ll sorriso di Momo nei ricordi di Malek e Nina: «Sognava una vita semplice, dopo la morte del padre si è spento qualcosa»
Le testimonianze al Corriere della Calabria della cugina e della fidanzata restituiscono il ritratto di un ragazzo genuino, appassionato di calcio, animali e motori
COSENZA I ricordi sono nitidi, i sorrisi appena accennati, gli sguardi ogni tanto si perdono nel vuoto quando Malek Bessioud torna indietro nel tempo e i flashback restituiscono attimi di gioia e momenti di innocente spensieratezza. La 26enne è la cugina di Mohamed Amin Bessioud, da tutti conosciuto come Momo, morto ieri a Cosenza all’età di 25 anni dopo essersi gettato dal terzo piano di uno stabile dove viveva insieme a sua madre e sua sorella. L’altra sorella, la più grande, vive in Francia. Il papà di Momo, invece, è morto qualche anno fa e da quel momento la vita del giovane si è spezzata, la luce ha lasciato spazio all’oblio. Una strada senza ritorno imboccata quando ancora hai tutta una vita davanti. Sulla sua morte, come ampiamente anticipato, proseguono le indagini della procura di Cosenza guidata da Vincenzo Capomolla. Il legale della famiglia Bessioud, l’avvocato Osvaldo Rocca, questa mattina si è recato in procura: il fascicolo di indagine è nelle mani del sostiuto procuratore di Cosenza, Marco Mattia, che nelle prossime ore disporrà l’esecuzione dell’autopsia sul corpo del 25enne. Tanti i nodi ancora da sciogliere.
I ricordi di Malek
Malek racconta al Corriere della Calabria del suo stretto legame con Momo. «Siamo cresciuti insieme. Lui era molto attaccato a me, mi considerava come un fratello maggiore, quello che non ha mai avuto. Sono sempre stata un maschiaccio ed ho sempre desiderato avere un fratello, che avevo trovato in lui». Malek come Mohamed, è nata in Italia. «Lui è rimasto qui, io dieci anni sono tornata in Tunisia». Chi era Momo? «Un ragazzo solare. Ha frequentato le scuole, giocava a calcio, era pieno di vita e di passioni: adorava le auto ed era appassionato di animali. Aveva un pitbull e un pappagallo». E poi, «era timido, un ragazzo genuino». Poi qualcosa accade, il sorriso lascia spazio ad un’espressione cupa. «Era molto legato al padre, era il suo più grande sostenitore, era spettatore di qualsiasi partita di calcio. Un padre sempre presente, quando è morto si è spento qualcosa nella sua vita».
I tormenti
Gli anni passano, Malek e Momo si frequentano meno presi dallo studio e dal lavoro. Mohamed nel frattempo conosce Nina: diventerà la sua fidanzata. Anche lei suggerisce un ricordo al Corriere della Calabria. «Sognavamo di vivere insieme, io e lui nella nostra casa con un giardino e tanti animali». Ma accanto al desiderio manifestato di una vita semplice, Momo era «tormentato» – così come aveva sottolienato ai nostri microfoni la madre Nabila – dai controlli delle forze dell’ordine. Nina conferma. «Alcune notti non riusciva nemmeno a dormire, sentiva il suono di una sirena di un’ambulanza e pensava che qualcuno potesse bussare alla sua porta». Un malessere latente, un disagio palese che aveva spinto i familari a chiedere aiuto. «E’ andato al centro di salute mentale, la mamma aveva chiesto aiuto e – tramite l’avvocato – avevano fissato una vista psichiatrica», confessa Nina. Nulla è servito purtroppo ad evitare il triste epilogo. Restano solo tante domande, molte delle quali resteranno probabilmente senza risposta.
Quei momenti felici
Torniamo ai momenti felici. Malek ricorda alcuni giochi che da piccola faceva insieme a Momo, «davamo la caccia alle lucertole. Abitava in un posto circondato da prati e ci piaceva correre». Ed ancora, «Vicino casa di Mohamed c’era un fiume, andavamo a pescare e poi portavamo i pesci a casa e li liberavamo nella vasca da bagno, speravamo di poterli tenere con noi come se fossero dei pesci rossi. Ci divertivamo con poco, sorridevamo sempre». (f.benincasa@corrierecal.it)
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