Disabilità in Calabria, il Garante presenta il conto: barriere non abbattute e riforma in salita
Presentato al Polo Mattia Preti il bilancio del secondo anno di mandato di Ernesto Siclari

REGGIO CALABRIA Rampe che non ci sono, percorsi tattili mai realizzati, un lungomare appena rifatto e già fuori norma. È uno dei casi più concreti contenuti nella Relazione annuale 2025 del Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, l’avvocato Ernesto Siclari, presentata al Polo culturale Mattia Preti del Consiglio regionale, alla presenza di rappresentanti istituzionali, del mondo associativo e delle professioni. Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, che ha descritto il documento come una base conoscitiva utile a orientare l’azione delle amministrazioni, più che un semplice resoconto di attività. Cirillo ha anche ricordato la scelta del Consiglio regionale di istituire un Settore dedicato al supporto dell’attività dei Garanti, per mettere questi uffici nelle condizioni di incidere realmente sulle politiche pubbliche.
Il Bilancio dell’attività
Nel bilancio del suo secondo anno di mandato, Siclari ha rivendicato il ruolo di cerniera assunto dal suo ufficio tra i cittadini più fragili e la pubblica amministrazione regionale, sottolineando come diverse sollecitazioni emerse dal territorio abbiano trovato risposta concreta nell’azione della Regione. Ha poi indicato come priorità per il 2026 il superamento della sola logica di rimozione delle barriere architettoniche, a favore di una progettazione degli spazi e dei servizi pensata fin dall’origine per l’accessibilità universale. Il Garante ha definito il 2025 l’anno in cui si è arrivati a conoscere con maggiore precisione le criticità reali vissute dalle persone con disabilità in Calabria, base necessaria per programmare interventi più mirati. Il documento restituisce l’immagine di un Ufficio sempre più radicato sul territorio, con una rete di collaborazioni allargata a enti locali, scuole, università e associazioni, e un aumento delle richieste di intervento e dei momenti di confronto con le famiglie nel corso dell’anno.
Gli interventi istituzionali
Tra gli interventi istituzionali anche quello, in videocollegamento da Strasburgo, dell’eurodeputata reggina Giusi Princi, impegnata nei lavori del Parlamento europeo, che ha inquadrato la Relazione come leva di indirizzo politico e ha richiamato il principio, caro alle Nazioni Unite, del coinvolgimento diretto delle persone con disabilità nelle decisioni che le riguardano. Sul fronte scolastico è intervenuta l’assessore regionale all’Istruzione Eulalia Micheli, mentre per il Comune di Reggio Calabria ha preso parola, alla sua prima uscita pubblica dopo la nomina, la neo assessore alle Politiche sociali Lucia Fio, che ha indicato nella Relazione un riferimento utile per costruire la programmazione sociale della nuova Giunta. A impreziosire il documento, edito da Laruffa Editore, la copertina realizzata da Alessandro nell’ambito del progetto “Blue Out” della cooperativa sociale Intorno a Me 1000 Colori: due occhi che, nelle parole dello stesso Siclari, raccontano lo sguardo fiducioso con cui chi vive la disabilità guarda alle istituzioni.
