Tropea e Reggio, il miraggio di Montecarlo: la scommessa (rischiosa) del turismo di lusso
Macrì e Cannizzaro guardano alla Costa Azzurra. Tra prezzi alti, casinò e clienti facoltosi nel tentativo di selezionare i flussi e rilanciare l’economia locale

Paese che vai, turismo che trovi. Nella straordinaria e attrattiva Calabria che – giustamente – ha fatto del turismo la propria vocazione principale, esistono borghi poco conosciuti che quasi fanno spalla a spalla per assicurarsi un posto nella vetrina internazionale, ma anche paesi che sono già mete turistiche note e ambite. Anche fin troppo note e fin troppo ambite, tanto da convincere i vertici municipali a sovvertire lo stereotipo della Calabria popolare e a puntare, invece, al turismo di lusso. Non lo nasconde il rieletto sindaco di Tropea Giovanni Macrì, che già da diversi anni ambisce a trasformare la Perla del Tirreno in un Principato del Sud, sulla scia della costosa Monaco. «Caffè a 50 euro, ombrellone a 200 euro, cono gelato a 15 euro» è la provocazione lanciata, in campagna elettorale. Il sogno, aveva specificato, è quella di «una città aperta, ma non a tutti».
Il Principato di Tropea
Un vero e proprio Principato che, a detta del primo cittadino, dia priorità alla qualità piuttosto che alla quantità. Meno viaggiatori, più turisti ricchi e soldi nelle tasche dei tropeani. Un modo per “governare” il boom turistico che il borgo della Costa degli Dei ha avuto negli ultimi anni, fino a diventare – nei mesi estivi – quasi invivibile per cittadini e residenti. Se anche la destagionalizzazione ha dato i suoi frutti, come aveva confermato anche il presidente dell’associazione Albergatori Tropea Massimo Vasinton al Corriere della Calabria, nei mesi estivi si concentra il maggior flusso turistico: nel 2025, durante tutto l’anno, nella sola Perla del Tirreno (un borgo da circa 5 mila abitanti) sono state registrate oltre 550 mila presenze, la maggior parte ovviamente nella stagione estiva. Un trend in costante crescita che da una parte giova all’economia locale, dall’altra preoccupa per la vivibilità del paese sia per turisti che, soprattutto, per i residenti.
La sfida di Cannizzaro: «Reggio, la Montecarlo del Sud»
Se Tropea individua nel turismo d’élite una barriera per difendersi dal collasso dell’overtourism, Reggio Calabria imbocca la stessa via ma per la ragione opposta: riempire un vuoto. La città dello Stretto, ricca di storia ma lontana dai numeri della Costa degli Dei, non soffre di sovraffollamento. Eppure, la strada tracciata dal neosindaco Francesco Cannizzaro sembra comunque quella del turismo “ricco”: «Fidatevi di me, Reggio Calabria diventerà la Montecarlo del Sud» ha rivelato qualche giorno fa al quotidiano La Verità. Un brand reggino per rilanciare la città dello Stretto non solo con il gelato («Il più buono del mondo»), ma anche con il turismo più ricco: casinò, una cabinovia e, ovviamente, il Ponte sullo Stretto.
Gli svantaggi del turismo di lusso
Due contesti e situazioni diverse, ma accomunate dalla volontà di puntare sul turismo di lusso per attrarre più soldi e provare a gestire, soprattutto nel caso di Tropea, il flusso turistico. Una teoria che non tutti condividono: «L’effetto reale non è la riduzione dei flussi, ma la loro selezione per capacità di spesa. La pressione resta, ma diventa più diseguale. Il turismo non diminuisce: cambia volto» scrive Raffaele Rio, ex presidente dell’Istituto Demoskopika, nel suo ultimo saggio “Il turismo non è destino”. Se il prezzo diventa unico regolatore, la città diventa un bene di lusso. «Non più uno spazio condiviso, ma un prodotto. È una rinuncia implicita alla governance: si delega al mercato ciò che dovrebbe essere deciso politicamente». (redazione@corrierecal.it)
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