Il ponte tra Salento e Calabria: così la Dda ricostruisce il canale della cocaina con ambienti della ‘ndrangheta
Viaggi, staffette e incontri segreti nell’inchiesta della Procura di Lecce che indica negli ambienti della criminalità tra Reggio Calabria e Vibo Valentia il riferimento per i rifornimenti

Il ruolo della Calabria come principale canale di approvvigionamento della cocaina destinata al mercato salentino è uno degli elementi centrali dell’operazione “Whisper”, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che il 10 luglio ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari tra Puglia, Basilicata, Lazio e Calabria.
Le 923 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Valeria Fedele delineano non tanto un’organizzazione isolata quanto una rete criminale fondata su canali di approvvigionamento distinti: l’eroina, secondo gli inquirenti, arrivava attraverso un gruppo di cittadini albanesi attivo tra Policoro e Scanzano Jonico; la cocaina, invece, sarebbe stata acquistata tramite contatti ritenuti riconducibili ad ambienti della ‘ndrangheta operanti tra le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia.
La filiera calabrese della cocaina
Su questo versante emerge la figura di Davide Corlianò, 45 anni, leccese, indicato come il referente incaricato da Alessandro Greco, ritenuto il promotore del sodalizio, di gestire il canale della cocaina. Al suo fianco compare Giuseppe Ambrogio Condina, 35 anni, originario di Mongiana, nel Vibonese, unico calabrese raggiunto dalla misura cautelare. Per la Dda era il referente sul territorio calabrese, incaricato di mantenere i rapporti con i fornitori e organizzare gli incontri per le consegne.
L’ordinanza inserisce inoltre Condina in un contesto investigativo più ampio, richiamando gli esiti di precedenti indagini della Dda di Catanzaro, tra cui l’operazione “Habanero”, che lo indicano come soggetto ritenuto vicino alla famiglia Maiolo, storica articolazione della ‘ndrangheta operante tra Dasà, Acquaro e Gerocarne. Un richiamo utilizzato dal gip per delineare il contesto nel quale, secondo l’accusa, sarebbero maturati i rapporti con il gruppo salentino, senza attribuire ulteriori responsabilità rispetto a quelle contestate in questo procedimento.

Le trasferte, le staffette e i debiti con «i calabresi»
Gli approvvigionamenti, secondo la ricostruzione accusatoria, seguivano uno schema consolidato. Ogni trasferta in Calabria veniva pianificata nei dettagli: auto utilizzate come staffetta, denaro suddiviso tra più persone e, quando possibile, trasportato da soggetti incensurati per ridurre il rischio di controlli.
Le intercettazioni restituiscono il livello di organizzazione attribuito al gruppo. In una conversazione, Condina suggerisce a Corlianò di utilizzare due auto e incontrarsi lungo il tragitto: «Ci dobbiamo incontrare a metà strada e lui se ne viene dietro di te». In un’altra telefonata i due valutano perfino di affidare il trasporto del denaro al genero di Alessandro Serino, incensurato, così da destare meno sospetti durante il viaggio.
Tra gli episodi ritenuti più significativi figura la trasferta del 26 giugno 2023. Attraverso servizi di osservazione, attività tecniche e analisi delle celle telefoniche, gli investigatori seguono gli spostamenti di Corlianò e Alessandro Serino, partiti dal Salento a bordo di due vetture distinte e diretti in Calabria. Secondo la Dda, i due incontrano Condina in provincia di Cosenza per ritirare almeno due chilogrammi di cocaina destinati alle piazze di spaccio salentine, facendo poi rientro in Puglia poche ore dopo.
La documentazione investigativa descrive un sistema collaudato: appuntamenti fissati solo all’ultimo momento, percorsi modificati frequentemente e conversazioni quasi mai esplicite, con fornitori indicati attraverso soprannomi o espressioni allusive e pagamenti mascherati da linguaggio convenzionale.
Emblematico anche il contenuto di un’altra intercettazione. Preoccupato per le esposizioni economiche accumulate, Corlianò afferma: «I calabresi stanno rompendo i coglioni», riferendosi ai solleciti per il pagamento di debiti che, secondo gli investigatori, avrebbero raggiunto diverse centinaia di migliaia di euro. Un passaggio che restituisce la dimensione economica del traffico ipotizzato e il rapporto fiduciario che avrebbe consentito forniture anche in presenza di pagamenti non ancora saldati.
L’incontro a Lecce e la rottura nel gruppo
Un ulteriore tassello arriva dal 24 luglio 2023, quando Condina raggiunge Lecce insieme a Francesco Maiolo, indicato dagli investigatori come uno dei referenti del canale della cocaina. I due vengono monitorati fino all’incontro con Corlianò nei pressi del Bar Jason, episodio che, secondo la Dda, conferma i rapporti diretti tra il gruppo salentino e i fornitori calabresi. Anche in questa circostanza le intercettazioni documentano le difficoltà nel reperire rapidamente il denaro necessario a saldare i debiti con «i calabresi».
Secondo la ricostruzione accusatoria, Corlianò avrebbe mantenuto questo ruolo fino all’estate del 2023, quando i contrasti con Emiliana Sinistro, moglie di Greco, divenuta sempre più centrale nella gestione dell’organizzazione dopo la detenzione del marito, avrebbero provocato la sua estromissione. Da quel momento avrebbe proseguito autonomamente l’attività di narcotraffico, rifornendosi attraverso altri canali fino all’arresto, nel marzo 2024, nell’ambito di un diverso procedimento conclusosi con una condanna in primo grado all’esito del rito abbreviato.
L’ultimo elemento evidenziato dall’ordinanza riguarda proprio Alessandro Greco. Pur detenuto dal novembre 2022, avrebbe continuato, secondo la Dda, a impartire direttive all’esterno attraverso colloqui in carcere, messaggi sussurrati, gesti convenzionali e brevi conversazioni durante le videochiamate autorizzate. Proprio da quei “bisbigli” prende il nome l’operazione “Whisper”. (f.v.)
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