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il racconto

«Il G8 di Genova mi ha devastato. Quel giorno sono morto un po’ anche io. Non merito questo inferno»

Il catanzarese ex ausiliario dei carabinieri che sparò a Carlo Giuliani: sono stato abbandonato da tutti

Pubblicato il: 17/07/2026 – 12:18
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«Il G8 di Genova mi ha devastato. Quel giorno sono morto un po’ anche io. Non merito questo inferno»

ROMA «Un po’ sono morto anche io quel giorno. Sono stato abbandonato da tutti. Il G8 di Genova mi ha devastato. Ho servito lo Stato, non merito questo inferno». Così, in un’intervista a “La Repubblica”, Mario Placanica, 45 anni, l’ex carabiniere ausiliario di Catanzaro che il 20 luglio 2001, al G8 di Genova, sparò a Carlo Giuliani. Accusato di omicidio, è stato assolto per uso legittimo delle armi e legittima difesa. Placanica racconta che di quei giorni del G8, dopo 25 anni, ricorda «ogni istante». Dice che era in servizio da meno di un anno «Ero un pessimo tiratore». Racconta di lui a bordo della jeep Defender, che doveva portarlo all’ospedale perché intossicato dai gas lagrimogeni sparati dalle forze dell’ordine. Placanica ricorda l’assalto dei manifestanti al mezzo: «Ho sparato per allontanarli. Due volte, più in aria possibile. Non ho preso la mira». Il processo ha stabilito che uno dei due proiettili ha colpito un sasso ed è stato deviato sul volto di Giuliani. Placanica dice di credere a questa versione «ma non penso dica tutto. Il processo non ha risposto a troppe domande. I carabinieri, ne sono convinto, mi hanno nascosto molte cose. Non è un caso che il papà di Carlo, Giuliano, ha sempre cercato nuove prove, testimonianze». «Non penso sia stato il proiettile della mia pistola a uccidere, una scheggia sotto un occhio non può ammazzare una persona. Carlo respirava ancora quando è crollato a terra, lo hanno tramortito dopo», aggiunge poi Placanica. Oggi dice di essere contrario alle armi. «Vivo con la pensione di invalidità, ma non arrivo alla fine del mese – rivela ancora l’ex carabiniere catanzarese – Vorrei un’occupazione e non mi vergogno a chiedere un aiuto. sono in cura al Centro di salute mentale di Catanzaro. Sento voci, forse lo sparo del G8 è partito troppo vicino al mio orecchio. Oggi – conclude Placanica – ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero. Sono stato torturato da troppe persone». (c. a.)

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