Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 11:50
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

gli interrogativi

Morte di Mohamed Bessioud, il caso finisce in Parlamento

La senatrice Ilaria Cucchi presenta una interrogazione al ministro della difesa. «I carabinieri hanno disposto accertamenti?»

Pubblicato il: 01/08/2026 – 11:04
di Fabio Benincasa
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

COSENZA Il caso della morte di Mohamed Amin Bessioud finisce in Parlamento. E’ la senatrice Ilaria Cucchi ad intervenire con una interrogazione al ministro della difesa Guido Crosetto. Il 25enne cosentino, di origini tuinisine, è morto dopo essersi lanciato dal balcone al terzo piano di un appartamento che condivideva con la madre e la sorella più piccola durante una operazione di polizia giudiziaria.

Ilaria-Cucchi
La senatrice Ilaria Cucchi

L’interrogazione

La senatrice Cucchi, ripercorre la vicenda partendo dale dichiarazioni rilasciate dalla madre – anche ai nostri microfoni (QUI IL VIDEO). «La madre avrebbe riferito di essere rientrata a casa intorno all’ora di pranzo e di aver trovato i carabinieri nella stanza del figlio; sempre secondo quanto riportato dalla stampa, i militari avrebbero chiuso la porta della stanza al suo ingresso, impedendole di interagire con il ragazzo, nonostante fosse l’unica persona in grado di calmarlo; sembrerebbe infatti che Bessioud soffrisse di una forma di depressione, e secondo quanto riferito dalla fidanzata ai giornali, il suo stato di malessere sarebbe iniziato dopo un periodo trascorso in carcere». Nell’interrogazione, Cucchi fa riferimento al malessere patito dal giovane. «La famiglia avrebbe riferito inoltre che Bessioud avesse già tentato il suicidio diverse volte. L’ultimo episodio, risalente al mese di marzo, sarebbe avvenuto in occasione di una perquisizione domiciliare, nel corso della quale, secondo quanto denunciato dai familiari, il giovane sarebbe stato trascinato sul pavimento dai carabinieri. Inoltre la famiglia avrebbe affermato che Bessioud si sentisse perseguitato da due carabinieri, uno dei quali si sarebbe accanito particolarmente contro di lui». Sul punto, i legali del brigadiere Luca restaneo accusato di avere responsabilità sulla morte del 25enne, hanno inviato una missiva per respingere le accuse. «Il Brigadiere Luca Restaneo – non si comprende sulla base di quali ragioni – è stato espressamente ritenuto responsabile del decesso del Mohamed Amin Bessioud e in ragione di ciò, in molteplici articoli di stampa veniva accusato di ogni tipo di nefandezza e appellato nei modi più offensivi e ignominiosi», scrivono i legali. 

Le indagini

La procura della Repubblica di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla, ha aperto un’indagine sui fatti e sarà necessario attendere gli esiti degli accertamenti per verificare l’eventuale sussistenza di eventuali responsabilità. Come ricorda Cucchi, «l’articolo 13 della Costituzione stabilisce che è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà; la Repubblica, come stabilito dall’articolo 32 della Costituzione, tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, tale diritto comprende anche la dimensione psichica e psicologica». Secondo la senatrice, «nelle attività di controllo e di esecuzione di misure restrittive nei confronti di persone affette da disturbi psichici o in condizioni di particolare fragilità, appare necessario adottare specifiche cautele operative, anche al fine di prevenire condotte autolesive o suicidarie; considerato altresì che appare opportuno verificare se il personale impiegato in tali interventi abbia ricevuto un’adeguata formazione per la gestione di persone in condizioni di vulnerabilità psichica e se siano previsti specifici protocolli operativi».

La richiesta

La senatrice chiede al Ministro, «se il comando dell’Arma dei Carabinieri abbia disposto accertamenti interni o verifiche ispettive sui fatti e quale sia lo stato dei procedimenti; se esistano protocolli operativi specifici per la gestione di controlli e perquisizioni nei confronti di persone con accertati disturbi psichici o in condizioni di particolare vulnerabilità e quali siano i principali contenuti degli stessi; se non ritenga opportuno promuovere o rafforzare specifiche linee guida e percorsi di formazione per il personale dell’Arma chiamato a operare nei confronti di persone con disturbi psichici o in condizioni di particolare fragilità, anche al fine di prevenire eventi autolesivi e garantire il pieno rispetto della dignità e dell’integrità della persona». (f.benincasa@corrierecal.it)


LEGGI ANCHE

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x