Rende, esplode la guerra dei semafori: Bilotti e Calvelli (GenerAzione) chiedono lo stop dei cantieri
Il gruppo di minoranza intima il blocco immediato dei lavori per il nuovo impianto viario tra via Lenin e via Allende

RENDE Esplode la “guerra dei semafori” a Rende. Il gruppo GenerAzione intima lo stop immediato ai lavori per il nuovo impianto viario tra via Lenin e via Allende. Sotto accusa il “muro di gomma” sugli atti negati e un progetto che sembrerebbe ignorare la piena accessibilità.
Lo strappo istituzionale sulla viabilità cittadina
La sostituzione della rotatoria con un impianto semaforico tra via Lenin, via Papa Giovanni XXIII e via Salvador Allende scatena una durissima battaglia politica. L’avvio dei lavori, disposti dal comando di Polizia Locale a partire dal 15 luglio, ha innescato l’immediata reazione del gruppo consiliare GenerAzione, che esige il blocco immediato delle ruspe. Al centro dello scontro non c’è solo la rivoluzione della mobilità urbana, ma una denuncia frontale contro la gestione opaca delle procedure amministrative e il sistematico rifiuto di fornire la documentazione tecnica alle minoranze.
«Avevamo nei giorni scorsi presentato formale richiesta di accesso agli atti – dichiara il capogruppo Giovanni Bilotti – chiedendo di conoscere le motivazioni tecniche della scelta, gli studi sul traffico, le valutazioni sulla sicurezza e il progetto dell’opera. A distanza di settimane non abbiamo ricevuto alcuna risposta. È un comportamento che mortifica il ruolo del Consiglio comunale e priva i cittadini del diritto di conoscere le ragioni di una scelta che inciderà profondamente sulla mobilità cittadina.»
L’affondo sulle barriere architettoniche e l’accessibilità
La protesta di GenerAzione supera i confini del metodo politico per investire direttamente il merito tecnico dell’opera. L’accusa mossa all’esecutivo è pesante: aver progettato nel 2026 un’infrastruttura pubblica che rischierebbe di tagliare fuori i cittadini più fragili, violando le normative fondamentali sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali.
«Per quanto risulta dalla documentazione disponibile – prosegue Bilotti – il nuovo impianto sembrerebbe non prevedere dispositivi acustici per consentire l’attraversamento in sicurezza delle persone cieche e ipovedenti. Inoltre chiediamo che venga verificata la piena conformità di tutti gli attraversamenti pedonali alla normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche, affinché marciapiedi, rampe, percorsi tattili e sistemi di attraversamento siano realmente accessibili a tutti.»
Sotto accusa il “Metodo” della maggioranza
Secondo l’opposizione, il caso di via Lenin non è che l’ultimo capitolo di una prassi unilaterale che caratterizza l’intero mandato della giunta, contrassegnata da decisioni calate dall’alto e totale indisposizione al confronto democratico.
«Questa vicenda, però, non rappresenta un episodio isolato», osserva Bilotti. «È l’ennesima conferma del metodo con cui questa Amministrazione ha governato nel suo primo anno di mandato. Lo abbiamo visto con gli accessi agli atti sistematicamente ignorati o riscontrati con ritardi incompatibili con il ruolo di controllo dei consiglieri comunali. Lo abbiamo visto con documenti trasmessi all’ultimo momento, talvolta poche ore prima delle Commissioni o del Consiglio comunale, impedendo un esame serio e consapevole dei provvedimenti. Lo abbiamo visto con decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita della città – dalla viabilità di Roges alla chiusura di Via Rossini – assunte senza un reale involvement dei cittadini, dei commercianti e delle categorie direttamente interessate. Oggi assistiamo allo stesso copione: si apre un cantiere mentre chi rappresenta i cittadini continua a non conoscere gli atti sui quali quella scelta si fonda. Non è soltanto un problema di trasparenza amministrativa; è un modo di intendere il governo della città che considera il confronto un ostacolo anziché un valore e riduce il Consiglio comunale a prendere atto di decisioni già assunte.»
Bilotti respinge con forza i tentativi di pacificazione formale proposti dal vertice dell’amministrazione, rovesciando le accuse di scarsa collaborazione.
«È inutile – conclude Bilotti – che il Sindaco continui a chiedere all’opposizione di essere costruttiva se poi il primo a fare ostruzionismo istituzionale è proprio chi governa. Noi abbiamo esercitato il nostro ruolo con responsabilità, presentando accessi agli atti e richieste di chiarimento. In cambio abbiamo ricevuto soltanto silenzio. Un’opposizione può essere costruttiva solo se la maggioranza è trasparente e rispetta il diritto dei consiglieri di conoscere gli atti prima che le decisioni diventino definitive.»
La richiesta di moratoria per evitare danni erariali
La richiesta di sospendere i lavori risponde anche alla necessità di prevenire eventuali sprechi di denaro pubblico qualora l’opera dovesse rivelarsi non conforme alle leggi vigenti, costringendo l’ente a onerosi interventi di adeguamento successivi.
«Non chiediamo di fermare lo sviluppo della città – afferma Adriana Calvelli – ma di evitare che si realizzi un’opera che potrebbe presentare criticità e che, se confermate, costringerebbero successivamente il Comune a intervenire con ulteriori spese pubbliche. La trasparenza viene prima dei cantieri, perché quando si governa una città il metodo conta quanto il risultato.»