Ad Amendolara il corteo contro il caporalato: «Basta schiavitù e morti sul lavoro» – FOTO
Commozione alla stazione di servizio di Amendolara per ricordare i quattro braccianti uccisi. Landini depone una corona di fiori

AMENDOLARA Per le strade di Amendolara, nel Cosentino, per dire “basta” allo sfruttamento sui luoghi di lavoro e al caporalato. Ad organizzare la manifestazione nel luogo in cui quattro giovani braccianti hanno trovato la morte, la Cgil. Il segretario generale del sindacato Maurizio Landini, e quello della Flai Cgil, Giovanni Mininni, hanno deposto due corone di fiori alla stazione di servizio di Amendolara, al chilometro 395 della Strada statale Jonica, proprio dove lunedì scorso sono stati uccisi i quattro giovani.
Nel corteo anche delegazioni di braccianti stranieri e lavoratori provenienti da tutta Italia. Oltre alle bandiere delle varie sigle riconducibili alla Cgil sono presenti, tra le altre, delegazioni del Partito democratico, del M5s, di Libera, di Rifondazione comunista, dell’Anpi e di Legambiente. Il corteo si muove ordinatamente intonando slogan per la sicurezza e la legalità nei luoghi di lavoro. «Basta morti e clandestinità», dicono i manifestanti.






«Qui per dire basta»


«Noi siamo qui – afferma Tina Balì, segretaria Flai Cgil – per dire basta: basta morti sul lavoro, basta sfruttamento, basta a un modello del sistema produttivo di questo Paese che pensa che chi lavora è schiavo, che chi lavora può essere sfruttato, addirittura barbaramente ucciso. Il crimine di questi ultimi quattro ragazzi, morti in questo in maniera così ci dice che veramente non c’è un limite, che ci stiamo disumanizzando». «La piaga dello sfruttamento e del caporalato è una piaga che esiste da anni, in Italia gli sfruttati sono circa 200mila in un mondo agricolo con migliaia di lavoratori a tempo determinato».
«Oltre che dire basta chiediamo a chi deve svolgere un ruolo di prevenzione e controllo di attenzionare maggiormente questi territori. Siamo in un territorio in cui lo sfruttamento dei lavoratori è una vicenda nota, non è un’emergenza. Dopodiché richiediamo agli imprenditori di smetterla di utilizzare questi caporali per risparmiare qualche euro e poi vediamo vite umane», ha spiegato Pino Gesmundo, segretario nazionale Cgil. (redazione@corrierecal.it)
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