Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 20:54
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

l’affondo

Strage di Amendolara, monsignor Savino: «Abbiamo toccato il fondo»

Le parole del vescovo di Cassano e vicepresidente della CEI a Famiglia Cristiana: «Pregare, oggi, significa anche denunciare»

Pubblicato il: 11/06/2026 – 19:56
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Strage di Amendolara, monsignor Savino: «Abbiamo toccato il fondo»

ROMA «Bisogna pronunciare una sola parola, nuda, cristiana, civile, necessaria: basta. Abbiamo raschiato il fondo». Non usa giri di parole mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, intervenendo sul tema dello sfruttamento dei lavoratori migranti e del caporalato dopo la tragedia avvenuta ad Amendolara, nella quale quattro uomini hanno perso la vita. Nell’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana nel numero da oggi in edicola, mons. Savino esprime profondo dolore e indignazione per quanto accaduto: «Non possiamo tollerare che persone impoverite vengano consumate nel fuoco della violenza e dell’abbandono. Quanto è accaduto ad Amendolara – sottolinea il prelato – deve diventare uno spartiacque. Da oggi nessuno potrà dire: non sapevo, non riguarda me». Il vicepresidente della CEI tratta anche il tema dell’accoglienza: «Non basta accogliere: è sull’integrazione che ci giochiamo la civiltà e la democrazia», sottolinea, chiedendo politiche fondate sul riconoscimento dei diritti, sulla dignità del lavoro e sulla valorizzazione del contributo umano e sociale dei migranti. Nel suo intervento, il vescovo indica anche alcune priorità concrete: «Invoco uno dei principi più importanti della Dottrina della Chiesa, la sussidiarietà circolare: credenti, parrocchie, associazioni, cittadini, insieme possiamo combattere dal basso questa terribile struttura di dominio – e aggiunge – come cristiani non possiamo celebrare l’Eucaristia e restare indifferenti davanti a questi corpi bruciati. Pregare, oggi, significa anche denunciare». Mentre alla politica chiede «di esserci, con tutta la sua forza. Non solo dopo il sangue, ma prima. Serve presenza nelle sacche di precarietà, dove il caporalato mette radici, nei luoghi di reclutamento, nelle campagne, nelle filiere, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi».

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x