Attentato a Ranucci, a Lavitola contestata la tentata strage
L’intermediario sarebbe un dipendente del ristorante a lui riconducibile

Telefoni cellulari, computer, tablet, hard disk, documenti e qualsiasi traccia digitale utile a ricostruire i rapporti tra gli indagati e la presunta organizzazione dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. È questo il cuore del decreto di perquisizione personale e domiciliare emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma ed eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo nei confronti di Valter Lavitola, indagato nell’inchiesta sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Il sequestro dei dispositivi
Gli investigatori puntano ad acquisire dispositivi elettronici e documentazione che potrebbero contenere messaggi, fotografie, filmati e altri elementi ritenuti utili a ricostruire il presunto ruolo dell’indagato e i contatti con gli altri soggetti coinvolti. L’obiettivo è verificare l’esistenza di comunicazioni, tracce digitali o riscontri documentali capaci di chiarire la catena di rapporti che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe preceduto e accompagnato l’organizzazione dell’attentato.
Gli indagati e le accuse
Nel procedimento risultano indagati, oltre a Valter Lavitola, anche Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis e Clesio Tavares Gomes. A vario titolo, la Procura contesta loro i reati di concorso nel tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’impostazione della Dda capitolina, Lavitola avrebbe rivestito il ruolo di mandante dell’azione, mentre Gomes avrebbe svolto la funzione di intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell’attentato.
Il ruolo attribuito a Gomes
Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma avrebbero consentito di individuare nel cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes l’anello di collegamento tra il presunto mandante e gli esecutori materiali. Gli investigatori evidenziano che Gomes risulta dipendente dal 2017 della società che gestisce il ristorante “Cefalù Bistrò di Pesce”, esercizio commerciale ritenuto riconducibile a Lavitola. Un elemento che, insieme alle intercettazioni telefoniche e all’analisi delle celle, avrebbe contribuito a delineare il quadro investigativo. Particolare rilievo assumono anche alcune conversazioni intercettate tra la compagna di Gomes e lo stesso indagato, dalle quali emergerebbe come il rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.
Il trasferimento in Camerun
Secondo l’ipotesi investigativa, subito dopo l’attentato Gomes sarebbe stato agevolato nel trasferimento in Camerun, dove tuttora risiederebbe. Una circostanza che, nella lettura degli inquirenti, rappresenterebbe un ulteriore elemento indiziario nel tentativo di ricostruire la rete dei contatti e delle coperture successive all’esplosione. L’inchiesta resta dunque concentrata su due piani: da un lato la ricostruzione dell’esecuzione materiale dell’attentato, dall’altro l’individuazione del movente e del livello decisionale che avrebbe commissionato l’azione. Ed è proprio su questo secondo fronte che si inserisce la perquisizione nei confronti di Lavitola e il sequestro dei dispositivi ora al vaglio degli investigatori.