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DOPO I BALLOTTAGGI / L’ANALISI

Da campo largo a campo strano, quella bandiera rossa nella foto dove c’è tutto e il suo contrario

L’immagine simbolo di Barile a San Giovanni in Fiore, i dolori del Pd cosentino e i dubbi su chi si affaccerà da Palazzo dei Bruzi nel 2027

Pubblicato il: 09/06/2026 – 19:07
di Eugenio Furia
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Da campo largo a campo strano, quella bandiera rossa nella foto dove c’è tutto e il suo contrario

COSENZA «O famo strano?»: il campo largo alla cosentina ha una foto simbolo nel post-ballottaggio di inizio giugno. Una bandiera rossa (addirittura!) sventola in tempi di damnatio memoriae per la simbologia comunista in uno dei feudi del Pci, come se avesse vinto la sinistra: c’è il sindaco neoeletto Antonio Barile in maniche di camicia che parla alla città in cui si volta pagina dopo il decennio Succurro.
Da camposanto – calembour facile facile anche alle nostre latitudini – a campo strano è un attimo: Mario Oliverio, l’ex governatore rosso che da presidente della Provincia non disdegnava mostrarsi con il colbacco negli ampi soffitti del Palazzo di piazza XV Marzo, adesso si presenta tra i volti di un album di famiglia da aggiornare di continuo, al fianco di Pino Belcastro e Luigi Candalise – i due candidati outsider – che dal balcone benedicono il varo del Barile III, ircocervo dalle zampe di anatra (zoppa).
La politica è l’esercizio del possibile e l’arte dell’impossibile quindi nessun problema se Oliverio torna in prima fila per mostrarsi fieramente al fianco di Antonio Barile (cugino di Mimmo suo avversario alle Provinciali del 2004), già sindaco di centrodestra a San Giovanni in Fiore proprio contro la sinistra “oliveriana”.
Ma Todo cambia, cantava Mercedes Sosa: allo stesso modo a Castrovillari Ernesto Bello, il nome emergente di un campo largo altrettanto strano (monco della sinistra e dei movimenti, che il 7 e 8 pare abbiano votato in parte a destra) peraltro con una militanza giovanile nell’estrema destra “forzanuovista” di Roberto Fiore correva quasi da contraltare del volto all’apparenza vincente del centrodestra unito nella città florense, quel Marco Ambrogio forte di 10 liste e dalle origini specularmente opposte, ovvero nel Pd cosentino.

Cosa succede (e succederà) a Cosenza

A proposito. Presentando un documentario su Giannino Losardo, ieri sera al cinema Italia-Tieri di Cosenza, la regista Giulia Zanfino ha raccontato che dopo una proiezione romana ci sono state lamentele per il solo fatto che si parlasse di un «comunista» quasi fosse un’onta da cancellare. Saranno pure categorie novecentesche, ma restando nello stesso campo lessicale non è forse una guerra tra ex-Pci ed ex-Dc quella che si sta consumando nella federazione provinciale del Partito democratico di Cosenza? Mezzo secolo dopo il leggendario sorpasso della falce e martello sulla balena bianca, tra Crati e Busento si consuma una guerra intestina che sa di Prima Repubblica in purezza.
Sullo sfondo del redde rationem nella segreteria di Matteo Lettieri che sta per compiere un anno e avrebbe dovuto significare un putsch nei confronti dei vecchi apparati dirigenti c’è la compilazione delle liste per le amministrative di Cosenza e soprattutto le politiche, più che un eventuale cambio al vertice (Francesco De Luca è il fedelissimo di Mimmo Bevacqua da molti indicato come il nome della transizione).
Chi si affaccerà dal primo piano di Palazzo dei Bruzi la prossima primavera? Nell’attesa di scoprirlo registriamo un dato che va oltre le apparenze e le foto (allargate) di rito: quello che lo scatto del balcone sangiovannese non dice è che il centrosinistra continua a perdere comuni storicamente “suoi”, i casi dell’ex roccaforte Crotone per il secondo mandato nelle mani del civico (di centrodestra) Voce e di Reggio Calabria passata al plebiscito di Cannizzaro dopo il decennio di Falcomatà jr sono lì a confermarlo.
Rimangono Catanzaro e Cosenza: nel 2027, archiviato il primo sessennio di Franz Caruso, anche nel capoluogo bruzio si andrà al voto e già ci si chiede chi piazzerà la bandierina; di che colore sarà quella da sventolare dal municipio conquistato? La partita è apertissima, con la “variabile Vannacci” che incombe: l’unica che qui potrebbe appassionare più della “variabile De Cicco”. (e.furia@corrierecal.it)

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