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la lente di emiliano

Lorica, il turismo cambia lingua

Accenti stranieri, locali affollati e attività sold out, la perla della Sila mostra evidenti segnali di crescita

Pubblicato il: 24/07/2026 – 13:09
di Emiliano Morrone
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«Lorica si è movimentata da tempo», dice uno storico imprenditore che continua a investire in questa perla montana del Cosentino. Non lo vede chi non ci va o vuole tenere gli occhi chiusi. La scorsa domenica 19 luglio, Lorica è stata meta di numerosi visitatori. La novità è che, oltre alle parlate locali aperte o chiuse, si sentivano accenti dell’Alto Adige, della Spagna, della Francia e di altri Paesi europei. In giro si captava pure qualche frase in portoghese d’oltre Atlantico. Non solo, si vedevano perfino volti orientali: giapponesi, coreani e forse tailandesi. È stato un caso isolato, si è trattato di figli di emigrati silani e loro congiunti, del solito mordi e fuggi del posto, di un colpo di fortuna o di una tendenza inedita da sondare? Francesco Aiello, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Economia Statistica e Finanza dell’Università della Calabria, è forse lo studioso che ha più esaminato negli anni l’andamento del turismo e il relativo impatto economico a Lorica e nella Sila in generale. Potrebbe dunque offrirci un quadro del fenomeno; chiarire se sia in atto un principio d’internazionalizzazione territoriale e dettagliarne le cause; spiegare se c’entri in qualche modo la fama crescente della lontana Tropea, che attira in Calabria presenze da ogni parte del mondo; se il merito vada altresì ricondotto al lavoro silenzioso, per migliorare la qualità e varietà dell’offerta, compiuto dagli addetti locali all’industria dell’ospitalità; se le ragioni discendano pure dalla costante promozione pubblica e privata del posto, dalla sua trasformazione organizzativa e insieme estetica, da ultimo con il rinnovato lungolago e un pontile spettacolare, entrambi da inaugurare, che contiene una piscina lacustre e valorizza la bellezza dell’Arvo.
Nel cuore di Lorica il colpo d’occhio è stato notevole, il 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio: l’area dei parcheggi di fronte al lago inondata di persone, tra cui numerosi stranieri; ristoranti, bar, alberghi, B&B e pub presi d’assalto, come si dice con un termine da guerra di posizione; il battello sull’Arvo sempre colmo, come confermato dal giovane gestore Luca Lico, e uguale per la cabinovia, per il bob e altre attività sportive. Sarà stato il caldo torrido, la voglia di evadere dai centri urbani svuotati e desolanti, il bisogno di respirare o l’urgenza di scappare dall’aria infuocata giunta dall’Africa, immobile come le nubi d’incenso o il polline aleggiante del pino a giugno inoltrato? Solo difesa disperata dall’afa, oppure anche il desiderio di vivere un’esperienza di montagna meridionale, tipica, alle pendici del monte Botte Donato, dalla cui sommità si scorge l’Etna, che lancia quando vuole segnali di fumo fra lapilli e lava? Nonostante i 30 gradi e più della sera, domenica scorsa, a Lorica, anziani, adulti e bimbi erano in una fila interminabile, fra “La terrazza sull’Arvo” e “Il Brillo parlante”, per gustare panini e salsiccia, caciocavallo arrostito, patatine e salumi locali. Come più sopra, di fronte alla fontana d’acqua fresca lungo la Statale, dallo “Zio Thomas”. Se al cuor non si comanda, con la gola non si può essere proibizionisti. Insomma, le tipicità della Sila dal gusto forte e impegnativo hanno vinto sul peso del bollore del momento, sulla violenza silenziosa del cambiamento climatico, sulle manie estive del freddo: gelati, ghiaccioli, granite e bibite rinfrescanti. È l’aria del posto, che, seppure riscaldata dallo scirocco, dal khamsin, dall’ostro, dal favonio o da altro vento, dà sollievo e appetito, conforto e sicurezza, felicità e voglia di vivere. È il segreto di questa montagna, che già negli anni Settanta avevano a poca distanza intuito Pietro Secreti, allora sindaco di Cotronei (Kr), e l’imprenditore Domenico Palumbo (leggi anche qui).
Sila è salute, che, infatti, per come definita dall’Organizzazione mondiale della sanità, è «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità». Aria pulita, pace interiore, pienezza d’animo, cuore nell’accoglienza e nel trattamento dell’ospite, profumi, colori e sapori dell’altopiano, aromi, essenze, effluvi, cibi naturali e vita più quieta e umana sono elementi alla base della salute. Lo capirono nei decenni passati sulla sponda catanzarese, oggi crotonese, dell’Ampollino. Allora fondarono cliniche di cui c’era bisogno, oggi attrezzate, convenzionate e rinomate. Anche presso il lago Arvo è possibile lo stesso ragionamento e lavorare su natura, cultura e salute, profittando della presenza e del valore del Parco nazionale della Sila, dell’istituzione della facoltà di Medicina nella poco distante Università della Calabria, della possibilità di praticare diversi sport, sperimentare condizioni ideali di salute e studiare sul campo i suoi determinanti. In parallelo, bisogna cambiare la mentalità nell’ambito politico-amministrativo. Basta con i piagnistei, le questue, l’assistenzialismo, il senso di marginalità, d’isolamento, d’inferiorità e d’impossibilità di crescere collettivamente. Occorre abbandonare i campanilismi comunali, assommare le forze e risorse e puntare allo sviluppo della Sila quale ecosistema della salute e del benessere, come raccomanda lo stesso Secreti e ripete spesso l’imprenditore del gusto Maurizio Campanaro. Magari, riunendo le energie, le intelligenze e le volontà, si può coinvolgere qualche mecenate illuminato, amico o meno dell’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta, il quale vorrebbe promuovere le potenzialità della Calabria (leggi qui), che voglia fare di Lorica, Villaggio Palumbo e Camigliatello un polo di sport, salute, cultura e riscoperta di sé stessi. (redazione@corrierecal.it)

La rubrica “La lente di Emiliano” si fermerà da venerdì 31 luglio al prossimo venerdì 4 settembre. Riprenderà, quindi, il prossimo venerdì 11 settembre.

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