Barriere sul Lungomare Falcomatà, il Garante bacchetta il Comune
Tra i casi concreti raccolti nella Relazione, il passaggio più duro riguarda proprio Reggio Calabria. Un sopralluogo effettuato ai sensi dell’art. 6 della L.R. 29/2022 lungo il tratto finale del Lungomare “Italo Falcomatà” — oggetto di una riqualificazione recente — ha fatto emergere “manifeste difformità” rispetto alla normativa su accessibilità e barriere architettoniche: a fronte di un solo breve tratto con rampa, il resto del percorso risulta privo di scivoli a norma, e l’intero camminamento è sprovvisto di percorsi tattili e sensoriali per persone non vedenti e ipovedenti. Il punto critico è che si tratta di lavori di edilizia pubblica realizzati nel corso del 2025, quindi recenti. Il Garante richiama il mancato rispetto di una lunga serie di norme — dal D.M. 236/1989 al D.P.R. 503/1996, dalla Legge 104/1992 alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, fino all’obbligo, introdotto dalla Legge 41/1986, per i Comuni di dotarsi del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) — e ha invitato il Comune ad adeguare il Lungomare agli standard di accessibilità universale, installare rampe e percorsi LOGES (Linea di Orientamento Guida e Sicurezza), e verificare le responsabilità progettuali ed esecutive. Siclari annuncia inoltre nuovi sopralluoghi sul territorio comunale nelle prossime settimane. Un altro fronte critico, non solo reggino ma diffuso in più Comuni calabresi, riguarda i contrassegni di sosta riservati alle persone con disabilità presso le rispettive abitazioni: la Relazione denuncia un’interpretazione troppo restrittiva dell’art. 381, comma 5, del Codice della Strada da parte di diverse amministrazioni, che in alcuni casi ha costretto i cittadini a rivolgersi alla giustizia per vedersi riconosciuto il diritto.
Reggio Calabria in cima alla classifica (negativa) povertà-disabilità
Il capitolo dedicato al rapporto tra povertà e disabilità, basato sui dati ADI (Assegno d’Inclusione) 2025, colloca ancora una volta Reggio Calabria in una posizione di rilievo, ma in negativo: tra i 36.538 beneficiari con disabilità in Calabria (su 153.833 individui complessivi in ADI, pari all’1,99% della popolazione regionale contro lo 0,75% nazionale), l’Ambito Territoriale Sociale di Reggio Calabria registra sia la maggiore incidenza di persone con disabilità in ADI rispetto alla popolazione regionale, sia la percentuale più alta in Calabria (2,36%) di persone con disabilità sul totale dei beneficiari ADI del proprio ambito.
La riforma della disabilità: il caso Catanzaro e l’arrivo a Reggio
Un intero capitolo è dedicato alla sperimentazione della riforma nazionale della disabilità, introdotta dal decreto legislativo 62/2024, che dal 1° gennaio 2025 ha avviato in alcune province pilota — tra cui Catanzaro — un nuovo sistema di accertamento centrato sulla persona, con valutazioni centralizzate presso l’INPS e l’introduzione della “valutazione di base”. Il bilancio tracciato dal Garante è netto: il test ha soddisfatto il Ministero per le Disabilità al punto da estendere la sperimentazione a tutto il resto della Calabria nel 2026, ma i riscontri raccolti da associazioni e cittadini raccontano difficoltà concrete — rallentamenti nei tempi di accertamento anziché la velocizzazione promessa, personale non ancora adeguatamente formato, valutazioni disomogenee tra territori e resistenze applicative da parte degli operatori. Il dato che riguarda più da vicino il Reggino: la terza fase della sperimentazione è partita il 1° marzo 2026 e include, oltre a Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, anche la provincia di Reggio Calabria. La riforma, la cui piena entrata a regime nazionale è stata nel frattempo rinviata al 2027, è quindi ora operativa — con le criticità segnalate — anche sul territorio reggino.
Nasce la Rete dei Garanti comunali calabresi
Sul piano istituzionale, la Relazione segnala come passo significativo del 2025 la firma di un Protocollo d’intesa tra il Garante regionale e i Garanti comunali di Crotone (Fiorella Palmieri), Vibo Valentia (Massimo Barbieri), Siderno (Emma Serafino), Paola-Cetraro (Rosa Abramo), Bovalino (Graziella Pollifrone), Casali del Manco (Filomena Cecere), San Lucido (Gianfranco Tosti) e Montalto Uffugo (Desirèe Prete), per costituire una Rete di Coordinamento regionale finalizzata a monitorare le politiche pubbliche locali, promuovere l’inclusione e sostenere i Comuni nell’attuazione di politiche inclusive. Il documento parla di un progetto più ampio per estendere questi presidi di garanzia ad altri Comuni calabresi.
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