Il coraggio di ribellarsi alla ‘ndrangheta e la lotta per la verità: la storia di Peppe Valarioti in “Medma non si piega”
Presentato nella sala Matteotti della Camera il docufilm che ricostruisce la vita di una figura simbolo per la Calabria: «Un modello per i giovani»

ROMA La voglia di riscatto e la forza di ribellarsi al giogo mafioso, di non piegarsi alle regole criminali, in una figura che ha fatto la storia di Rosarno: quella di Peppe Valarioti. Una storia di coraggio e lotta raccontata nel film-documentario “Medma non si piega – la storia sommersa di Peppe Valarioti contro la ’ndrangheta”, presentato nella sala Matteotti della Camera dei deputati, davanti a una platea di rappresenti politici, delle associazioni e cittadini.
L’incontro ha offerto una profonda riflessione sul primo omicidio politico-mafioso della Piana di Gioia Tauro. Valarioti, allora segretario della sezione del PCI di Rosarno, fu ucciso nella notte dell’11 giugno 1980, a soli trent’anni, su ordine dei clan Piromalli e Pesce. La proiezione e il successivo dibattito hanno ricostruito il contesto storico di quel delitto, maturato proprio nel momento in cui quelle consorterie stavano compiendo il “salto di qualità” che ha permesso loro, nei decenni successivi, di estendere le proprie ramificazioni economiche oltre i confini regionali e nazionali.
Il valore del ricordo e della testimonianza
L’iniziativa è stata promossa dalla deputata calabrese del Movimento 5 Stelle, Anna Laura Orrico, la quale ha espresso l’orgoglio di poter ricordare una figura come quella di Valarioti: «E’ un momento di grande orgoglio per me, che sono una deputata calabrese e che quindi la politica la fa in prima persona». «Ricordare una figura come Peppe Valarioti, che purtroppo per troppo tempo è stata dimenticata, è fondamentale perché ci dice tanto su un certo modo di fare politica: quella con la “P” maiuscola, che guarda ai bisogni, ai diritti e alle libertà di chi vive in condizioni difficili, e che vede nella cultura e nell’istruzione le vere leve di crescita e di sviluppo sociale. È una figura che oggi è veramente importante raccontare alle giovani generazioni. D’altronde, lui era un giovane che faceva politica e credeva nella politica al servizio dei cittadini e, per questo ideale, purtroppo ha perso la vita», ha spiegato Orrico
Ai lavori ha preso parte anche il vicepresidente della Camera dei deputati, Sergio Costa, che durante i saluti iniziali ha ricordato come il sacrificio di Valarioti debba rimanere un faro per le istituzioni nella lotta quotidiana contro ogni forma di criminalità organizzata.

La ricostruzione storica
Il docufilm è stato scritto e diretto dal giornalista e regista Gianluca Palma, in stretta sinergia con Giulia Zanfino, Mauro Nigro e Amalia Giordano della casa di produzione indipendente Ugly Films. La realizzazione del progetto è stata possibile grazie alla partnership con l’Anpi provinciale di Reggio Calabria e al sostegno della Fondazione Carical.
«Abbiamo voluto dare un contributo audiovisivo a questa storia», ha spiegato Palma ai nostri microfoni. «La Piana, negli anni ’70, ha visto uno scontro durissimo, soprattutto tra la sezione del Partito Comunista Italiano di Rosarno e la ‘ndrangheta. In quegli anni i clan Piromalli e Pesce stavano diventando fortissimi grazie ai fondi del “Pacchetto Colombo”». La ricostruzione ha richiesto uno sforzo notevole, con un lavoro andato avanti per quattro anni. «Quella di Valarioti è una storia molto complessa», ha proseguito Palma. «Abbiamo impiegato molto tempo anche perché abbiamo deciso di intervistare la maggior parte dei testimoni che lo hanno conosciuto, che hanno lottato con lui e si sono occupati delle vertenze del territorio, oltre alla famiglia che aveva tanto da raccontare. È un caso colpevolmente rimasto impunito dopo 46 anni. Dato che non c’è una verità giudiziaria, noi vorremmo dare un contributo per arrivare quanto meno a una verità storica».
Tra i passaggi più preziosi dell’opera spicca il recupero di audiocassette con la voce di Valarioti: «In questi nastri – spiega il regista – si sente Peppe che insegna filosofia a un suo allievo. Da lì emerge una filosofia del bene comune e per i diritti. Già negli anni ’70, in un territorio povero come Rosarno, la sua era una visione politica di alta etica». Tra le testimonianze più toccanti raccolte nel documentario spiccano quelle delle sorelle di Valarioti e di Carmela Ferro, la sua fidanzata dell’epoca.

Tra i tesori dell’antica Medma
Il titolo stesso dell’opera richiama l’antica Medma, la polis magnogreca che sorgeva proprio nell’area di Rosarno, di cui Valarioti era appassionato. «Lui era appassionatissimo degli studi umanistici» ha spiegato il regista. «In quegli anni, dopo i primi storici scavi di Paolo Orsi del Novecento, a Rosarno si ricominciò a scavare. Peppe abitava nel rione Case Nuove, vicino a delle aree sacre». «La storia di Valarioti – aggiunge Palma – è una storia letteralmente sommersa, così come quella dell’antica Medma, e noi vogliamo riportarla alla memoria».
Un modello per i giovani
A confermare l’impatto emotivo del progetto è stata la testimonianza di Vanessa Ciurleo, nipote di Giuseppe Valarioti: «Vedere oggi la storia di mio zio in un docufilm – ha spiegato ai nostri microfoni – è una grande emozione. Ci fa molto piacere che, dopo 46 anni, stia venendo a galla una storia rimasta per lungo tempo dimenticata. Forse è arrivato il momento di farla conoscere a tutti». Per la nipote, la figura dello zio ha un valore intimo profondo: «Io lo dico sempre: per me mio zio è stata una bussola. Penso sempre a lui quando devo fare una scelta, ed è stata la persona che è riuscita più di tutte a formare la mia coscienza morale e civile. Spero che questa storia possa far breccia anche tra i ragazzi e i giovani che cercano un punto di riferimento, perché secondo me Peppe è il modello giusto».
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