Reggio celebra i Carabinieri, storie di coraggio quotidiano
Allievi e campioni olimpici protagonisti delle celebrazioni per la prima volta fuori Roma, tra ricordi, sport e messaggi alle nuove generazioni

REGGIO CALABRIA Sono arrivati a centinaia alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, studenti degli istituti della città, per l’evento che apre le celebrazioni del 212° Anniversario di Fondazione dell’Arma. Quando si spengono le luci nell’auditorium, sul grande schermo appare la storia di Giulio. In sala scende il silenzio. E’ la storia emblematica di un allievo carabiniere, nata dalla penna di Maurizio De Giovanni e dalla voce dell’attore reggino Gigi Miseferi, che racconta cosa significa scegliere di servire. Quando il video finisce, quel ragazzo entra in sala. Solo che non si chiama Giulio. Si chiama Ludovico Polimene, ha vent’anni, e dal 28 maggio porta sulle spalle gli alamari dell’Arma. Al suo fianco i genitori, Antonella e Piero. La sala capisce e applaude. Eva Giumbo, che conduce la mattinata, lascia che il momento respiri. Poi si entra nel vivo. Il titolo scelto — “Eroi Quotidiani” — non è uno slogan. È una domanda che l’Arma rivolge ai giovani e a sé stessa: cosa significa essere eroici ogni giorno, lontano dai libri di storia, nelle strade, nei quartieri, nei momenti ordinari in cui qualcuno ha bisogno di essere ascoltato prima ancora che protetto. A volerlo il Comando provinciale guidato dal generale di brigata Cesario Totaro, che non nasconde la soddisfazione per una ricorrenza che quest’anno ha un peso particolare. Il 5 giugno Reggio Calabria ospiterà la Festa Nazionale dell’Arma — per la prima volta nella storia dell’Istituzione fuori da Roma. «Una giornata davvero importante», dice Totaro. «Cominciamo con i ragazzi, inizia una lunga sequenza di giorni per fare festa in questo anniversario. Quest’anno siamo riconosciuti a livello nazionale». E sul significato di portare la Festa a Reggio: «Per noi è abbastanza consueto avere il governo compatto al nostro anniversario. In questo caso il governo si è spinto fino a noi. C’è grande soddisfazione e grande impegno per riuscire ad essere all’altezza delle aspettative in un contesto dove siamo abituati generalmente ad altro».


Poi salgono sul palco loro: Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, oro olimpico nel doppio dello slittino a Milano-Cortina 2026. Dominik Fischnaller, bronzo nello slittino singolo, quarta Olimpiade. Tutti e tre del Centro Sportivo Carabinieri, tutti e tre reduci dai Giochi di casa. Eva Giumbo li interroga con la stessa curiosità degli studenti in platea. A Fischnaller chiede cosa significhi gareggiare in Italia davanti al pubblico italiano, dopo Pechino e tre edizioni olimpiche alle spalle. «È veramente qualcos’altro», risponde. Non aggiunge altro. Non ce n’è bisogno. Rieder e Kainzwaldner gareggiano insieme da otto anni. Otto anni di traiettorie condivise, cadute, rimonte, podi. «Siamo una squadra fortissima», dice Kainzwaldner.
Lo dice come chi conosce bene il peso di quella parola. Nessuno dei tre si riconosce nell’etichetta di eroe. «Non mi sento un eroe», dice Fischnaller agli studenti. «Voglio essere un bel esempio per i bambini».
In mezzo ai campioni c’è anche un reggino. Riccardo Ferrara, getto del peso, Centro Sportivo Carabinieri. La sua storia comincia per caso: un amico che lo porta al campo Coni, un allenatore — Francesco Antonio Ranieri, insegnante al liceo sportivo Alessandro Volta — che non lo obbliga a niente, che aspetta che diventi una scelta. «Ho avuto fortuna di incontrare lui», dice Ferrara. E poi: «rappresentare Reggio nei carabinieri mi inorgoglisce tutt’oggi». Ma c’è qualcosa che gli rimane in gola. Il campo Coni, in fase di ristrutturazione, non gli permette di allenarsi in città. «Sono costretto ad andare in giro per l’Italia», dice. «Il mio augurio è di potermi allenare presto nella mia città, a Reggio Calabria. Per farlo ho bisogno delle strutture».
La mattinata riserva altri ospiti che raccontano, ciascuno a modo suo, la stessa storia da angolazioni opposte. Tatiana Pasqualini, artista digitale di Monza, porta sul palco il volto più contemporaneo dell’Arma: attraverso la grafica digitale e i social racconta ogni giorno le donne carabiniere, il loro servizio, il loro coraggio, dimostrando come i valori dell’istituzione possano viaggiare anche sui linguaggi delle nuove generazioni. Dall’altra parte del tempo c’è lui: un carabiniere centenario, presenza silenziosa e potente, che da solo vale più di qualsiasi discorso sulla fedeltà e sul senso del dovere.
Nel tardo pomeriggio le celebrazioni si spostano sul Lungomare Falcomatà, dove viene scoperto il Monumento al Carabiniere e la targa toponomastica che intitola la piazza ai Caduti di Nassiriya. Una corona di alloro, poi al Museo Archeologico Nazionale, dove viene inaugurata la mostra storico-documentale “Eroi Quotidiani” — un percorso che parte dall’Ottocento, attraverso le pagine dei periodici dell’epoca, e arriva fino agli influencer di oggi attraverso cui l’Arma veicola messaggi di legalità alle nuove generazioni.

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