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«Occhiuto e Irto non hanno bisogno dei miei consigli. L’errore più grave della politica italiana? Fare clientela al Sud»

Pierferdinando Casini alla presentazione del suo ultimo libro a Catanzaro, tra ricordi e attualità. «Prima il ruolo di deputato aveva dignità»

Pubblicato il: 28/05/2026 – 21:39
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«Occhiuto e Irto non hanno bisogno dei miei consigli. L’errore più grave della politica italiana? Fare clientela al Sud»

CATANZARO Com’è cambiato da ieri a oggi l’essere un parlamentare? «C’era la dignità di un ruolo, oggi mi sembra che tutto questo non ci sia e questo è un elemento di grande smarrimento». E qual è stato l’errore più grande che ha commesso la politica in Italia? «Accettare di prendere i voti nel Mezzogiorno su base clientelare, evitando di porsi la grande questione del Mezzogiorno, che è una questione politica». Sono alcune delle “pillole” di saggezza politica dispensate oggi da Pierferdinando Casini, a Catanzaro per presentare il suo ultimo libro, “Al centro dell’aula”. La location è la stessa di un precedente incontro di alcuni anni fa, insieme al presidente della Regione Roberto Occhiuto, uno dei leader di Forza Italia, e al segretario del Pd Calabria Nicola Irto, due figure che con Casini hanno forti trascorsi e addentellati. “Consigli per i due, che stanno vivendo una fase politica diversa in Calabria?”, chiedono i giornalisti. La risposta di Casini è un gioco di parole, nel più classico stile democristiano: «Tutti e due non hanno bisogno dei miei consigli, anche perché – ha rimarcato Casini – la cosa peggiore, per uno che vuole dare consigli, è che gli altri non li ascoltino. Per cui mi sono riproposto di dare consigli solo se qualcuno me li chiede. Anzi, quando qualcuno viene a chiedermi un consiglio, gli dico: “Scusa, ma sei sicuro di volere proprio un consiglio?”. Perché, se lo vuoi davvero, te lo do; altrimenti no. Non me l’hanno chiesto, non glielo do». Poi, sotto la lente alcuni temi dell’attualità politica nella riflessione di Casini.

La legge elettorale

Il dibattito sulla futura legge elettorale, e anche qui Casini non radicalizza i toni pur essendo oggi all’opposizione del governo: «Un tema che pongo nel libro è quello di restituire ai cittadini lo scettro, cioè la possibilità di scegliere i propri parlamentari. O con le preferenze o con i collegi uninominali, i cittadini sono stati espropriati di questo diritto. Poi ci lamentiamo che la gente non va a votare, ma questa è la conseguenza di quell’espropriazione». «La maggioranza, legittimamente, ritiene di dover cambiare la legge elettorale. L’unica cosa che posso auspicare – ha aggiunto Casini – è che il coinvolgimento dell’opposizione non sia solo formale, ma sostanziale. Non bisogna avere paura di sedersi a un tavolo e non bisogna neanche avere paura dei compromessi. A volte, in politica, quello che ho capito è che è più facile dire di no che assumersi la responsabilità di un compromesso. Ma mai come in questo momento bisogna fare il compromesso di una nuova legge elettorale, bisogna stipulare un nuovo patto. Il coraggio lo deve avere Meloni: sedersi al tavolo non solo per forma, ma per sostanza. E Schlein, Conte, Renzi e gli altri leader dell’opposizione devono avere non solo l’opzione, ma la necessità di sedersi a un tavolo e concorrere alla formazione di una nuova legge elettorale. Mi sembra – ha proseguito Casini – che, in questo momento, il non sedersi a un tavolo, l’andare avanti con la maggioranza che impone e l’opposizione che protesta, sia un po’ il riflesso consueto di come va la politica italiana. Ma bisogna avere la forza di fare compromessi. Naturalmente, per fare un compromesso bisogna essere in due, perché da soli il compromesso non si fa».

Il ruolo del deputato

Casini poi apre l’album dei ricordi, ma attualizzando: «Nell’83, quando sono arrivato in Parlamento, essere parlamentare significava avere una reputazione: era un elemento reputazionale importante. C’era la dignità di un ruolo; oggi mi sembra che tutto questo non ci sia più, e questo è un elemento di grande smarrimento. Quando, anche per un giovane, l’impegno politico è diventato quasi qualcosa di negativo, questo rappresenta uno stereotipo molto pregiudizievole per il funzionamento della democrazia. Il funzionamento della democrazia deve mettere ai piani alti il ruolo della rappresentanza. Che sia un consigliere comunale, un consigliere regionale o un parlamentare, chi ricopre questi incarichi ha una responsabilità alta e ha diritto a una considerazione alta. Non mi sembra che oggi ci sia, nemmeno nella classe politica, la consapevolezza reputazionale di ciò che dovremmo essere».

La questione meridionale

Infine un’analisi a più ampio spettro su un vulnus storico, il più grave errore della politica italiana: «Accettare di prendere i voti nel Mezzogiorno su base clientelare, evitando di porsi la grande questione del Mezzogiorno che è una questione politica. Il Mezzogiorno – ha osservato Casini – è un territorio fantastico, può essere un elemento di arricchimento enorme del nostro Paese – altri Paesi in Europa non hanno la potenzialità del Mezzogiorno – ma se cammina con l’altra parte del territorio nazionale». Così ha concluso Casini, prima di un omaggio finale: una maglia del Catanzaro con il suo cognome. «Sarebbe bello se l’anno prossimo il Catanzaro potesse giocare con il mio Bologna…». (a. cant.)

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