Screening oncologici 2025: più di un italiano su 2 non aderisce. Resta il divario Nord-Sud
I dati dell’Osservatorio nazionale. Migliora la mammografia e frena lo screening cervicale
ROMA Sono oltre 17,7 milioni i cittadini invitati nel 2025 ai programmi di screening oncologico organizzati dal Servizio sanitario nazionale e più di 7,5 milioni quelli che hanno aderito ai controlli. Rispetto al 2024 cresce la copertura dei programmi per il tumore della mammella e del colon-retto, mentre arretra quella per il tumore della cervice uterina. Restano inoltre profonde le differenze territoriali: il Nord conferma i risultati migliori, ma il Sud e le Isole proseguono il percorso di recupero, soprattutto nella prevenzione del tumore della mammella. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Osservatorio nazionale screening, basato sugli inviti effettuati nel corso del 2025 e sulle adesioni rilevate fino al 30 aprile 2026 nell’ambito del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Nel complesso, considerando sia la popolazione nelle fasce d’età previste dai Lea sia quella interessata dall’estensione dei programmi mammografici (45-49 e 70-74 anni) e colorettali (70-74 anni), gli inviti hanno raggiunto 17.717.331 persone, mentre 7.514.527 hanno effettuato il test. Limitando l’analisi alla popolazione rientrante nei Lea, gli inviti sono stati 15.976.679 e le adesioni 6.565.821. Il rapporto ricorda inoltre che, sebbene l’estensione delle fasce di età per gli screening mammografico e colorettale non sia ancora compresa nei Lea, diverse Regioni l’hanno già introdotta, in tutto o in parte, in attuazione del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 e del Piano oncologico nazionale 2023-2027. L’indicatore del Nuovo sistema di garanzia (NSG p15C), che sintetizza la capacità di offerta del Servizio sanitario e la partecipazione dei cittadini, mostra un miglioramento della copertura per lo screening mammografico, che raggiunge il 53,1%, e una lieve crescita per quello colorettale, al 34,9%. In controtendenza lo screening cervicale, che scende al 48,4%, con una flessione di 2,6 punti percentuali rispetto al 2024. Persistono infine marcate differenze territoriali. Le Regioni del Nord mantengono i livelli di copertura più elevati, il Centro registra variazioni contenute, mentre il Sud e le Isole, pur restando al di sotto della media nazionale, continuano a migliorare, con un incremento di quasi il 6% nello screening mammografico rispetto all’anno precedente. Un segnale che conferma il progressivo rafforzamento dell’offerta e della partecipazione ai programmi di prevenzione nelle aree storicamente più svantaggiate, anche se il divario con il resto del Paese resta ancora significativo. (Tratto da “Quotidiano Sanità”)
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