Il traffico di droga da Siderno a Catania, il contatto vicino ai Commisso e la cocaina a 28mila euro al chilo
Nelle carte dell’inchiesta “Abisso” l’incontro al Centro Sicilia con Antonio Scartò, ritenuto vicino alla ’ndrina di Siderno

LAMEZIA TERME L’abisso tra la Calabria e la Sicilia orientale. Dentro, un vasto e organizzato traffico di droga, come già documentato in tante altre operazioni recenti. Perché il filo che collega le due regioni non è uno solo e, soprattutto, pare non finire mai. L’ultima operazione, denominata appunto “Abisso”, ne è la prova tangibile, almeno in questa fase preliminare. I numeri dell’operazione della Guardia di Finanza di Catania lo certificano: nel corso delle attività sono stati eseguiti diversi sequestri di stupefacenti in più fasi, per un totale di circa 25 chilogrammi tra cocaina, hashish e marijuana, con l’arresto in flagranza di quattro persone. In tutto sono 15 gli arresti nelle province di Catania, Cosenza, Lecce, Prato, Reggio Calabria e Siracusa, oltre che a Malta, dove è stato emesso un mandato di arresto europeo.
Sicilia-Calabria
Ma nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip di Catania Anna Maria Castaldi, emerge un presunto canale di approvvigionamento che avrebbe portato il gruppo criminale investigato a guardare verso la Calabria, e in particolare verso la Locride, per reperire partite di stupefacente da immettere nei circuiti di vendita tra Sicilia e Malta. Tra gli indagati, infatti, figurano due calabresi: Giuseppe Curciarello, nato a Locri e residente a Siderno, e Antonio Scartò, detto “Paco”, nato a Siderno e residente a Caulonia, entrambi indicati in relazione al capo d’imputazione legato al tentativo di importare quasi due tonnellate di cocaina lasciate in mare. Gli inquirenti della Dda di Catania, nel corso delle indagini, avrebbero ricostruito una serie di contatti tra gli esponenti del gruppo che avrebbe agito al fine di agevolare l’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi e avrebbe rifornito di droga il gruppo “Borgata” del clan Santa Panagia di Siracusa, e alcuni calabresi.

Il contatto con il calabrese vicino ai Commisso
Uno dei passaggi centrali dell’ordinanza riguarda un incontro avvenuto il 15 dicembre 2022 nei pressi del centro commerciale Centro Sicilia. Secondo la ricostruzione della Polizia giudiziaria, Vasta avrebbe incontrato alcuni fornitori. All’appuntamento avrebbero partecipato i fratelli Mario Carmelo e Sebastiano Cambria e il calabrese Antonio Scartò, indicato nelle carte come «persona gravata da precedenti in materia di stupefacenti e vicina alla ’ndrina dei Commisso di Siderno».
Lungo il tragitto verso il luogo dell’appuntamento, Vasta dialoga con i fratelli Cambria. Per gli investigatori, da quelle conversazioni emergerebbe che l’incontro aveva ad oggetto una fornitura di droga. Nelle intercettazioni, il gruppo ragiona sui rischi dell’operazione, sui soldi e sulla disponibilità dello stupefacente. «Rischi tutto tu», dice Vasta, riferendo il contenuto di un dialogo precedente. Poi aggiunge: «Ce l’ha lui, tutto». Passaggi che, nella lettura degli inquirenti, confermerebbero la natura dell’appuntamento e il ruolo del contatto calabrese.
Dieci chili di cocaina a 28mila euro
Dopo l’incontro, sempre secondo quanto riportato nell’ordinanza, Vasta e Cambria discutono delle condizioni dell’approvvigionamento. Scartò sarebbe stato disponibile a vendere dieci chili di cocaina al prezzo di 28mila euro al chilo. Vasta e Cambria avrebbero manifestato interesse all’acquisto, ma a una condizione: poter pagare a credito, con versamenti dilazionati nel tempo. È uno dei primi punti in cui, secondo gli investigatori, il presunto canale calabrese comincia a prendere forma: un contatto della Locride, un incontro in Sicilia, una partita di droga da dieci chili e una trattativa che gli inquirenti collocano dentro la più ampia rete di approvvigionamento del gruppo. (g.curcio@corrierecal.it)
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