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Dalla Sa-Rc a Re Alboino: il trionfo del “Non Finito” nel cervello del generale e delle sue truppe amebe

Il leader di Futuro Nazionale ha brevettato “l’intervista specchio”, a domanda si risponde con altra domanda

Pubblicato il: 14/07/2026 – 10:34
di Ennio Stamile
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Dalla Sa-Rc a Re Alboino: il trionfo del “Non Finito” nel cervello del generale e delle sue truppe amebe

Il noto leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha brevettato una nuova e micidiale arma tattica di comunicazione di massa: “l’intervista specchio”, a domanda si risponde con altra domanda. L’ultima puntata della trasmissione “In Onda” condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, è finita con il botto. Non poteva terminare altrimenti quando si invita un generale. Altro che i prodigi illusionisti del mago Silvan, roba d’altri tempi, Vannacci ha dimostrato che le vecchie regole del giornalismo occidentale – quelle noiose secondo cui chi sta seduto dietro la scrivania fa le domande e l’ospite risponde – sono ormai un retaggio del “mondo al contrario”. Tutto è iniziato quando il generale, visibilmente infastidito dai tentativi di indagare sulla sostenibilità economica delle sue proposte politiche (quali la revoca di passaporti e piani di remigrazione di massa), ha estratto il suo scudo ipersonico megagalattico di ultimissima generazione, che quello di Capitan America a confronto sembra ridicolo: “Io non faccio il ragioniere!”. Di fronte all’insistenza della conduttrice, che cercava di capire dove trovare i fondi manco fosse una noiosa burocrate di Bruxelles, Vannacci ha gelato lo studio con un quesito fondamentale per la stabilità economica del Paese: “Ma lei, Marianna Aprile, si riconosce come italiana?”. La risposta della giornalista (“Sono meticcia, siamo mediterranei”) ha scatenato il panico nei radar del comando strategico del Generale. Le sue truppe amebe stanno tuttora decodificando se la parola “meticcia” sia un codice segreto dei maranza o un attacco diretto alla purezza della razza mangia spaghetti al pomodoro.
Questo corpo speciale, selezionato accuratamente per la totale assenza di struttura ossea, complessità neuronale e memoria storica superiore alle sei ore, giusto il tempo per ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo e a cena, rappresenta l’arma definitiva del Generale nella guerra contro il “mondo di dritto”. Ma il vero capolavoro di antropologia militare è arrivato subito dopo: per dimostrare scientificamente l’assurdità del meticciato mediterraneo, il generale ha sfoderato l’artiglieria pesante, ricordando alla conduttrice che “noi siamo un insieme di popoli, sono arrivati pure i Longobardi. In quegli anni la popolazione straniera era del 4%!”. Un’intuizione storica folgorante, che ha immediatamente chiarito il quadro geopolitico attuale. Secondo le mappe genetiche di Futuro Nazionale, infatti, l’italiano medio non è affatto un mix di culture marine, ma il fiero e diretto discendente di Re Alboino, nato e cresciuto a Pavia nel VI secolo, con una naturale predisposizione per le pianure nebbiose e l’odio per l’asfalto drenante. Sì, proprio quello, che sulla nostrana autostrada, l’eterna non finita, per adeguarsi allo stile non finito delle architetture periferiche calabresi, in alcuni tratti viene rifatto in estate proprio perché c’è più traffico e più caldo. Più geniale di così! Sentendosi in un ambiente ostile, il leader politico ha subito denunciato l’atmosfera: “Siamo in un poliziesco americano?”, attendendosi probabilmente da un momento all’altro l’ingresso di un poliziotto buono con le ciambelle. Pronta la replica della conduttrice, che ha provato a ristabilire le gerarchie: “Qui i ruoli sono ben definiti, io faccio le domande”. Una rigidità professionale, quella della giornalista, che mina chiaramente la libertà d’espressione di chi vorrebbe semplicemente andare in televisione a fare i quiz di genealogia medievale agli intervistatori. Le agenzie segnalano, inoltre, che durante il dibattito su tutele e reati specifici, si sia sfiorato l’incidente diplomatico-temporale su Antonio Gramsci. All’osservazione sul fatto che il celebre pensatore fosse morto in carcere sotto il regime fascista, il Generale avrebbe liquidato la faccenda con un serafico “Ci fa piacere”, confermando che la cortesia istituzionale e la simpatia per i sardi restano i pilastri del suo programma per il futuro della nazione. Gli analisti geopolitici concordano: la strategia è vincente. Dai tempi di Giulio Cesare – o forse di Teodolinda – nessuno applicava il “Veni, vidi, chiesi io” con tanta disinvoltura. La prossima mossa politica di Futuro Nazionale è già scritta: presentarsi alle elezioni con un programma privo di coperture finanziarie, sostituendo la nota di aggiornamento al DEF con un test del DNA celtico-longobardo obbligatorio per tutti i giornalisti della penisola. Ma il fatto che ha sorpreso di più gli storici è il seguente: è apparsa sui Social una missiva con tanto di stemma araldico “dall’oltre l’oltretomba”, con tanto di utilizzo dei noi maiestatis, da parte del re Rotari che recita così: “Sentirci citare in prima serata come scudo genetico contro l’identità mediterranea ci ha lasciati basiti”, si legge nel preambolo del documento araldico. “Noi siamo scesi in Italia nel 568 d.C. per saccheggiare, conquistare e, laddove possibile, integrarci con le popolazioni locali tramite opportuni matrimoni d’interesse. Definirci “unici responsabili della non-mediterraneità” da parte di Marianna Aprile è storicamente inesatto e, onestamente, offensivo nei confronti dei nostri storici alleati Gepidi e Turingi”. Particolarmente dura la chiosa finale sul passaggio dedicato ad Antonio Gramsci. “Noi avevamo introdotto codici di leggi severissime, come l’Editto di Rotari, che introduceva il guidrigildo per evitare le faide. Anche per i nostri standard, liquidare la morte in prigione di un filosofo sardo con un “ci fa piacere” da parte del generale Vannacci, è parso un tantino privo di cavalleria. Perfino noi, quando tagliavamo la testa ai nemici per berci il vino dentro, lo facevamo con un certo rispetto istituzionale”. Missiva a parte, in ultima analisi, il titanico scontro televisivo ha dimostrato che la vera arma segreta del generale – e del compatto blocco elettorale che lo segue ciecamente – non è la strategia militare, ma una dote assai più comune e impermeabile: una faccia tosta di proporzioni stratosferiche, sorretta da una totale, fiera e granitica ignoranza della storia e della politica. Il vero miracolo, tuttavia, risiede nell’elettorato. Chi vota il Generale non lo fa nonostante questa colossale ignoranza, ma a causa di essa. È il trionfo dell’identità per sottrazione: meno si sa, più si è duri e puri. esattamente come gli idioti. Eh già aveva ragione De Gregori, caro generale se superi la collina del buon senso e della logica, alla fine trovi sempre la notte che è crucca e assassina. (redazione@corrierecal.it)

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