Nasce la Rete Lampedusa per i corridoi lavorativi
Ad annunciarlo è stato Pietro Bartolo

ROMA Una rete nazionale, i cui confini valicano il Paese e arrivano in tutti i Paesi del mondo, riunirà le associazioni – grandi e piccole – che operano per l‘accoglienza e l’inclusione dei migranti. Si chiamerà Rete Lampedusa e sarà presentata il 15 luglio a Roma, dove avrà la sede principale. L’obiettivo è mettere in connessione decine di associazioni e volontari per realizzare dei corridoi lavorativi sicuri che consentano ai migranti di arrivare in Italia con una formazione e, se vogliono, anche di tornare dopo qualche anno. Le associazioni potranno condividere competenze e capacità, favorendo così una più efficace risposta alle richieste di accoglienza ma anche una narrazione sulle migrazioni alternativa a quella caratterizzata da odio e violenza. Ad annunciarlo, nel corso della nona assemblea nazionale della scuola di italiano gratuita per migranti Penny Wirton, è stato Pietro Bartolo, noto come medico di Lampedusa per aver soccorso migliaia di migranti. ”Il 15 luglio a Roma presentiamo la Rete Lampedusa, sarà una rete di associazioni, grandi e piccole – ha detto Bartolo – L’obiettivo è creare un linguaggio nuovo e condiviso sulla migrazione ma soprattutto realizzare corridoi lavorativi. Gli faremo una formazione pre-partenza nel loro Paese, arriveranno a Fiumicino con gli aerei, e non con i barconi a Lampedusa. Andremo ad accoglierli lì e li accompagneremo al lavoro. Abbiamo già fatto accordi con le ambasciate e con le imprese che hanno bisogno di manodopera. E dopo qualche anno, se vorranno ritornare a casa, li riaccompagneremo e potranno contribuire allo sviluppo del loro Paese”. Sul punto, il fondatore della Penny Wirton, Eraldo Affinati, ha sottolineato: ”E’ un progetto di cui c’era la necessità, noi insegniamo l’italiano, che è il primo strumento d’inclusione anche per trovare lavoro, però capita spesso che gli studenti ci chiedano un supporto per trovare lavoro e ciascun volontario cerca di aiutare come può. Con questa rete si crea una nuova opportunità che rende più efficace anche la nostra azione”. Ancora, nel corso della sua lunga testimonianza, Bartolo ha raccontato: ”Giro tutta Europa e ho visto che ci sono migliaia di associazioni che operano ognuna per conto suo. Le metteremo insieme. Ciascuna manterrà la propria prerogativa, ma creando una rete potremo creare una voce sola, un linguaggio unico e, di conseguenza, una narrazione basata sulla verità e non sulle chiacchiere, smontando la logica dell’invasione: una logica ridicola. Lo scorso anno in Italia sono arrivate 186mila persone, un numero che rapportato all’Italia o all’Europa è ridicolo. Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, giustamente, abbiamo accolto in un solo mese 5 milioni di persone, gli abbiamo dato lo status di rifugiato, istruzione e alloggio, come previsto dal regolamento di Dublino e li abbiamo distribuiti in 27 Stati. Giustamente, nessuno ha protestato. Io ci credo, crediamoci tutti insieme. Ce la possiamo fare, noi siamo molti di più”.