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Cosenza, l’allarme di Federprivacy: «Deepfake e dati personali, i rischi aumentano»

Lo racconta al Corriere della Calabria il presidente di Federprivacy Nicola Bernardi, intervenuto a margine di un convegno

Pubblicato il: 03/07/2026 – 8:12
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Cosenza, l’allarme di Federprivacy: «Deepfake e dati personali, i rischi aumentano»

COSENZA Foto e video frutto di intelligenza artificiale, profili falsi, deepfake. Le insidie sul web si moltiplicano così come i casi di utenti truffati. Sulla rete spesso si racconta una verità artificiale, ci sono stanze in cui tutto non è come sembra. I più attenti riescono a barcamenarsi, quelli meno esperti rischiano di lasciare tracce apparentemente invisibili utili agli hacker a tratteggiare l’identikit del target da colpire. «I deepfake riescono a far credere vero quello che invece vero non è, come la richiesta di denaro ricevuta da una persona che riteniamo di conoscere e che invece nasconde un criminale deciso ad storcere del denaro». E’ quanto racconta al Corriere della Calabria, il presidente di Federprivacy Nicola Bernardi, intervenuto a margine di un convegno ospitato a Cosenza e dedicato anche al tema della cybersicurezza.

Il web e i minori

«I minori sono le vittime più vulnerabili, possono pensare di interagire con un coetaneo, senza immaginare di avere a che fare con un pedofilo. Questi purtroppo sono alcuni degli effetti negativi dell’intelligenza artificiale che oltre ai benefici introduce tutta una serie di fattori di rischio per gli utenti». Quali sono le misure necessarie da adottare? «Ogni misura è sicuramente buona, però le regole rispettano le persone oneste, i criminali senza scrupoli sono in grado di eludere qualsiasi blocco, anche quello di un bollino che certifichi la presenza di un video o di una immagine frutto di Ai». Ed allora, è opportuno «avviare una campagna di sensibilizzazione».

La protezione dei dati online

Non solo le insidie per i singoli utenti, recenti notizie di cronaca hanno restituito la presenza di pericoli riferiti alla protezione dei dati personali. Gli hacker riescono ad avere accesso a banche dati enormi. «Quando si tratta di situazioni che coinvolgono milioni di utenti possiamo fare ben poco, forse è il caso di cominciare a chiedere di risarcimento dei danni perché procedere con delle semplici segnalazioni al garante è utile, ma forse è anche opportuno dare seguito a delle class action. E’ uno strumento utile per rispondere alle carenze sulle misure di sicurezza in materia di protezione dei dati personali». (f.b.)

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