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Incendi boschivi: perché non dichiarare l’emergenza in Calabria prima che arrivino anche qui?

“Lo scorso anno la Calabria ha perso, a causa degli incendi, quasi 3000 ettari di boschi e macchie”

Pubblicato il: 13/07/2026 – 8:38
di Francesco Bevilacqua*
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Incendi boschivi: perché non dichiarare l’emergenza in Calabria prima che arrivino anche qui?

Domenica 12 luglio. Percorro la strada provinciale 159/1 che collega Lamezia Terme a Soveria Mannelli. Ho abbastanza anni da ricordare quando l’attuale provinciale era la SS 19 e a fare la manutenzione ordinaria erano i cantonieri, gli uomini in divisa verde dell’ANAS. Erano loro a pulire, in particolare, dalle erbacce le banchine sui lati delle strade ad inizio estate. Vivevano con le famiglie nelle case cantoniere, quelle belle costruzioni color rosso pompeiano poste ai margini delle strade. Oggi la strada è un nastro d’asfalto stretto fra due ali di vegetazione fittissima che arriva quasi a coprire i cartelli. Le condizioni di molte altre sono addirittura peggiori: frane, buche, rifiuti. E proprio queste sono fra le condizioni più gettonate dai piromani per appiccare incendi. Basta gettare dal finestrino un’esca incendiaria e parte il fuoco. Ha ragione Pino Maulcino, del “Comitato Cittadino per la Tutela del Territorio e contro gli Incendi”, nato per sensibilizzare le amministrazioni e la cittadinanza al problema degli incendi boschivi sulla Riviera dei Cedri. È lì, infatti che nei mesi freddi fra il 2025 e il 2026 sono inspiegabilmente bruciati boschi e vaste porzioni di terreni ad Aieta, Tortora, Praia, Scalea, S. Domenica Talao (incendio recente), S. Nicola Arcella, S. Maria del Cedro, Grisolia, Verbicaro, Maierà, Diamante, Belvedere Marittimo, Sangineto, Bonifati etc. Maulcino dice che a far venire la fantasia ai piromani di “pulire” con il fuoco, sono proprio le strade statali, provinciali e comunali lasciate in quelle condizioni. A volte l’alibi del piromane è disarmante: “Tutta quella vegetazione riga le macchine, copre la vista”. Naturalmente, vi sono molti altri “alibi” per far scoppiare un incendio. Bene che vada sono i contadini che, in barba al divieto decretato dalla Regione di accendere fuochi liberi nelle campagne da giugno a settembre, bruciano sfalci, arbusti, stoppie: basta una folata di scirocco (il vento preferito dagli incendiari) per trasformare la “pulizia” del fondo in una catastrofe inarrestabile. Poi ci sono i pastori, specializzati nel bruciare i pascoli secchi per far ricrescere più in fretta l’erba fresca. E poi ci sono i piromani delinquenti, quelli che lo fanno con dolo, per vandalismo, per vendetta, per dispetto, talvolta anche per disagio mentale. Capito questo, si potrebbe prevenire in gran parte l’arrivo dei roghi estivi facendo rispettare le leggi, con un serio controllo del territorio anche sotto questo specifico punto di vista, decespugliando i margini delle strade, eliminando i rifiuti, manutenendo le strisce frangifuoco create al tempo della forestazione, facendo una pianificazione seria delle operazioni di spegnimento, oggi affidata ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile, alle squadre di Calabria Verde, a quelle delle associazioni di volontariato.  Sono di questi giorni le prime grandi emergenze per gli incendi estivi in Europa. In Spagna, l’Andalusia è stata messa in ginocchio da un incendio che ha percorso una intera vallata con morti, feriti, dispersi e 1400 evacuati. In Italia, in Piemonte, la val d’Ossola conta oltre 100 sfollati e 600 ettari di foreste andati in fumo. Mentre Sicilia e Sardegna sono alle prese proprio in queste ore con altri gravi roghi. Ce n’è abbastanza per capire che a giorni il fuoco comparirà anche in Calabria, come sempre.
Lo scorso anno la Calabria ha perso, a causa degli incendi, quasi 3000 ettari di boschi e macchie. Sembra impossibile porre rimedio al fenomeno. Sicché, sono in molti a pensare che sarebbe meglio organizzare un serio piano di prevenzione piuttosto che attendere il momento in cui i piromani, “svegliati” dalle notizie date dai telegiornali (perché l’emulazione ha un ruolo fondamentale in questo genere di fenomeni). Come è accaduto sul Parco Nazionale del Pollino, dove sono state stanziate somme cospicue per i “contratti di responsabilità” con enti ed associazioni e per campagne di sensibilizzazione. E, se non fossimo ancora ben pronti, perché non decretare lo stato d’emergenza ora, prima che gli incendi arrivino in modo massiccio anche in Calabria? Si potrebbero così allertare, con procedure emergenziali, le forze dell’ordine perché tutte, nessuna esclusa, presidino anche a questo specifico scopo il territorio, controllando che i divieti vigenti vengano rispettati e segnalando gli incendi quando è ancora possibile spegnerli con rapidi raid delle squadre a terra.

*Avvocato e scrittore

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