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Tribunale di Catanzaro, Spadaro si insedia: «Da qui può partire un nuovo corso per la giustizia»

Il neo presidente: «Qui il mio cuore batte più forte. Lasciamoci alle spalle la conflittualità del referendum». Il toccante ricordo del padre e il toccante ringraziamento alla moglie

Pubblicato il: 15/07/2026 – 14:02
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Tribunale di Catanzaro, Spadaro si insedia: «Da qui può partire un nuovo corso per la giustizia»

CATANZARO «Sono sinceramente emozionato, perché nella vita accadono cose così peculiari e straordinarie da dare un senso di compiutezza al proprio percorso professionale, se non addirittura al proprio percorso di vita. Diventare presidente del Tribunale della mia città, dove sono nato e ho vissuto fino a 49 anni, è un grande onore e avverto il peso di un’enorme responsabilità». Lo ha detto il magistrato Giuseppe Spadaro nel suo intervento di insediamento da presidente del Tribunale di Catanzaro. Una cerimonia intensa e a tratti davvero emozionante, soprattutto per le parole di Spadaro, che torna nella sua città di origine dopo una lunghissima carriera. «So bene – ha aggiunto Spadaro – che si tratta di un ufficio giudiziario distrettuale con un carico di lavoro notevole, soprattutto in rapporto all’organico dei magistrati, già sottodimensionato, e che il continuo turnover dei giovani colleghi crea inevitabili difficoltà. Nessuno ha la bacchetta magica e spero di non deludervi. Quello che posso fare, con estrema umiltà, è ascoltare tutti, condividere tutto e poi decidere. Nelle mie precedenti esperienze direttive ho imparato che disponibilità, condivisione, attenzione, comprensione e, perché no, cura e affetto per tutti i colleghi, togati e onorari, così come per il personale amministrativo, che preferisco chiamare collaboratori amministrativi, sono qualità indispensabili per svolgere una funzione di servizio».

«Umanità ed efficienza non sono valori alternativi»

Spadaro poi ha aggiunto: «Gli avvocati non sono nostri avversari, così come non lo sono i pubblici ministeri, siamo tutti protagonisti della giurisdizione. In queste aule dobbiamo pretendere insieme che ci vengano forniti mezzi e risorse adeguati per celebrare processi civili e penali giusti e celeri. Una sentenza di condanna dopo molti anni non è una buona giustizia; ma ancora meno lo è una sentenza di assoluzione che arriva dopo un tempo eccessivo. L’efficienza non è un valore soltanto organizzativo. Una giustizia che decide in tempi ragionevoli tutela meglio i diritti delle persone. Umanità ed efficienza non sono valori alternativi: una giustizia più vicina alle persone è anche una giustizia più efficace. Nessuno è un nemico. Anche il nostro interlocutore ministeriale dovrà ascoltarci, perché solo insieme possiamo affrontare le difficoltà. Sarò a disposizione di tutti e cercherò di accogliere le esigenze di ciascuno. Ma eserciterò anche il ruolo che il Consiglio Superiore della Magistratura mi ha affidato, assumendo le decisioni che riterrò migliori per il servizio giustizia e per l’organizzazione del Tribunale. Quando presentai domanda per Catanzaro, molti colleghi di Trento e Bologna rimasero perplessi. Sono città che da anni si contendono i primi posti per qualità della vita e la sede giudiziaria di Trento è un piccolo Eden. Ma qui il cuore batte più forte e io voglio provarci. Ci metterò tutto l’impegno di cui sono capace. So bene che, senza una sezione in più e senza un rafforzamento dell’organico, sarà molto difficile. Ma voglio provarci ugualmente».

Il messaggio all’Avvocatura

Spadaro si è poi rivolto all’avvocatura: «Con molti di voi ci siamo laureati insieme all’Università di Catanzaro e siamo cresciuti professionalmente insieme. Quando eravamo studenti risuonava ancora l’eco della straordinarietà di questa sede giudiziaria, conosciuta a livello nazionale. Sentivamo parlare di modelli di magistrati e avvocati. Grandi avvocati e grandi signori, che quando accadeva qualcosa interloquivano con i presidenti e insieme trovavano la migliore soluzione. So che in tutta Italia quel clima è in linea con il mutato, non sono un ingenuo, ma dobbiamo riconoscerlo, dobbiamo avere l’onestà intellettuale di farlo. Se è mutato, la colpa è di noi tutti, magistrati e avvocati, perché abbiamo consentito che questo clima così acceso e concettuale ci coinvolgesse. In un contesto del genere, purtroppo così diffuso nel mondo giudiziario, rischia spesso di emergere chi esaspera la contrapposizione e lo scontro, anziché il professionista equilibrato, tecnicamente preparato e trovato il buon senso. Con il referendum costituzionale spero si sia raggiunto l’acme di questa scellerata conflittualità. Credo – ha proseguito il presidente del Tribunale di Catanzaro – sia giunto il momento di far riemergere quelle caratteristiche di cui Catanzaro era un emblema in entrambe le categorie. E io sono convinto, voglio crederci, che proprio da Catanzaro potrà iniziare un nuovo percorso per l’intera giustizia. Vi prego, avvocati, ve lo chiedo con tutta la sincerità che spero vi contraddistingua. Siate al mio fianco, venite a parlarmi prima di scrivere, come facevano i vostri maestri. Vi prego di non allontanarvi e di non andare, rimanete con me: uniamoci pur nella diversità dei ruoli, perché questo è il nostro mondo, la nostra vita».

L’angolo della memoria

Infine, il momento più toccante dell’intervento di Spadaro, con i ricordi legati a Catanzaro e il ringraziamento alla moglie, presente alla cerimonia, e alla sua famiglia: «Ero un bambino quando mio padre, che lavorava in polizia tenendomi per mano e passeggiando in Piazza Matteotti, proprio qui di fronte, mi diceva “vedi Pino, qui viene spesso papà e lavora per i giudici. Quanto vorrei che un giorno diventassi uno di loro”. E poi, dopo alcuni anni, divento uno di loro. E in questo palazzo incontrai una donna fuori dal comune: grazie per avermi supportato, sostenuto e principalmente sopportato. Per me – ha concluso il presidente del Tribunale di Catanzaro – è come essere stato nominato primo presidente della Corte di Cassazione, dove voi tornate da dove tutto è iniziato. Qui il cuore batte più forte». (a. cant.)

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