Spesa per investimenti, la “spinta” della Calabria e del Mezzogiorno traina tutto il Paese
Analisi della Corte dei Conti. La nostra regione registra un aumento vertiginoso, anche grazie ai fabbricati ospedalieri

CATANZARO La Calabria che non ti aspetti, il Mezzogiorno che non ti aspetti. Negli ultimi anni sono le regionali del Sud tra cui soprattutto quella calabrese a trainare il Paese per quanto riguarda la spesa per “investimenti fissi lordi” (Ifl), in pratica la spesa per le infrastrutture. E’ quanto segnala una relazione della Corte di Conti nazionale, in particolare delle sezioni riunite di controllo, nell’ambito di un’analisi periodica sull’andamento della finanza pubblica. «Le regioni, che nel 2024 erano risultate pressoché ferme, riprendono una crescita vigorosa (33,6 per cento), trainata in particolare dalle Regioni a Statuto ordinario che invertono decisamente l’andamento rispetto al biennio precedente. L’aumento di spesa per queste ultime vale circa 450 milioni ed è prodotto per il 76,5 per cento da sole due regioni del Sud (Campania e Calabria)», scrive infatti la Corte dei Conti.
Il contesto generale
Sul piano generale – sostengono i giudici contabili – «l’analisi mostra che, dopo una lunga fase di contrazione culminata nel 2018, gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione hanno intrapreso un forte ciclo espansivo, raggiungendo, nel 2025, il livello di 86,7 miliardi (3,8% del Pil). In questo contesto, le amministrazioni locali hanno assunto un ruolo centrale, contribuendo in misura prevalente alla crescita della spesa con 48,2 miliardi di pagamenti. I Comuni, in particolare, hanno sostenuto quasi 22 miliardi di investimenti fissi lordi, in aumento di oltre il 14% rispetto al 2024. I dati mostrano significative differenze territoriali, con una decisa accelerazione nel Mezzogiorno (+19%) e nelle Isole (+20%), pur in presenza di divari, in termini assoluti, ancora rilevanti rispetto al Nord».
Il dettaglio territoriale
Il maggior dettaglio territoriale offerto dall’aggregazione dei dati su base regionale – rimarca la Corte dei Conti – «mostra che, nel 2025, in dieci regioni è stato prodotto il 69 per cento degli “investimenti fissi lordi” (15,1 miliardi). Si tratta degli ambiti regionali in cui i Comuni hanno cumulato pagamenti superiori a 1 miliardo. Rappresentano circa il 67 per cento del territorio nazionale e l’82 per cento della popolazione. In tutte le regioni, comunque, la spesa risulta incrementata rispetto al 2024, anche se la forbice delle percentuali di aumento è molto ampia: dall’1,3 per cento degli enti della Liguria al 25,2 per cento della Sicilia. Ben 12 ambiti regionali si collocano al di sopra della media nazionale e in particolare, 7 presentano incrementi superiori al 20 per cento. Tra questi, 4 regioni del Mezzogiorno (Calabria, Puglia, Campania e Sicilia)». «Nel periodo 2019-2024, come evidenziato dalla contabilità nazionale, le amministrazioni locali – si legge ancora nella relazione – continuano a distinguersi per il ruolo centrale rivestito nella dinamica degli investimenti pubblici, con un contributo stabilmente posizionato oltre la metà della spesa delle amministrazioni pubbliche. Un ruolo che non sembrano perdere anche nel 2025 e che si prevede mantengano ancora nell’anno in corso… L’evoluzione dei dati annui relativi al periodo 2019-2024 ha evidenziato quindi una netta ripresa degli investimenti pubblici che ha interessato significativamente anche il livello territoriale di governo e i dati più recenti riferiti al 2025 mostrano come la spinta non si sia attenuata». Per la Corte dei Conti «l’andamento positivo è tuttavia caratterizzato da significative differenze: le regioni, che nel 2024 erano risultate pressoché ferme, riprendono una crescita vigorosa (33,6 per cento), trainata in particolare dalle Regioni a Statuto ordinario che invertono decisamente l’andamento rispetto al biennio precedente. L’aumento di spesa per queste ultime vale circa 450 milioni ed è prodotto per il 76,5 per cento da sole due regioni del Sud (Campania e Calabria) che incrementano significativamente i pagamenti per infrastrutture idrauliche e per beni immateriali. La crescita ha interessato anche i fabbricati ospedalieri nel caso della Calabria. Altre Regioni che presentano un tasso di incremento superiore alla media nazionale sono quelle di piccole dimensioni (Liguria, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata), mentre registrano una contrazione di spesa importante la Puglia (-51,2 per cento), il Piemonte (-18,8 per cento), seguite dal Lazio e dall’Emilia Romagna con percentuali di decremento meno accentuate». (a. cant.)
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