Un grande amore e niente più
Una luce, Peppino, che neanche la morte potrà mai spegnere

Il giradischi suona “amare di meno” e Antonella canticchia trasognata; c’è tanta serenità nei preparativi della festa, un’aria che non vedrò più in vita mia.
Mia mamma sfaccenda un po’ emozionata ed io m’intrufolo sornione fra i grandi: l’atmosfera è quella delle feste di quegli anni, pantaloni a zampa di elefante, luci soffuse, occhi grandi e profondi che dicevano tutto.
Gli ospiti non sono ancora arrivati ma siamo felici a casa mia, odore delle pizzelle e dei rustici in forno, porte e finestre spalancate nel quartiere, dove si condivide tutto.
Quando arrivano gli amici di mia sorella si vedono abbracci e baci, si respira l’amicizia, quella vera e fra i ragazzi quell’aria di attesa per quello sguardo a lungo cercato, quella mano appena sfiorata.
Un mondo fatto di parole non dette e di silenzi eloquenti….
Quando la festa entra nel vivo, dopo le solite imitazioni dei professori, lo sfigato che mette i dischi, in genere con occhiali spessi e basso di statura, fa partire lo shake, massimo tre pezzi e presto l’attesa è compiuta, arrivano i lenti!
Mi chiederà di ballare? Si avvicinerà prendendomi per mano? Le ragazze stanno sedute facendo finta di ricomporsi dopo i balli sfrenati.
I bellocci si accasano subito,i medi al secondo turno,gli intellettuali non ballano,seppure lo desiderino molto.
Ed è qui che irrompe lui, Peppino.
Perché quando partono le prime note di “un grande amore e niente più”, lei, che ci aveva pensato da giorni, prende coraggio e tende la mano all’imbarazzatissimo giovanotto con la testa grande: lui, che lo desiderava da tutta la sera, si schemisce con la frase di rito: ma non so ballare…
Alla fine il miracolo si compie ed i due s’incontrano.
Durerà questo “piccolo grande amore”, dell’altro grande di quei tempi, fino a dietro l’angolo.
La vita, con le sue talora orribili evidenze, lo spegnerà troppo presto lasciando a terra chi ci credeva.
Ma nel cuore e negli occhi di quel moccioso, è rimasto quel giradischi e quelle mani unite e, soprattutto, è rimasto quel “grande amore e niente più” per il quale ancora non smetto di dire grazie a quel ragazzo di paese dalla voce nasale, per la scintilla che seppe suscitare:
una luce, Peppino, che neanche la morte potrà mai spegnere.
Champagne in Paradiso!
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