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LA CACCIA DIGITALE

’Ndrangheta, dall’officina ai cavalli e al mare in Calabria: i frammenti di vita quotidiana che tradirono “Nedved”

L’identità dietro l’account Sky Ecc J11XZW ricostruita con gli indizi disseminati nelle chat: i lavori artigianali, il centro ippico frequentato dalla figlia e il viaggio dalla Locride verso Torino

Pubblicato il: 03/08/2026 – 19:05
di Giorgio Curcio
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TORINO Non un nome scritto nelle chat, né la fotografia di un documento d’identità. A tradire l’uomo che si nascondeva dietro l’account criptato J11XZW sarebbero stati dettagli molto più comuni: un’officina, alcuni attrezzi sopra un banco di legno, degli appendiabiti da realizzare per un cliente, una porta blindata ancora priva del telaio e una fotografia scattata tra i cavalli. Frammenti di vita privata e lavorativa disseminati nelle conversazioni su Sky Ecc. Indizi apparentemente insignificanti che, incrociati con le celle telefoniche, gli spostamenti e gli accertamenti sul territorio, avrebbero condotto gli investigatori a Vincenzo Sainato, nato a New York nel 1977 e residente a Torino. Nelle chat avrebbe utilizzato il soprannome “Nedved”. Ma sarebbe stata la sua quotidianità, molto più delle comunicazioni riservate, a lasciare la firma necessaria per identificarlo.



L’uomo di Torino dietro il codice J11XZW

Il primo perimetro tracciato dagli investigatori era ancora piuttosto ampio. L’utilizzatore del criptofonino sembrava muoversi prevalentemente a Torino, come indicavano le celle agganciate dal dispositivo, concentrate nel capoluogo piemontese e, in un’occasione, nella zona di via Susa. Dalle conversazioni personali emergeva poi il profilo di un uomo con tre figli. Il 28 novembre 2020, giustificando il ritardo nel rispondere a un interlocutore, scriveva: «Scusa che ero con figli e tutte e 3 mi mandano al manicomio». Subito dopo spiegava che i ragazzi dovevano acquistare un regalo per la madre. Qualche giorno più tardi lasciava intendere che uno dei figli fosse un maschio, impegnato a giocare a Fortnite. Particolari di nessun rilievo per il contenuto delle conversazioni, ma utili a restringere progressivamente il numero delle persone compatibili con quel profilo.

«Sto mettendo a posto delle carte qui in officina»

Un altro indizio arrivava dal lavoro. Il 24 agosto 2020, rispondendo a un messaggio, l’utilizzatore di J11XZW spiegava di trovarsi in un’officina: «Sono qua amico, al giro non c’è nessuno ancora, sto mettendo a posto delle carte qui in officina». L’indicazione geografica fornita dal telefono conduceva ancora una volta a Torino. Ma la parola “officina”, da sola, non era sufficiente a individuare chi si trovasse dietro il codice. A rendere più nitido il quadro sarebbero state le fotografie inviate nelle settimane successive. In una si vedevano attrezzi e materiali sistemati sopra un bancone di legno. L’uomo spiegava di essere impegnato in una lavorazione destinata a un’abitazione privata: «Devo fare degli appendiabiti all’entrata di casa per un cliente». Il riferimento suggeriva una professione artigianale legata alla lavorazione dei metalli, ai serramenti o comunque agli interventi eseguiti su misura.

La porta blindata e il «pronto intervento»

Il 21 dicembre arrivava un’immagine ancora più significativa. La fotografia ritraeva quella che agli investigatori appariva come una porta blindata, non ancora montata all’interno del proprio telaio. Il messaggio che accompagnava lo scatto era breve: «Pronto intervento, ti chiamo fra poco». A quel punto gli accertamenti si concentravano anche sul passato lavorativo delle persone compatibili con gli altri elementi raccolti. Dall’estratto contributivo intestato a Sainato sarebbe emerso che l’uomo aveva lavorato fino al 2005 per una società denominata Euro Serramenti. L’officina, gli attrezzi, gli appendiabiti e la porta blindata trovavano così un possibile punto di contatto con la sua storia professionale. Nessun elemento, preso singolarmente, sarebbe bastato a identificare l’utilizzatore del telefono. Insieme, però, cominciavano a comporre un profilo sempre più preciso.

La fotografia tra i cavalli

La traccia più particolare proveniva dal mondo dell’ippica. Il 17 ottobre 2020, durante una conversazione di carattere personale, l’utilizzatore del criptofonino inviava la fotografia di un capannone con alcuni cavalli. Lo scatto era accompagnato da una frase: «Mi rincuoro con una dei miei figli». Gli investigatori avrebbero confrontato quell’immagine con fotografie disponibili sul web, individuando forti somiglianze con il centro ippico Il Melograno, nell’area torinese. Vennero quindi acquisiti gli elenchi dei soci e dei tesserati relativi agli anni 2019, 2020 e 2021. Tra i nominativi figurava una figlia di Sainato. Gli accertamenti anagrafici confermavano inoltre che l’uomo era padre di tre figli, due femmine e un maschio: esattamente la composizione familiare che sembrava emergere dalle chat.

«Qualche giorno di mare ancora e poi al lavoro»

Restava un altro passaggio da verificare: il legame con la Calabria. Il 13 agosto 2020, J11XZW scriveva: «Qualche giorno di mare ancora e poi al lavoro». L’analisi dei dati generati dal criptofonino collocava in quel momento il dispositivo nella zona di Marina di Gioiosa Ionica, lungo la costa ionica reggina. Anche questo particolare risultava compatibile con gli accertamenti anagrafici svolti su Sainato e sulla sua famiglia, le cui origini venivano ricondotte proprio all’area di Gioiosa Ionica. Quattro giorni più tardi, il 17 agosto, l’utilizzatore del telefono lasciava intendere di essere in viaggio verso il Nord. Durante una conversazione interrompeva lo scambio con una frase: «Va be’, sto in viaggio, ci sentiamo». A quel punto gli investigatori confrontavano i tabulati del dispositivo usato per Sky Ecc con quelli dell’utenza telefonica ordinaria intestata a Sainato. Secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza, i due apparecchi avrebbero seguito spostamenti compatibili lungo lo stesso itinerario: dalla Calabria attraverso diverse località della Penisola, fino al ritorno nell’area piemontese. Le celle non coincidevano sempre negli orari, anche perché il criptofonino produceva esclusivamente traffico dati, ma restituivano una progressione geografica ritenuta sovrapponibile.

La firma lasciata dalla vita quotidiana

Non ci sarebbe stato, dunque, un unico errore capace di svelare l’identità dell’uomo. Nessun nome e cognome scritto per esteso, nessuna ammissione diretta. A dare un volto all’account J11XZW sarebbe stata la somma di una lunga serie di dettagli: la città di Torino, i tre figli, l’officina, gli appendiabiti, la porta blindata, il precedente lavoro nel settore dei serramenti, il centro ippico frequentato dalla figlia e il viaggio estivo dalla Locride verso il Nord. La piattaforma progettata per rendere irriconoscibili i suoi utilizzatori avrebbe finito così per custodire anche gli elementi necessari a identificarne uno. Non attraverso ciò che l’uomo intendeva nascondere, ma attraverso ciò che raccontava senza attribuirgli importanza: il lavoro da terminare, i figli da accompagnare, una giornata trascorsa tra i cavalli e gli ultimi giorni di mare prima del rientro. È in quei frammenti apparentemente innocui che, secondo gli investigatori, si sarebbe nascosta la firma di “Nedved”. (g.curcio@corrierecal.it)

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