«La do solo per Messina, Catania e Palermo»: l’asse della droga scoperto dalla Dda
Le intercettazioni e i sequestri svelano il sistema di approvvigionamento attribuito a Delfino e Curatola. Contestati traffico di stupefacenti e associazione aggravata a 31 indagati

REGGIO CALABRIA Cocaina e marijuana in conto vendita, consegne quindicinali, debiti da ventiseimila euro saldati a rate. Non era solo Reggio Calabria la destinazione finale della droga che transitava dal deposito di via Siclari Concessa, nascosto tra la vegetazione nel quartiere di Catona. Secondo quanto emerge dall’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dalla Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Giuseppina Laura Candito, i due grossisti al centro dell’inchiesta — Rocco Delfino, detto «Rocco/l’italiano», e il suo braccio destro Alessio Curatola — rifornivano anche piazze in Sicilia. A svelarlo è una conversazione intercettata, riportata nell’ordinanza come elemento di prova: Delfino, rivolgendosi a Massimo Bevilacqua, uno degli indagati di vertice dell’associazione di rione Marconi, avrebbe detto con orgoglio che la sua droga la dava «solo per Messina, per Catania, per Palermo, per Africo». Una geografia del narcotico che scavalca lo Stretto.
Il terminale calabrese
L’inchiesta, nata nel 2023, ha ricostruito il funzionamento di una piazza di spaccio organizzata nel rione Marconi di Reggio Calabria — la cosiddetta «saletta» di via Sbarre Superiori 8 — gestita dalla famiglia Bevilacqua con una struttura piramidale e turni rigidi. Ai vertici, secondo l’accusa, c’era Patrizio Bevilacqua, detto «Tattatà»; dopo il suo arresto la gestione sarebbe passata al fratello Massimo. Ma la «saletta» era solo il terminale. Il vero nodo logistico era il magazzino di Concessa-Catona, dove Delfino e Curatola gestivano gli approvvigionamenti all’ingrosso. Da quel deposito — già perquisito con il sequestro di cocaina, marijuana, hashish e bilancini di precisione — partivano forniture regolari verso i Bevilacqua con cadenza «pressoché quindicinale», in partite solitamente da 50 grammi di cocaina più quantitativi variabili di marijuana.
Il fornitore di Delfino: Rizzo Rocco
Al di sopra di Delfino e Curatola nell’ordinanza compare il nome di Rocco Rizzo, identificato come uno dei loro fornitori a monte. È lui che il 10 giugno 2024 viene ripreso dalle telecamere della polizia giudiziaria mentre consegna a Curatola un panetto di cocaina nel cortile dell’abitazione di Delfino — panetto poi rinvenuto identico a quello sequestrato nel deposito di via Siclari Concessa.
La Sicilia nel mirino
Le forniture verso l’isola avvenivano tramite corrieri. L’ordinanza cita espressamente Domenico Cicco e Francesco Sapone come incaricati di trasportare cocaina e marijuana verso soggetti operanti in Sicilia, con i quali Delfino e Curatola intrattenevano «cointeressenze» nel narcotraffico. Nel testo dell’ordinanza si legge che le trasferte siciliane erano organizzate prelevando il materiale dal deposito di via Siclari Concessa, con Curatola che curava personalmente il recupero dei quantitativi da affidare ai corrieri. Un mercato in conto vendita Uno degli elementi che colpisce nell’ordinanza è il modello commerciale adottato: Delfino cedeva la droga «in conto vendita», ovvero senza esigere il pagamento immediato. Segno, scrive il giudice, «che vi fosse affidamento da parte del fornitore sulle capacità dell’organizzazione di commercializzare la droga e onorare i patti». Un debito da 26.000 euro risultava pendente nei confronti di Delfino e Curatola già la mattina del 14 novembre 2023, il giorno dopo il sequestro delle borse con mezzo chilo di marijuana e quasi 300 grammi di cocaina effettuato dalla polizia durante la fuga in autostrada dei fratelli Bevilacqua. «Menomale che c’è Rocco che ci favorisce», diceva Patrizio Bevilacqua intercettato in auto. «Sennò come cazzo dovevamo fare?» .
I numeri del traffico
Nelle sole forniture documentate tra il 2023 e l’inizio del 2024, l’ordinanza certifica sequestri e intercettazioni relativi a partite che nell’insieme ammontano a diverse centinaia di grammi di cocaina e oltre un chilogrammo di marijuana, per un valore di mercato stimabile in decine di migliaia di euro. La frequenza delle forniture e il sistema di credito suggeriscono, secondo l’accusa, un volume di traffico strutturale, non episodico. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha portato all’emissione dell’ordinanza a carico di trentuno indagati. Tra i reati contestati figurano l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con le aggravanti dell’associazione armata e della partecipazione di oltre dieci persone.
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