, cercando di saldare broker internazionali, distributori locali e canali criminali già radicati. In questo mosaico, il riferimento all’«amico calabrese» di Guarin, al «calabrese, l’amico mio» di Nunez e al «contatto del calabrese» evocato da Mazza e Tortoioli non appare come un dettaglio marginale. (g.curcio@corrierecal.it)

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