Traffico illecito di rifiuti e legami con la ‘ndrangheta: 8 arresti
Collegamenti con le cosche Morabito-Palamara-Bruzzaniti e Iamonte
VERBANIA Circa 12mila tonnellate di rifiuti inerti e più di 500 tonnellate di terre da scavo contaminate da idrocarburi e Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici), sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene, smaltite illecitamente per un risparmio di circa 300mila euro sui costi di smaltimento e un’evasione dell’ecotassa regionale per ulteriori 350mila euro. Queste le cifre del traffico illecito di rifiuti scoperto dai Carabinieri del nucleo investigativo e del gruppo Forestale di Verbania nell’ambito dell’indagine denominata “Terre Pulite”, culminata oggi nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Torino nei confronti di 8 persone (una delle quali già detenuta per altra causa) principalmente attive nelle province del Verbano-Cusio-Ossola e di Novara. I reati contestati sono estorsione aggravata con il metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie, trasferimento fraudolento di valori, usura aggravata, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. Le indagini, coordinate dalla Dda di Torino, hanno tratto origine dall’analisi sulla gestione dei rifiuti (terre e rocce di scavo) di un sito cantieristico nel comune di Verbania. Al centro dell’attività illecita è stato identificato un 50enne residente a Meina (Novara), rispetto al quale sono emersi collegamenti con la cosca di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti originaria di Africo (Reggio Calabria) ma con rilevanti proiezioni nel Nord Italia, e con soggetti vicini alla cosca Iamonte. Sono stati acquisiti inoltre importanti elementi per sostenere che ricorresse al metodo mafioso per la soluzione delle controversie e che le sue condotte abbiano determinato sul territorio intimidazione e omertà.
Le indagini hanno permesso di ricostruire l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti nel settore del movimento terra che ha riguardato principalmente, ma non solo, un terreno a Paruzzaro (Novara), storicamente devoluto ad area industriale dove erano da tempo smaltiti illegalmente ingenti quantitativi di rifiuti provenienti da numerosi cantieri edili delle province di Verbania e Novara. Questa operazione garantiva all’organizzazione un illecito doppio profitto: da un lato lo smaltimento avveniva tramite interramento a prezzi scontati del 40-50% rispetto a quelli di mercato, dall’altro la “terra-rifiuto” veniva rivenduta come materiale inerte di reimpiego. I profitti erano conseguiti “in nero”. Per simulare la regolarità ambientale dell’operazione, il gruppo faceva uso sistematico di Formulari Identificativi dei Rifiuti (Fir) e di documenti di trasporto mendaci. Complessivamente, le aziende riconducibili agli indagati avrebbero smaltito illecitamente circa 12mila tonnellate di rifiuti inerti e più di 500 tonnellate di terre da scavo contaminate da idrocarburi e Ipa. Inoltre la terra veniva rivenduta a terzi pur essendo formalmente classificata come rifiuto e in totale assenza di analisi chimiche. Il traffico illecito di rifiuti è stato organizzato attraverso dipendenti e mezzi di alcune società, formalmente intestate a prestanome ma gestite di fatto dal principale indagato, le cui risorse venivano gradualmente trasferite a una holding con sede legale a Milano, anch’essa intestata a prestanome ma riferibile al 50enne, da cui i fondi erano poi fraudolentemente reindirizzati verso una società svizzera.
È stata inoltre ricostruita un’estorsione aggravata, posta in essere con metodo mafioso e il richiamo intimidatorio alla ‘ndrangheta ai danni di un imprenditore novarese con l’obiettivo, non raggiunto, di acquisire il controllo indiretto della società, imponendo tra l’altro l’assunzione a tempo indeterminato di un tecnico della gestione finanziaria di fiducia. L’imprenditore sarebbe stato costretto a farsi carico degli oneri assunti in passato, per la somma di 1,3 milioni di euro, da uno degli indagati per l’acquisto della villa signorile con piscina in cui risiedeva. Infine, un ristoratore dell’Aronese in difficoltà finanziarie sarebbe stato costretto a versare, a fronte di un prestito in contanti di 25mila euro per urgenti lavori di ristrutturazione nel proprio locale, la somma di 30mila euro in soli 6 mesi, al tasso usuraio del 34%. Al termine dell’operazione, alla quale hanno partecipato circa 80 carabinieri, gli indagati sono stati portati nelle carceri di Verbania, Torino, Novara, Vercelli e Biella ed è stato eseguito il sequestro preventivo ai fini della confisca di 4 società, riconducibili agli indagati, nonché del terreno a Paruzzaro.
