Non solo affiliati, la nuova microcriminalità che nasce all’ombra della ‘ndrangheta
Risse, coltelli, profili social che inneggiano alla violenza e all’odio verso le forze dell’ordine. In Calabria il confine tra baby gang e cosche resta sottile
Sono figli di una cultura mafiosa, cresciuti con la violenza come unica alternativa per risolvere anche le più “futili” questioni. Uno “sguardo” sbagliato, un fraintendimento, fino alla volontà di “marcare” il territorio all’inseguimento di un illusorio potere criminale. La microcriminalità, fatta di baby gang, coltelli e spaccio, cresce all’inverosimile in Italia e, di conseguenza, in Calabria. Solo ieri si è conclusa una vasta operazione della polizia contro la criminalità giovanile e i numeri dimostrano un fenomeno sempre più allarmante: 539 arresti e quasi mille denunce, per i più svariati reati dalla rissa all’estorsione, dalla droga alla rapina. Non mancano neanche le armi, coltelli e addirittura un “nunchaku”.
Microcriminalità e ‘ndrangheta
In Calabria il confine tra microcriminalità giovanile e criminalità organizzata è sottile e spesso sono molti “eredi” di famiglie ‘ndranghetiste a trovarsi coinvolti in risse, aggressioni o reati minori. In altri casi sono giovani che da semplici episodi di malamovida si ritrovano risucchiati all’interno di dinamiche criminali ben più profonde e complesse. Quasi come se la microcriminalità fosse un’anticamera della ‘ndrangheta. Lo mette nero su bianco anche il rapporto (Dis)armati, realizzato dal Polo di ricerca di Save the Children e pubblicato nelle scorse settimane: la Calabria viene individuata tra le aree più critiche d’Italia per il coinvolgimento di minorenni in reati di stampo mafioso. Circa lo 0,07% tra i 14 e i 17 anni ogni mille abitanti, mentre lo 0,04% addirittura coinvolto per reati d’omicidio. Si tratta dell’incidenza più alta per minori indagati per mafia. Non va meglio con i dati relativi a risse, rapine o lesioni personali, che confermano un trend in aumento: a Reggio Calabria sono 25 i minori segnalati per lesioni personali nel 2024, 16 per rapine, in crescita rispetto agli anni precedenti. Negli ultimi giorni Carabinieri e Polizia sono dovuti intervenire in più località, frequentate per la movida, per sedare risse nate tra giovani. A Tropea il questore ha emesso cinque fogli di via, provvedimento simile a quello preso per i giovani coinvolti a Bagnara.
“Nuove leve” e violenza sui social
Che la criminalità giovanile faccia da trampolino di lancio per la ‘ndrangheta lo testimoniano anche le recenti inchieste. Da quelle della Dda di Reggio Calabria (l’ultima scattata pochi giorni fa contro le storiche cosche) a quelle della Dda di Catanzaro: giovani vicini a clan e famiglie che impongono violenza e sopraffazione per le strade, le cosiddette “nuove leve” che crescono all’ombra di boss e referenti maturando esperienza “sul campo”. Una situazione che si riflette anche sui social: nel blitz della Polizia contro la criminalità giovanile, sono 973 i profili social individuati mentre inneggiavano all’odio nei confronti delle forze dell’ordine. L’uso sconsiderato delle piattaforme è evidente, soprattutto, in Calabria, dove sono sempre più frequenti profili Tiktok con richiami a simboli mafiosi, commenti inneggianti a boss e detenuti. Non è un caso che proprio dalla Calabria sia nato il progetto Liberi di Scegliere, di recente approvato all’unanimità in Parlamento: un’iniziativa per “liberare” i giovani che crescono in contesti dove, oltre al cognome, la violenza ‘ndranghetista si trasmette per eredità. (m.russo@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
