Corruzione, il dossier Anac: boom di affidamenti sotto soglia
Il rapporto – pubblicato dal CorSera – rivela che l’illecito più comune riguarda i bandi su misura
ROMA Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) ha tracciato il bilancio sulla corruzione negli appalti pubblici in Italia nel rapporto «Corruzione e appalti in Italia: analisi gennaio 2020 – maggio 2026». I dati emersi delineano una geografia precisa del fenomeno: la corruzione coinvolge prevalentemente uomini e imprese di medie e grandi dimensioni, viaggia a una media di due rinvii a giudizio al mese e si concentra in misura maggiore sui funzionari e tecnici comunali rispetto agli organi elettivi. Un ruolo centrale è ricoperto dall’uso estensivo degli affidamenti diretti posizionati subito al di sotto delle soglie di legge.
Prevenzione e procedimenti penali
Come sottolinea la ricostruzione del Corriere della Sera, l’attività dell’Anac si divide tra la prevenzione e il monitoraggio penale. L’Anac ha erogato 5.773 pareri alle amministrazioni pubbliche su 1.687 affidamenti di opere e servizi, per un valore totale superiore ai 2,5 miliardi di euro. A questi si aggiungono 72 misure straordinarie di gestione ex post, pensate per consentire la prosecuzione dei contratti nell’interesse pubblico sotto un regime di legalità controllata.
Tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026, le comunicazioni inviate alla Guardia di Finanza presso l’Anac conteggiano 141 procedimenti penali istruiti da 100 Procure. Le indagini hanno coinvolto 944 imputati, 490 imprese e 212 stazioni appaltanti, interessando 530 contratti o concessioni per un valore stimato di 2,9 miliardi di euro. Le Procure maggiormente attive sul fronte dei procedimenti risultano quelle di Roma (10 casi), Napoli, Catania e Messina (8 casi ciascuna), Milano e Benevento (7 casi), e Palermo (6 casi).
Mappa geografica della corruzione
In termini assoluti e percentuali sui procedimenti avviati, la Sicilia guida la classifica con il 24% dei procedimenti totali (5,4 casi per milione di abitanti), seguita dalla Campania con il 18% (4,5 casi per milione), la Lombardia con il 10,4% (1,1 casi per milione), il Lazio con il 9,6% (1,6 casi per milione) e la Puglia con l’8,1% (2,6 casi per milione). Si evidenziano anche l’Abruzzo con 4,7 casi per milione, il Piemonte con 1,9 e l’Emilia-Romagna con 1,1. Regioni come Veneto, Sardegna, Basilicata, Marche, Molise e Valle d’Aosta hanno registrato un numero di procedimenti nullo o limitato a un singolo caso.
La soglia degli affidamenti diretti
Il reato più frequente riscontrato nell’indagine non è la corruzione diretta (22%) né la concussione (1%), bensì l’accordo preventivo tra le parti. Nel 28% dei casi si tratta infatti di turbativa d’asta o turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, ovvero l’alterazione dei bandi di gara stilati su misura per un determinato concorrente.
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