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IL PROCESSO SAMBA

’Ndrangheta e narcotraffico, la caduta di Pasquino: da Torino al Brasile, gli Assisi e l’arresto con Rocco Morabito

Il gup di Torino riconosce l’ampia collaborazione con la giustizia, ma colloca il 35enne in un quadro di responsabilità piena nel sistema dei traffici tra Sud America ed Europa

Pubblicato il: 09/07/2026 – 18:45
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta e narcotraffico, la caduta di Pasquino: da Torino al Brasile, gli Assisi e l’arresto con Rocco Morabito

TORINO Dalla Torino dei traffici alla latitanza in Brasile, fino all’arresto nello stesso appartamento in cui si trovava Rocco Morabito, “u Tamunga”, storico latitante della ’ndrangheta. È una parabola criminale densa quella di Vincenzo Pasquino, oggi collaboratore di giustizia, che attraversa le motivazioni della sentenza del rito abbreviato dell’operazione “Samba”, depositata dal gup di Torino Giovanna Di Maria.
Quella di Pasquino, però, non è soltanto una delle voci che hanno contribuito a ricostruire il sistema del narcotraffico sull’asse Sud America-Europa, ma è essenzialmente quella di uno dei protagonisti dell’intera inchiesta della Dda di Torino. Nel processo abbreviato “Samba” è stato imputato e condannato a 10 anni di reclusione. Una pena sulla quale ha inciso l’ampia collaborazione resa all’autorità giudiziaria, ma che si inserisce in un quadro di responsabilità penale riconosciuta dal giudice.

Da Volpiano alla collaborazione

Anche perché Pasquino non è affatto un nome banale. Torinese, 35 anni, era considerato un membro di spicco della ’ndrangheta. Già condannato in via definitiva nel processo “Cerbero” per associazione mafiosa, in qualità di appartenente alla locale di Volpiano, fu catturato il 24 maggio 2021 in Brasile insieme al più noto latitante Rocco “Tamunga” Morabito. Dopo la consegna all’Italia, avvenuta nel marzo 2024 a seguito della domanda di estradizione, ha avviato formalmente il suo percorso di collaborazione con la giustizia. Poi il procedimento “Samba”, fino alle condanne in abbreviato.


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Al fianco di Nicola e Patrick Assisi

Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, Pasquino avrebbe partecipato al sodalizio fino al maggio 2021. Il suo ruolo, per il giudice, non sarebbe stato marginale: avrebbe affiancato Nicola e Patrick Assisi in Brasile fino alla loro cattura, avvenuta l’8 luglio 2019, per poi agire per loro conto, relazionandosi con fornitori sudamericani appartenenti anche al Primero Comando da Capital brasiliano e occupandosi del trasferimento della cocaina dal Brasile all’Europa. Nella sentenza, Pasquino viene indicato come soggetto in grado di procacciare ingenti quantitativi di cocaina in Sud America, impartire disposizioni funzionali al disegno criminoso, commissionare consegne di stupefacente e telefoni dedicati al traffico di droga, oltre a intraprendere nuovi rapporti con altri narcotrafficanti.

«L’aggravante dell’agevolazione della ’ndrangheta»

Un profilo che si intreccia anche con la Calabria. La stessa imputazione richiama l’aggravante dell’agevolazione della ’ndrangheta, con riferimento alle locali di Volpiano e San Giusto Canavese. Tra gli episodi contestati figura anche un carico da 15 chili di cocaina che, secondo l’accusa, sarebbe stato trasferito su vettore marittimo dal Brasile al porto di Gioia Tauro. Il passaggio più emblematico resta però quello della latitanza. Pasquino si era reso irreperibile dal novembre 2019 al 24 maggio 2021, quando venne arrestato in Brasile, in un appartamento dell’hotel Eco Summer Tambaú di João Pessoa, insieme a Rocco Morabito. Nell’alloggio, secondo quanto riportato nella sentenza, la Policia Federal sequestrò anche documenti d’identità contraffatti, tra cui uno nella disponibilità di Pasquino, intestato a un cittadino libanese. Per lui il gup ha riconosciuto l’ampia collaborazione resa all’autorità giudiziaria. Pasquino è stato ritenuto responsabile dei reati a lui contestati e condannato, all’esito del rito abbreviato, alla pena di 10 anni di reclusione. (g.curcio@corrierecal.it)

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