Sechi via da “Libero”: «Licenziato sotto scorta»
L’editore replica: «Ricostruzione strumentale»

Il caso esplode sui social e diventa subito terreno di scontro. Mario Sechi non è più il direttore di “Libero” e annuncia la sua rimozione con un post durissimo su X, chiamando direttamente in causa l’editore Antonio Angelucci. «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti», ha scritto il giornalista, collegando così l’uscita dalla guida del quotidiano alla misura di tutela disposta nei suoi confronti dopo alcune minacce ricevute. Secondo quanto emerso, Sechi sarebbe stato destinatario di intimidazioni da parte di ambienti anarco-insurrezionalisti per alcuni editoriali pubblicati dopo la morte, avvenuta lo scorso marzo nel parco degli Acquedotti a Roma, di due anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, appartenenti all’area vicina ad Alfredo Cospito.

La replica: «Non è stato licenziato per la scorta»
Alla versione fornita da Sechi è arrivata però una replica netta da fonti vicine alla società editrice di “Libero”, che all’Adnkronos definiscono la ricostruzione del giornalista «strumentale». Secondo queste fonti, Sechi avrebbe collegato la richiesta di lasciare la direzione del quotidiano alla circostanza di essere finito sotto scorta, ma la misura di protezione sarebbe stata disposta «già da circa tre settimane». Per questo, viene osservato, il richiamo fatto oggi alle minacce ricevute avrebbe «il solo effetto di presentare la vicenda come una ritorsione personale». Le stesse fonti precisano inoltre che Sechi non sarebbe stato licenziato direttamente da Angelucci, ma sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano, decisioni legate anche, secondo quanto si apprende, «all’insoddisfacente numero di copie vendute». Il direttore, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stato informato della scelta già da diverse settimane.
Il nodo della tutela
Nel botta e risposta resta centrale il tema della scorta. Da una parte Sechi rivendica di essere stato rimosso proprio nel momento in cui si trova sotto protezione per le minacce ricevute. Dall’altra, le fonti vicine all’editore respingono ogni collegamento diretto tra la misura di tutela e l’avvicendamento alla direzione del quotidiano. Le stesse fonti sottolineano che misure di protezione nei confronti di direttori di giornale ed esponenti dell’informazione «non sono un fatto eccezionale» e che, in altri casi, risultano anche «più estese e rilevanti». In questo quadro viene giudicato «improprio» utilizzare la questione della scorta per sostenere la tesi di un licenziamento avvenuto «nel momento» delle minacce. Resta così aperto lo scontro tra l’ex direttore e la società editrice: da un lato l’accusa di Sechi, che parla di licenziamento mentre è sotto scorta; dall’altro la versione dell’editore, che riconduce la scelta a valutazioni editoriali e ai risultati del quotidiano.