Reggio Calabria, arrestato sindacalista Confsal-Fismic. «Voleva controllare le assunzioni alla Hitachi Rail». Tre in carcere
Secondo la Dda di Reggio Calabria avrebbe fatto pressioni per imporre lavoratori vicini alla propria area nelle aziende dell’indotto

REGGIO CALABRIA Un presunto sistema di pressioni e intimidazioni per condizionare le assunzioni nello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria sarebbe sfociato in una serie di incendi dolosi ai danni di due sindacalisti rivali. È questa l’ipotesi della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di tre persone, eseguito dalla Squadra Mobile in mattinata.
In carcere sono finiti Maurizio Chiarolla, sindacalista della Confsal-Fismic, insieme a Salvatore Aricò e Roberto Puglia. Il giudice per le indagini preliminari Claudia Colli ha disposto nei loro confronti la custodia cautelare in carcere contestando, a vario titolo, i reati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e danneggiamento seguito da incendio. L’interrogatorio di garanzia è stato fissato per il prossimo 16 giugno.
Il presunto movente
Secondo gli investigatori, Chiarolla avrebbe esercitato ripetute pressioni nei confronti dei vertici della Phoenix Logistic, società dell’indotto Hitachi Rail, affinché venissero assunti lavoratori vicini alla propria area sindacale. Richieste che sarebbero rimaste senza esito. Le tensioni sarebbero poi esplose quando il sindacalista avrebbe scoperto che i rappresentanti di Cisl e Uil, Antonio Hanaman e Gabriele Labate, stavano intrattenendo rapporti con l’azienda senza il suo coinvolgimento. Da qui, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe maturata la decisione di colpirli incendiando le loro automobili.
Gli incendi e le intercettazioni
I fatti risalgono alla notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025. Alle 4:36 del mattino una Volkswagen riconducibile ad Antonio Hanaman viene incendiata in via Modena San Sperato; pochi minuti dopo, in via Nicola Furnari, viene data alle fiamme anche la Jeep di Gabriele Labate. Fondamentali per l’inchiesta sarebbero state le intercettazioni telefoniche e ambientali. La sera precedente agli incendi, Chiarolla avrebbe incontrato Roberto Puglia e convocato con urgenza Salvatore Aricò. In una conversazione captata dagli investigatori, il sindacalista avrebbe pronunciato la frase «entro domani si deve fare», parlando anche della necessità di andare a «vedere le macchine». Il giorno successivo, sempre secondo gli atti dell’indagine, Aricò avrebbe contattato Chiarolla dicendo soltanto: «Stamattina sono tornato».
Le accuse della DDA
L’ordinanza cautelare sostiene che i tre indagati avrebbero minacciato Hanaman e Labate affinché rinunciassero a qualsiasi iniziativa sindacale che potesse ostacolare l’assunzione di lavoratori sponsorizzati da Chiarolla nelle aziende operanti all’interno del polo Hitachi Rail. Gli arrestati sono inoltre accusati dell’incendio delle due vetture, mentre un quarto indagato, ritenuto dagli investigatori l’esecutore materiale dei roghi, non è stato raggiunto da misura cautelare dopo il rigetto della richiesta di arresto da parte del gip.
Un’inchiesta che coinvolge anche la politica
La vicenda assume rilievo anche sul piano politico. Maurizio Chiarolla era infatti candidato del centrosinistra alla presidenza della V Circoscrizione Reggio Centro-Sud nelle recenti elezioni comunali del 24 e 25 maggio. L’indagine, inoltre, trae origine da un’altra presunta tentata estorsione che vede coinvolto lo stesso sindacalista e che riguarda l’incendio dell’auto di Nunzio Blandini, manager della Miri Spa, società operante in subappalto per Hitachi Rail. Anche in quel caso, secondo la Procura antimafia, l’obiettivo sarebbe stato quello di imporre assunzioni e impedire il licenziamento di lavoratori iscritti alla Confsal-Fismic. (redazione@corrierecal.it)
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